Che cosa c’entrano i taser con le persone transgender? La domanda è entrata nel dibattito milanese nel giorno del voto in Consiglio comunale sulla dotazione dell’arma a impulsi elettrici alla Polizia locale. Le associazioni richiamano l’aggressione subita nel 2023 da Bruna, donna transgender, e chiedono formazione sulla diversità prima di aumentare gli strumenti coercitivi. Monica Romano annuncia il proprio voto contrario. Lega e Fratelli d’Italia contestano invece l’accostamento e difendono la professionalità degli agenti.
Il taser non distingue il genere, ma il dibattito riguarda la fiducia
In astratto, naturalmente, un taser non ha nulla a che vedere con l’identità di genere. È uno strumento coercitivo che dovrebbe essere utilizzato dagli agenti sulla base del comportamento e della pericolosità della persona, non perché questa sia transgender, omosessuale, straniera o appartenente a qualsiasi altra categoria.
Il problema sollevato durante la presentazione del Milano Pride 2026 è però diverso. Le associazioni transgender non sostengono che il dispositivo sia progettato contro una determinata comunità. Dicono piuttosto di non sentirsi rassicurate dall’idea di consegnare un’ulteriore arma alla Polizia locale senza avere prima affrontato il tema della formazione, dei pregiudizi e delle modalità con cui il potere coercitivo viene esercitato nei confronti delle persone più esposte. Il collegamento con il taser nasce quindi da una questione di fiducia nelle istituzioni. E quella fiducia, per una parte della comunità transgender milanese, è stata compromessa dal caso di Bruna.
Il precedente di Bruna, aggredita da agenti di Polizia locale nel 2023
Bruna è la donna transgender che nel 2023 venne aggredita da alcuni agenti della Polizia locale di Milano. La sua vicenda è stata richiamata da Elisa Ruscio, vicepresidente di Acet, durante la presentazione ufficiale del Pride, la cui parata è in programma il 28 giugno. “Nelle scorse settimane c’è stata un’udienza del processo sul caso di Bruna e una condanna definitiva a 10 mesi per uno dei dipendenti della polizia locale per lesioni aggravate verso una cittadina di questa città“, ha ricordato Ruscio. È a partire da quel precedente che la rappresentante dell’associazione ha espresso la propria preoccupazione: “Non mi sentirei sicura, in quanto donna transgender, ad attraversare gli spazi di questa città sapendo che viene concesso un dispositivo definito ‘meno letale’ da Amnesty International ai dipendenti della polizia locale”.
Il ragionamento di Ruscio parte dal concetto di sicurezza, ma lo ribalta. Per chi sostiene la delibera, il taser dovrebbe aumentare la capacità degli agenti di intervenire e proteggere cittadini e operatori. Per le associazioni transgender, invece, la sicurezza non dipende soltanto dagli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine, ma anche dalla preparazione con cui vengono utilizzati. L’adozione del taser “non ci fa sentire sicuri il fatto di sapere che manca una educazione alla diversità a chi dovrebbe esercitare un potere coercitivo“, ha affermato la vicepresidente di Acet, come riferisce Milano Today.
Da qui la richiesta di accompagnare ogni discussione sugli strumenti di contenimento con corsi specifici dedicati alle diversità e alle discriminazioni. L’assessore al Welfare Lamberto Bertolè ha ricordato che interventi di questo tipo sono già contemplati nel piano antidiscriminazioni approvato a novembre. Il punto politico è evidente: prima di discutere soltanto di quale arma affidare agli agenti, una parte della città chiede di ragionare su formazione, cultura professionale e capacità di riconoscere le condizioni di vulnerabilità.
Monica Romano: “Dopo il caso Bruna non posso votare serenamente”
Anche Monica Romano, consigliera comunale del Partito democratico e donna transgender, ha annunciato il proprio voto contrario alla delibera. Romano ha premesso il suo “rispetto agli agenti che ogni giorno svolgono un lavoro difficile”, ma ha chiesto che sul taser si mantenga la massima prudenza. La consigliera ha contestato soprattutto l’idea che la fase di sperimentazione possa dimostrare pienamente la sicurezza dello strumento: “Una sperimentazione in cui il taser non è mai stato effettivamente utilizzato può certamente dire qualcosa sulla formazione, sulle procedure, sulla custodia dello strumento e sulla gestione amministrativa. Ma non può essere presentata come prova piena della sicurezza del taser nel suo impiego reale, su una persona, in strada, in una situazione di crisi“.
Il riferimento non è limitato alle persone transgender. Romano richiama anche chi si trova in condizioni di fragilità psichica, soffre di patologie o vive situazioni di marginalità. Categorie differenti, accomunate dal rischio che un intervento coercitivo possa avere conseguenze più gravi o essere percepito come una minaccia anziché come una tutela.
“La sicurezza non può diventare paura dello Stato”
Nel motivare il proprio no, Romano è tornata direttamente sulla vicenda di Bruna: “Dopo quello che le è accaduto, non posso votare serenamente l’introduzione di uno strumento ulteriore di coercizione. Quella storia non può essere archiviata come un episodio qualsiasi proprio mentre discutiamo se dotare lo stesso corpo di un’arma in più”. La consigliera ha quindi allargato il discorso alla concezione stessa della sicurezza urbana: “La sicurezza è una cosa seria. Milano deve essere una città sicura per tutte e tutti: anche per chi è fragile, marginalizzato, povero, non bianco, appartenente alla comunità LGBTQIA+, in difficoltà. La sicurezza non può mai diventare paura dello Stato”.
Fratelli d’Italia: “Ritenersi insicura è offensivo”
La lettura delle associazioni ha provocato la reazione immediata di Fratelli d’Italia, da tempo favorevole, insieme alla Lega, all’introduzione del taser per gli agenti milanesi. Il capogruppo Riccardo Truppo ha definito “parole offensive” quelle pronunciate da Ruscio, aggiungendo di non credere “che la comunità in nome della quale è stata fatta questa dichiarazione si riconosca in queste parole malposte”. “Ritenersi insicura in quanto donna transgender se la polizia locale venisse dotata del taser, credo sia offensivo oltre che grave”, ha affermato Truppo. Secondo il consigliere, lo strumento servirebbe invece a rendere più certa l’azione degli agenti contro “il disordine, l’assenza di regole e la legge della giungla”. Per Fratelli d’Italia, dunque, legare la dotazione del taser all’identità transgender finirebbe per attribuire alla Polizia locale un intento discriminatorio che non sarebbe sostenuto dai fatti. “Non vedo come questo possa preoccupare, anzi dovrebbe essere il contrario. Chieda scusa per questa uscita improvvida”, ha concluso Truppo.
La Lega: “Le valutazioni dipendono dalla pericolosità”
Analoga la posizione di Samuele Piscina, segretario provinciale della Lega e consigliere comunale. “Sostenere che l’introduzione del taser per gli agenti della Polizia Locale rappresenti una minaccia per la comunità transgender è una contraddizione ideologica che respingiamo con fermezza”, ha dichiarato. Piscina richiama il principio di uguaglianza davanti alla legge e sostiene che differenziare il giudizio sul taser in base all’identità di genere sarebbe a sua volta discriminatorio: “È paradossale, oltreché discriminatorio, pretendere valutazioni differenti nell’applicazione della sicurezza a seconda della sessualità del soggetto. Le valutazioni della Polizia Locale prescindono da qualsiasi fattore discriminatorio, basandosi unicamente sulla concreta pericolosità del soggetto”. Il consigliere leghista respinge inoltre ogni dubbio sulla professionalità del Corpo: “I nostri agenti sono professionisti ben addestrati che operano con rispetto e dedizione verso tutta la cittadinanza. Strumentalizzare per far passare il Corpo come discriminatorio è un’operazione inaccettabile”.
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Redazione Milano
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