Un nuovo videogioco sulla “spia più famosa del mondo” realizzato da IO Interactive, autori della serie Hitman, il cui marketing sembrava voler promuovere tutto ciò che ci si potrebbe aspettare da una produzione videoludica con protagonista James Bond.
007 First Light aveva tutte le carte in regola per funzionare, e così è stato: IO Interactive ha rivelato che il titolo ha venduto 3 milioni di copie in appena due settimane dal lancio sul mercato.
Eppure si potrebbe considerare, paradossalmente, come un successo sorprendente, dato che nonostante l’importante spazio pubblicitario, specialmente per l’edizione PS5, l’utenza dei social network pareva mostrare reazioni tiepide nei confronti di questo titolo.
Se persino il marchio 007 e un videogioco del genere non fossero riusciti a convincere l’utenza, avrebbe significato che il mercato mainstream dei videogiochi è davvero cambiato; invece 007 First Light ha confermato le tendenze di mercato degli ultimi anni, secondo le quali i titoli mainstream funzionano se riescono a catturare gli interessi tipici del giocatore medio, non necessariamente i live service né l’originalità ad ogni costo.
Un videogioco in terza persona con un gameplay che offre sessioni di spionaggio, infiltrazione, azione stealth, combattimento all’arma bianca e sparatorie, condito da una storia tipica di 007 ma in chiave moderna.
Quest’ultima è un elemento che meriterebbe maggiore considerazione, visti i temi che vengono rivelati con il progredire della trama, assieme a un altro elemento che potrebbe interessare una fetta tra i videogiocatori in generale: coloro che sentono la mancanza di Nathan Drake di Uncharted.
AI Slop
Ha mai dovuto uccidere un uomo, Max? Le è capitato? Per premere quel grilletto bisogna essere sicuri. Se uno indaga, analizza, valuta… prende di mira, e poi deve guardarlo negli occhi. E prendere la decisione. E tutti i droni, le cimici, le telecamere, le trascrizioni, tutta la sorveglianza del mondo non possono dirle cosa deve fare. La licenza di uccidere è anche la licenza di non uccidere.
Spectre
Sulla falsariga del più recente filone cinematografico di 007, che ha visto Daniel Craig nei panni di James Bond, 007 First Light propone una nuova storia di origine ambientata ai giorni nostri.
James Bond è un ventiseienne della Special Air Service (SAS) che si ritrova a essere l’unico superstite in una spedizione in Islanda. In questa situazione disperata, viene in contatto con i veri piloti della sua missione: l’MI6, i servizi segreti britannici.
Guidato da Miss Moneypenny, Bond riesce a portare a termine la missione, anche con risultati positivi (e altri negativi per l’MI6) che erano considerati estremamente rischiosi dai suoi superiori.
Il talento e il carattere mostrato da Bond sul campo spinge M, capo dell’MI6, a proporgli di arruolarsi e inserirlo nell’addestramento per il programma Doppio Zero: lo avrebbero reso una spia, con licenza di uccidere, al servizio segreto di Sua Maestà.
Bond riesce a convincere M pur non rientrando nelle grazie di John Greenway, il capo del programma Doppio Zero, per via del suo essere indisciplinato. Ma l’agire per il bene superiore avvicinerà sempre più Bond al suo istruttore capo, attraverso una serie di missioni innescate da una vecchia conoscenza di Greenway: l’agente 009, traditore dell’MI6, scomparso otto anni prima e tornato promettendo le prove di un complotto che mina l’Inghilterra.
Il tema portante di questa storia viene proposto in sordina, seppur con chiarezza, diventando nel tempo sempre più impattante: il rapporto uomo-macchina, in particolare quello con le Intelligenze Artificiali.
Fin dall’inizio Bond viene informato che l’MI6 si affida al THEIA, una IA infallibile per programmare le missioni. Eppure i dati di Moneypenny avevano sconsigliato Bond nell’agire in un determinato modo, sostenendo che ci fosse meno dell’1% di possibilità di successo.
Così come il film Casino Royale del 2007 che, pur trasponendo il primo romanzo di 007 di Ian Fleming, reinventa James Bond alle prese con pericoli più credibili per l’epoca (un’organizzazione che finanzia i terroristi), 007 First Light scrive una storia sui servizi segreti britannici messi in dubbio dalle nuove tecnologie, finendo per lottare contro i magnate delle big tech, e soprattutto a riflettere su come il virtuale venga ormai accettato come fosse reale.
Al contrario delle storie sui moderni uomini di potere o sul cambiamento climatico, che fa sempre bene raccontare, le storie sulle Intelligenze Artificiali non sono neanche così sdoganate.

La storia principale di 007 First Light presenta un taglio cinematografico fortemente inserito in un videogioco. Sessioni che tendenzialmente seguono un crescendo tipico dei racconti di 007: l’impiego e la preparazione al quartier generale dell’MI6, l’arrivo sul campo, la tensione durante lo spionaggio, l’infiltrazione, e l’azione dinamica ed esplosiva.
L’esempio più impattante del taglio cinematografico sono le sessioni del tutorial, proposte una dopo l’altra in maniera rapida, tramite un racconto che muove velocemente il tempo trascorso durante l’addestramento di Bond.
Peccato che il ritmo venga inevitabilmente spezzato dal tempo necessario per proseguire durante le sessioni più caute, le quali vanno inevitabilmente a ripetersi con il reiterare lo schema citato poc’anzi. Dopotutto non è lo schema di un film di due ore, ma della main quest di un videogioco che può essere completata in circa quindici ore.
In questa situazione, tale schema rende meno efficace l’intreccio narrativo, nonostante risulti comunque molto soddisfacente nella componente ludica e nel racconto in generale.

Il tempo trascorso negli ambienti di gioco richiederebbe una certa cura estetica, cosa che IO Interactive ha dato a 007 First Light, tramite lo stesso Glacier Engine di Hitman.
Aree che permettono di raccogliere indizi e anche collezionabili con una valida cura dei dettagli; ambienti ricchi di personaggi non giocanti che presentano quasi sempre una buona espressività facciale, nonostante alcuni modelli si ripetano.
Il sistema di illuminazione è l’elemento che più spicca, mentre il vero fastidio sta in uno sfarfallio di alcune ombre sui modelli che si nota specialmente nei filmati (Il videogioco è stato provato su PS5 in modalità performance).
Bond… James Bond
Soltanto i folli tempi moderni avrebbero potuto mettere in dubbio persino il personaggio di James Bond, l’agente 007 che ancora non lo è ufficialmente in questa nuova avventura.
Se è stato apprezzato l’Agente 47, protagonista di Hitman, e si rimpiange Nathan Drake, nella speranza di un nuovo Uncharted, allora chi non conosce 007 dovrebbe scoprirlo.
Cresciuto orfano e con un passato nell’esercito, James Bond è un cinico e un solitario senza niente da perdere, tant’è che non si fa problemi a fare la sua tipica presentazione con nome e cognome, pur essendo un agente segreto, a meno di dover effettivamente impersonare qualcun altro.
Amante delle donne, finisce a letto almeno una volta con qualcuna in ogni sua avventura; disposto a uccidere chiunque per raggiungere l’obiettivo, ma anche a mancarlo pur di salvare qualsiasi alleato.
Talmente abile e freddo da riuscire a battere un plotone militare da solo, ma anche grazie all’addestramento rigido del programma Doppio Zero e a diversi colpi di fortuna.
Qualcuno è riuscito a inserire il termine “woke” persino in un videogioco su uno dei personaggi più conservatori nella storia dei media.

Ma come si gioca nei panni di James Bond in 007 First Light? Si può riassumere in base alle quattro fasi d’azione in cui è possibile ritrovarsi.
Le fasi di spionaggio vedono Bond in un contesto civile, e riguardano la raccolta di informazioni per scoprire come raggiungere un obiettivo.
Si possono ottenere informazioni ascoltando le conversazioni private, o leggendo documenti, e si potrebbe dover agire creando un diversivo, come nel caso in cui è necessario distrarre qualcuno per rubare un oggetto o liberare un passaggio.
Finire in alcune zone attiva l’indicatore “area riservata”, in alto sullo schermo. Qui Bond può agire solo senza farsi scoprire, pena l’essere gettato fuori. Quando invece si tratta di una situazione di infiltrazione, è possibile anche abbattere i nemici di soppiatto, ma anche passare al combattimento corpo a corpo nel caso in cui si venga scoperti.
Sia nelle aree riservate che nelle infiltrazioni, Bond può ricorrere a un numero limitato di bluff, con i quali può quietare qualcuno allarmato della sua presenza per tornare nell’ombra. Durante le infiltrazioni dispone anche di un numero limitato di comandi per attirare i nemici mentre è nascosto, oppure fingere la resa quando viene scoperto, al fine di farli avvicinare e metterli KO.
Infine, quando è concessa la licenza di uccidere (in genere, quando gli altri iniziano a sparare) si possono usare anche le armi da fuoco.

Le possibilità di azione, offerte in ogni caso, sono uno dei punti di forza del gioco.
Si possono scovare diversi modi per raggiungere un obiettivo nelle fasi di spionaggio, non ha importanza quale di questi venga scelto.
In queste situazioni, così come in tutte le altre ma soprattutto nelle fasi di infiltrazione, sono indispensabili le Q-Lens e tornano utili il Q-Watch e i gadget.
Si tratta di invenzioni fornite da Q, capo del settore dell’approvvigionamento dell’MI6. Le Q-Lens sono delle lenti a contatto che permettono di scannerizzare l’ambiente, individuando appigli per arrampicarsi, oggetti con cui interagire, potenziali nemici o interlocutori.
Il Q-Watch è un orologio che fornisce una funzione di hackeraggio, al quale possono essere abbinati e fino a tre altri gadget, in genere selezionabili prima di una missione. Bond può usarli per attivare oggetti elettronici e distrarre i nemici, o mandarli in corto circuito per accecare temporaneamente, sbloccare le serrature elettroniche e molto altro ancora.
Altri gadget si sbloccano con il progredire dell’avventura, e riguardano la possibilità di stordire, disorientare, sabotare, e attaccare. Ogni funzione richiede un un certo costo di elettricità o sostanze chimiche, ricaricabili interagendo con numerosi oggetti sparsi negli ambienti di gioco.

Bond è pieno di risorse anche nel combattimento corpo a corpo e nelle sparatorie. Con la sola pressione di un tasto, in modi differenti e posizioni differenti, può attaccare con diverse combo o sfruttare l’ambiente circostante.
Si possono parare gli attacchi nemici e abbinare un contrattacco, oppure schivare; effettuare una presa per lanciare o caricare i nemici contro gli oggetti degli scenari, o l’uno contro l’altro, o anche oltre una qualsiasi barriera.
E’ anche possibile caricare i nemici per disarmarli, o fare lo stesso saltandogli addosso da dietro una barricata, potendo anche afferrare al volo la loro arma.
Infine, è possibile creare diverse situazioni che sbloccano il comando per un colpo di grazia.

Anche le sparatorie sono tutt’altro che limitate a fare fuoco e stare in copertura: Bond può gambizzare i nemici o mirare alle braccia per disarmarli, o addirittura lanciargli contro l’arma una volta esaurite le munizioni.
Non mancano gli oggetti interagibili anche in questi casi: i classici barili esplosivi, estintori, tubi del gas, coperture distruttibili, piattaforme cedevoli, e oggetti da lanciare in volto per stordire o uccidere.
Le armi a disposizione sono tante, equipaggiabili due alla volta e di due diversi tipi (pistole e fucili), anche se la quasi totalità si può raccogliere solo negli scenari, in particolare dai nemici sconfitti o disarmati: facile che si vada in missione con la sola pistola di dotazione, se non addirittura senza, dovendo recuperare ogni arma sul campo di battaglia.
Bond può anche utilizzare la modalità Focus per rallentare momentaneamente il tempo durante la fase di mira. Tuttavia questa possibilità è determinata dalla carica della barra dell’Istinto, presente in basso a sinistra dello schermo: si consuma ogni volta che si ricorre all’Istinto, determinante anche per i bluff e l’attrarre durante le infiltrazioni, e si ricarica abbattendo i nemici (utile anche per capire se un nemico è effettivamente sconfitto).

IO Interactive ha chiaramente messo in campo la sua esperienza con la serie Hitman, ma la caratterizzazione di James Bond, il genere di missioni che affronta, e il sistema di combattimento di 007 First Light, possono strizzare l’occhio anche ai giocatori che hanno nostalgia di una serie come Uncharted.
La libertà e la varietà permesse in ogni situazione di gioco, sembrano voler accontentare coloro che scherzano sullo scatenare il caos nelle missioni che dovrebbero essere stealth.
Da un lato è positivo avere una tale libertà d’azione; dall’altro è un po’ un peccato non avere molte regole precise nelle varie situazioni: un giocatore audace (almeno giocando alla difficoltà normale) potrebbe anche non sperimentare appieno le funzioni stealth del gioco.
Successo e futuro
Se il sopracitato Uncharted ha sempre sostenuto la linea di una modalità multiplayer online affiancata alla modalità storia, 007 First Light segue quella dei videogiochi single player degli ultimi dieci anni, tentando comunque di estendere la rigiocabilità e la longevità tramite sfide, collezionabili, selettore della difficoltà, e la modalità Simulazione Tattica (TACSIM).
Quest’ultima consiste in numerose sfide ambientate nei vari luoghi visitati nella storia, consistenti nello svolgere determinate azioni contro i nemici presenti. Il completamento di ogni sfida fa ottenere un punteggio per una classifica condivisa online, e punti per sbloccare armi e nuovi cosmetici da usare nelle simulazioni tattiche.

Il TACSIM potrebbe riguardare i futuri aggiornamenti del gioco, già promessi da IO Interactive anche nella schermata del menù principale, quali nuove sfide che prevedono la guida dei veicoli utilizzabili nella modalità storia.
Gli sviluppatori hanno anche annunciato l’arrivo di una missione riguardante il personaggio di Bawma, re dei pirati interpretato da Lenny Kravitz.
Considerando che Hitman si è già rivolto, in passato, a una struttura a episodi, chissà che IO Interactive non abbia in mente qualcosa di simile per 007 con eventuali DLC.
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Dario Casale
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