“Non c’è alcuna possibilità che questo investimento si fermi finché io sarò qui”. Lo ha assicurato il premier albanese Edi Rama la scorsa settimana in risposta alla ‘rivoluzione dei fenicotteri’, ovvero alle proteste sempre più forti di cittadini a attivisti contro il progetto di un maxi resort di lusso in una laguna naturale costiera protetta. Ma qualche possibilità invece c’è: il proseguimento dei piani turistici rischia di avere conseguenze sul percorso di adesione del Paese nell’Unione europea.
“L’Albania dovrebbe astenersi da azioni che potrebbero compromettere il raggiungimento dei traguardi finali e ci aspettiamo che le autorità albanesi agiscano senza indugio”, ha affermato a Politico un portavoce della Commissione europea interpellato sul tema.
L’allineamento alle norme ambientali europee
Il punto sono le norme ambientali europee, come ha spiegato il portavoce: “Nel processo di adesione all’Ue, come parte delle tappe conclusive per la negoziazione del Capitolo 27 sull’ambiente e i cambiamenti climatici, l’Albania è tenuta ad allinearsi pienamente alla legislazione Ue in questo settore, comprese le Direttive Uccelli e Habitat”.
La Commissione inoltre, ha fatto sapere ancora il portavoce, sollecita Tirana ad abrogare le modifiche alla Legge sulle aree protette effettuata nel 2024, contestate perché aprirebbero la possibilità a interventi edilizi e turistici anche in zone di valore ambientale e naturale, e a “porre fine” alla legge sugli investimenti strategici, che favorirebbe alcuni soggetti.
Anche Il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, in visita in Albania il 2 giugno scorso, ha ribadito a Rama l’importanza del rispetto dello stato di diritto, della trasparenza e dell’ambiente. “Non si tratta solo di tradurre in albanese il diritto comunitario europeo, ma di implementarlo“, ha aggiunto Costa, pur non entrando nel merito della questione.
Rama: “Non c’è ancora un progetto approvato”
Il premier ha replicato che quello di Zvërnec è “un progetto privato” e che le trattative tra soggetti privati per l’acquisto di terreni – che sarebbero già avvenute almeno in parte per l’area interessata – non comportano obblighi di rendicontazione pubblica. “La trasparenza inizia nel momento in cui il progetto entra nella fase di approvazione e prosegue dopo“, ha specificato.
Venerdì, al quinto giorno di proteste, Rama ha aggiunto che “non ci sono richieste da discutere perché non c’è ancora un progetto approvato. Prima dobbiamo avere il progetto, vederlo, poi discuterne, ma non possiamo discutere di qualcosa che non esiste”.
L’Albania è tra i principali candidati all’adesione all’UEe insieme al Montenegro, e il premier si è posto l’obiettivo di entrare a far parte del blocco entro il 2030, con la conclusione dei negoziati tecnici prevista per la fine del 2027.
Il progetto contestato del genero di Donald Trump
Il progetto contestato riguarda la zona di Zvërnec, poco a Nord di Valona, a circa 150 chilometri da Tirana, lungo un tratto di costa occupato in parte dalla laguna di Narta, casa per fenicotteri e tartarughe e tappa fondamentale per gli uccelli migratori. L’iniziativa imprenditoriale prevede hotel, appartamenti, ville di lusso e un porticciolo turistico, più un resort di dimensioni minori sull’isola disabitata di Sazan. I promotori avrebbero già investito circa 200 milioni di dollari per l’acquisto dei terreni, mentre l’operazione rientrerebbe in un investimento molto più ampio, stimato in circa 4 miliardi di dollari.
A promuoverlo sono la figlia di Trump, Ivanka, col marito Jared Kushner e con i fratelli qatarini Moutaz e Ramez Al-Khayyat, gestori del conglomerato Power International Holding. Non un dettaglio. Venerdì scorso Rama, a margine del vertice Ue-Balcani occidentali di Tivat (Montenegro), ha infatti sostenuto: “Se non fosse Jared, non gliene fregherebbe niente di quello che succede in Albania”.
Il premier ha anche denunciato “una guerra ibrida contro l’Albania, attraverso false narrazioni” come quella “secondo cui il progetto è qualcosa di cucinato tra me e Netanyahu attraverso Jared Kushner per intrappolare i palestinesi”. Il riferimento è alla tesi complottista girata in questi giorni secondo cui nel resort dovrebbero confluire palestinesi provenienti da Gaza.
Tirana assicura “una valutazione di impatto ambientale completa e responsabile”
Ma c’è anche un altro punto. Lunedì 1 giugno l’agenzia statale anticorruzione dell’Albania (Spak) ha aperto un’indagine sul progetto, in particolare sulle modifiche allo status di area protetta e alla proprietà dei terreni decise nel 2024, anno in cui Kushner ha presentato i piani per il suo mega-resort.
Dunque, tra le proteste e i moniti di Bruxelles, a questo punto il governo ci va cauto. Il 26 maggio, durante un incontro online con i rappresentanti della Commissione europea, il ministro dell’Ambiente albanese, Sofjan Jaupaj, ha chiarito che Tirana si impegna a garantire che qualsiasi progetto di sviluppo sia sottoposto a “una valutazione di impatto ambientale completa e responsabile, condotta in piena trasparenza e con la consultazione pubblica”. Ha anche specificato che al momento non è stata presentata alcuna proposta progettuale definitiva e che non è stato rilasciato alcun permesso di costruzione, dunque i lavori di costruzione non sono ancora iniziati.
Anche il premier ha sottolineato: “Non c’è alcun progetto e non c’è motivo di preoccuparsi finché non c’è un progetto“.
Rama: “Un dono all’Europa”
Tuttavia, secondo le organizzazioni ambientaliste, mezzi pesanti sono nell’area già da fine aprile, mentre Associated Press e Reuters riportano la presenza in loco di escavatori e macchinari, impegnati in lavori preliminari e recinzioni, da fine maggio: attività che hanno innescato le proteste locali poi esplose a Tirana nei primi giorni di giugno e soprannominate ‘rivoluzione dei fenicotteri’. Ieri i manifestanti si sono di nuovo mobilitati, per il settimo giorno consecutivo: chiedono l’abbandono del progetto e le dimissioni di Rama.
Ma per il primo ministro “l’obiettivo non è sconvolgere la natura, ma realizzare qualcosa di unico che sarà fantastico per gli albanesi, ma sarà anche un dono dell’Albania all’Europa“.
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