La Giornata Mondiale degli Oceani è nata nel 1992 durante il” Summit della Terra” a Rio de Janeiro ed è stata ufficialmente riconosciuta dalle Nazioni Unite nel 2009. Ogni anno, l’evento promuove la conservazione degli oceani e sensibilizza sull’importanza vitale di questi vasti ecosistemi.
L’azione tematica proposta quest’anno è Aree marine fortemente protette per il nostro Pianeta blu, in coerenza con l’iniziativa “30×30” promossa dalle Nazioni Unite che mira a proteggere almeno il 30% delle terre, delle acque e degli oceani entro il 2030. Nella stessa direzione si colloca anche il regolamento europeo Nature Restoration Law, dell’Unione Europea.
Ministro Schillaci: “Italia impegnata su rischi ambientali e climatici”
“La salute umana e quella degli oceani sono legate in maniera assai stretta e rappresentano dimensioni inseparabili di un medesimo equilibrio. Solo con questa prospettiva integrata possiamo promuovere e salvaguardare la salute delle generazioni presenti e di quelle future alle quali dobbiamo certamente lasciare un mondo migliore e non peggiore. Per questo, mettere gli oceani e la salute al centro dei dialoghi sulla politica sanitaria è una sfida ma anche e soprattutto una grande opportunità, che gli esponenti della comunità scientifica oggi presenti qui stanno dimostrando“. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al Forum internazionale sugli oceani e la salute umana, all’Istituto Superiore di Sanità, in occasione della Giornata mondiale.
Il ministro evidenzia inoltre come “in questa visione, si inserisce anche il progetto Sea-Care, che, unico nel suo genere nel panorama internazionale, grazie alla sinergia tra l’Istituto Superiore di Sanità, la Marina Militare e altri centri di ricerca nazionali e internazionali, ha raccolto campioni da tutti gli oceani portando evidenze importanti ad esempio sul tema della resistenza agli antibiotici e sulla presenza di sostanze nocive per l’uomo e tracciando persino il virus del Covid in acque ben lontane dalle nostre“.
Schillaci ha infine ricordato che “una quota delle risorse del Pnrr e del Piano Nazionale Complementare sono destinate al programma ‘Salute, Ambiente, Clima’, che assume la qualità ambientale come determinante e fondamentale per garantire il diritto alla salute“.
Inquinamento e pesca eccessiva, quanto ne sanno gli italiani? I dati di un sondaggio Marine Stewardship Council
La vita sul Pianeta dipende in larga parte dagli oceani, ma molti italiani non conoscono alcuni fatti fondamentali che lo riguardano. È quanto emerge da un sondaggio commissionato da Marine Stewardship Council (Msc), organizzazione internazionale non profit responsabile di un programma di certificazione per la sostenibilità ambientale della pesca.
Quasi un quinto degli intervistati (22%), non sa che la superficie oceanica che ricopre la Terra è maggiore di quella emersa, mentre il 42% ignora che in alcuni punti l’oceano è più profondo dell’altezza del Monte Everest.
Il 75% degli intervistati si dichiara cosciente del fatto che la pesca eccessiva oggi sia più diffusa rispetto a 50 anni fa, il 39% ritiene, erroneamente, che le popolazioni ittiche non potranno mai riprendersi dai suoi effetti e un ulteriore 31% si dichiara incerto.
Il sondaggio evidenzia, inoltre, una forte preoccupazione per la salute degli oceani: il 91% degli intervistati afferma di essere in pensiero al riguardo. Tra i temi percepiti come più critici figurano il cambiamento climatico, l’inquinamento e il declino delle popolazioni ittiche.
“La vita sott’acqua”, obiettivo 14 dell’Agenda ONU 2030
L’Obiettivo 14 dell’Agenda ONU 2030 è “La vita sott’acqua” e mira a “preservare la conservazione degli oceani, dei mari e delle risorse marine, quali elementi fondamentali per la salute e la salvaguardia dell’intero pianeta”.
Il Goal si articola in dieci Target, con l’obiettivo di contrastare l’inquinamento marino e l’acidificazione degli oceani, proteggere l’ecosistema marino e costiero e promuovere pratiche di pesca sostenibili.
Nei target vengono indicati anche tre “strumenti di attuazione” tra i quali quello di “aumentare la conoscenza scientifica, sviluppare la capacità di ricerca e di trasmissione della tecnologia marina”.
Il “Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile”
La Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC-UNESCO) insieme alle Nazioni Unite, con la risoluzione 72/73 del 2017, ha dichiarato il 2021 – 2030 il “Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile”, con l’obiettivo di mobilitare la comunità scientifica, governi e società civile per un’azione comune di ricerca per un oceano pulito e sostenibile, promuovendo l’Alfabetizzazione oceanica.
Gli oceani coprono circa il 70% della superficie terrestre e svolgono un ruolo essenziale per la vita sul pianeta: forniscono cibo, energia, vie di comunicazione e commercio attraverso la navigazione. Ospitano una straordinaria biodiversità e contribuiscono in modo significativo alla regolazione del clima tutelando interi ecosistemi, inoltre favoriscono l’assorbimento del calore causato dai gas serra.
La legge “SalvaMare”
Sono passati quattro anni dall’approvazione definitiva della legge n.60/2022, la c.d. Legge SalvaMare. Un provvedimento importante, sostenuto da un’ampia coalizione composta da associazioni ambientaliste, associazioni dell’industria del mare e federazioni sportive. Tra le misure, anche la possibilità, per i pescatori, di conferire gratuitamente all’arrivo in porto i rifiuti plastici accidentalmente raccolti in mare una pratica che in precedenza era ostacolata da limiti normativi.
In Italia sono molte le iniziative di pulizia di spiagge, fiumi, laghi e fondali al fine di contribuire concretamente alla salvaguardia dell’ambiente e della salute, riducendo la presenza di microplastiche e inquinanti nelle acque, negli ecosistemi e nella catena alimentare.
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