La visita di Leone XIV al Congresso dei Deputati ha aperto un capitolo senza precedenti nella storia parlamentare spagnola. Si è trattato di un evento di altissimo rilievo diplomatico e politico: per la prima volta un Papa si è rivolto a una sessione congiunta del Congresso e del Senato. Sebbene Leone XIV sia la suprema autorità della Chiesa cattolica, il suo intervento al Parlamento spagnolo è avvenuto non nella veste di leader religioso, bensì in quella di capo dello Stato della Città del Vaticano.
Dopo la cerimonia di benvenuto e l’esecuzione degli inni del Vaticano e della Spagna da parte della Banda Sinfonica della Polizia Nazionale, il Pontefice è entrato nel Palazzo del Congresso dei Deputati, dove ha salutato i membri degli organi direttivi e i portavoce dei gruppi parlamentari. Nel suo intervento ha dichiarato: «Mi presento davanti a voi come Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa cattolica, consapevole che la missione affidata al Successore dell’apostolo Pietro come principio e fondamento dell’unità dei Vescovi e dei fedeli pone la Santa Sede, in modo particolare, in dialogo con i popoli e con gli Stati».
L’intervento di Leone XIV dinanzi alle Cortes Generali rappresenta un momento di grande rilevanza storica, che assume un significato ancora più profondo alla luce delle sfide poste dall’attuale scenario internazionale. Nel suo discorso, il Papa si è rivolto con chiarezza a coloro che hanno la responsabilità di ordinare giuridicamente la convivenza sociale. Ha posto alcune domande fondamentali: quale concezione della persona umana ispira le leggi? Quale tipo di società contribuiscono a costruire? Ha inoltre messo in guardia dal rischio della «cultura dello scarto», un concetto già richiamato più volte da Papa Francesco.
Il Santo Padre è giunto al Parlamento spagnolo in un contesto internazionale segnato da guerre e crescenti disuguaglianze. Di fronte a queste sfide, ha ricordato come la Spagna disponga di una memoria storica particolarmente ricca. La sua identità geografica e politica si intreccia con una tradizione nella quale fede e ragione, arte e diritto, pensiero e istituzioni hanno saputo incontrarsi in modo fecondo.
Dopo aver citato Don Chisciotte e Santa Teresa d’Avila, il Pontefice ha dedicato alcuni passaggi a Salamanca e al pensiero che vi maturò cinquecento anni fa, quando alcuni maestri «introdussero nel discernimento storico la questione del valore irriducibile di ogni essere umano e dei limiti morali del potere». Ha tuttavia riconosciuto che «la società e la Chiesa stessa non sempre si sono dimostrate all’altezza delle intuizioni che risuonavano all’interno della propria tradizione cristiana».
Richiamando il ruolo dell’Emiciclo parlamentare, luogo in cui si dà forma giuridica alla convivenza sociale e dove le differenze vengono ascoltate e trasformate, quando possibile, in decisioni condivise, Leone XIV ha ricordato come la Spagna abbia saputo guardare all’essere umano come a qualcosa di più di un semplice ingranaggio dell’ordine sociale, economico o politico: una creatura aperta alla verità, dotata di libertà e animata da una sete di eternità che nessuna realtà temporale può colmare.
Difesa della vita
Nel suo discorso il Papa ha posto al centro la dignità della persona umana, affrontando temi quali la vita, la famiglia, il bene comune e l’immigrazione. Richiamando la sua enciclica Magnifica Humanitas, dedicata alle trasformazioni del nostro tempo, ha affermato: «Il nostro discernimento deve concentrarsi sul posto che occupa la persona umana nelle nostre decisioni e su come si prospettano oggi, in modo nuovo, la dignità del lavoro, la solidarietà, la politica sociale e il bene comune».
Con tono fermo ma misurato, Leone XIV ha quindi posto ulteriori interrogativi ai parlamentari: se la vita cessa di essere riconosciuta come valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può definirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri?
A questo proposito ha affermato: «La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana deve essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona».
La legge e il bene comune
Il Pontefice ha definito il bene comune come «la forma sociale della dignità umana». Esso non consiste nella semplice somma di interessi particolari, ma nell’insieme delle condizioni sociali che permettono a persone e comunità di realizzarsi pienamente. Ha quindi avvertito che, quando il bene comune smette di rappresentare un orizzonte condiviso, l’azione pubblica rischia di frammentarsi in interessi di parte incapaci di custodire ciò che appartiene a tutti.
La famiglia, la prima scuola
In questo contesto, Leone XIV ha ribadito l’importanza della famiglia, definendola la prima realtà umana e il fondamento naturale della comunità: «Laddove la famiglia è sostenuta, si rafforza anche la stabilità spirituale e sociale delle nazioni. La famiglia sarà sempre la prima scuola di umanità, dove si impara, prima che in qualsiasi altro luogo, la grammatica elementare della convivenza: accogliere la vita, prendersi cura dell’altro, perdonare, servire e appartenere».
Anche le istituzioni educative, ha aggiunto, svolgono un ruolo decisivo in questo compito. La grandezza morale di una nazione si manifesta soprattutto nella capacità di accompagnare, proteggere e amare le persone più fragili.
Immigrazione
Uno dei passaggi più attesi del discorso ha riguardato il fenomeno migratorio. «La dignità umana non può rimanere astratta quando tante persone sono costrette a lasciare tutto per cercare pace, sicurezza e futuro. Anche il tragico dramma migratorio interpella oggi la coscienza delle nazioni e il fondamento etico dell’ordine internazionale».
Il Papa ha chiesto che venga facilitata la loro integrazione nella società e che vengano offerte loro concrete opportunità di costruirsi una nuova vita nei paesi ospitanti: «La situazione dei migranti e dei rifugiati esige una risposta che guardi alle persone, affronti le cause che li costringono a partire e vada oltre la mera gestione dei flussi», ha detto a tutti i presenti.
Pace
Infine, ha affrontato il turbolento panorama internazionale: “Il mondo sta attraversando una profonda crisi spirituale e culturale, che si manifesta in molteplici forme di violenza, polarizzazione e reciproca sfiducia. In questo contesto, la pace emerge come aspirazione politica e, ancor più, come vero e proprio imperativo morale”.
Leone XIV ha affrontato il difficile scenario internazionale: «Il mondo sta attraversando una profonda crisi spirituale e culturale, che si manifesta in molteplici forme di violenza, polarizzazione e reciproca sfiducia. In questo contesto, la pace emerge come aspirazione politica e, ancor più, come un autentico imperativo morale».
Il Pontefice ha espresso preoccupazione per il fatto che «in varie parti del mondo, e anche in Europa, il riarmo venga nuovamente presentato come una risposta quasi inevitabile alla fragilità del panorama internazionale». Ha quindi rinnovato il suo appello al dialogo e al rispetto reciproco.
«All’interno delle società stesse è urgente costruire una cultura della reciprocità. Il pluralismo politico non deve degenerare nella costante denigrazione dell’avversario. In una società matura, anche il conflitto può diventare una via per la pace quando le differenze vengono affrontate attraverso l’ascolto e orientate al riconoscimento dei bisogni, delle aspirazioni e delle capacità di tutti». E ha aggiunto: «La fermezza non richiede disprezzo; il disaccordo non implica umiliazione».
In conclusione, Leone XIV ha ricordato ai parlamentari che una legge non raggiunge la propria grandezza semplicemente perché è stata formalmente approvata, ma quando, oltre a essere valida nella forma, può presentarsi davanti alla dignità della persona e superare tale esame senza vergognarsi”. Ha infine invitato le istituzioni ad «alzare lo sguardo», non per allontanarsi dalla realtà, ma per ricordare che ogni decisione pubblica riguarda persone concrete, soprattutto coloro che dispongono di minori strumenti per far sentire la propria voce.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Source link




