Una storia che appartiene a tutta Varese



Una storia di sport, impresa, politica, costume e identità territoriale: è quella raccontata da Marco Alfieri, giornalista e autore del libro Le sere dei miracoli (Bottega Errante Edizioni), protagonista della serata ospitata a Materia, l’hub culturale di VareseNews a Castronno, in dialogo con il giornalista Damiano Franzetti.

Il volume ripercorre l’epopea della Pallacanestro Varese che tra gli anni Sessanta e Settanta raggiunse dieci finali consecutive di Coppa dei Campioni, vincendone cinque e diventando un simbolo sportivo europeo. Ma il libro va oltre il basket: utilizza quella stagione irripetibile per raccontare un territorio, le sue trasformazioni economiche e sociali e il passaggio da una Varese industriale e ottimista alla provincia che avrebbe poi visto nascere il fenomeno della Lega Nord.

«Ho sempre pensato che fosse una storia giornalisticamente potentissima», ha spiegato Alfieri. «Nel basket maschile una striscia di dieci finali consecutive non si è mai più ripetuta e probabilmente non si ripeterà mai più».

Il miracolo sportivo di una città di 70mila abitanti

Al centro del racconto c’è il carattere eccezionale dell’impresa sportiva della Ignis. Una squadra nata in una città di dimensioni contenute che riuscì a competere e spesso a battere autentiche corazzate europee.

«Pensare che una cittadina di settantamila abitanti tenesse testa e molte volte battesse squadre come l’Armata Rossa di Mosca o il Real Madrid è veramente una roba che sa del miracoloso», ha raccontato l’autore. Un miracolo costruito anche grazie a una straordinaria generazione di talenti cresciuti in casa. Alfieri ha ricordato come la “tempesta perfetta” abbia portato contemporaneamente alla ribalta Aldo Ossola, Dodo Rusconi e Dino Meneghin, tutti formatisi a Varese.

grande ignis basket 1970

«Hai avuto una tempesta perfetta per cui a Varese sono nati nello stesso periodo Aldo Ossola, Dodo Rusconi e poi è arrivato Dino Meneghin. Davvero le sere dei miracoli sono state possibili grazie a una combinazione irripetibile».

Giovanni Borghi e il boom economico

Uno dei grandi protagonisti del libro è Giovanni Borghi, il fondatore della Ignis che trasformò l’azienda di Comerio in uno dei colossi europei degli elettrodomestici.

Secondo Alfieri, senza la visione e le risorse dell’imprenditore quella stagione non sarebbe mai esistita. «Negli anni Sessanta Giovanni Borghi aveva i soldi che oggi potrebbe avere un emiro proprietario di una grande squadra europea», ha spiegato. «Capì prima di molti altri che lo sport poteva diventare un veicolo straordinario per promuovere i propri prodotti».

Borghi intuì il valore della sponsorizzazione sportiva ben prima che diventasse una pratica diffusa, costruendo una vera polisportiva che comprendeva basket, ciclismo, pugilato e calcio.

Generico 08 Jun 2026

Dalla Ignis alla Lega: il 1979 come anno simbolo

Nel libro c’è di più, rispetto alla semplice storia sportiva. Uno dei passaggi più originali del volume è il collegamento tra la fine dell’epopea sportiva e la nascita di un altro fenomeno che avrebbe cambiato il volto del territorio: la Lega Lombarda di Umberto Bossi.

Alfieri individua nel 1979 un anno spartiacque. Da una parte l’ultima finale europea della grande Varese, persa a Grenoble contro il Bosna Sarajevo; dall’altra il momento in cui Bossi si avvicina alle idee autonomiste di Bruno Salvadori.

«Il Varesotto negli ultimi sessant’anni ha avuto una ribalta nazionale sostanzialmente per due cose: la Pallacanestro Varese e la Lega Nord», ha osservato. «Per anni Varese è stata il tinello della politica italiana».

Secondo l’autore, l’ascesa della Lega contribuì anche a far scivolare in secondo piano il ricordo della grande storia cestistica.

«A un certo punto Umberto Bossi ha battuto Dino Meneghin e quella storia è rimasta un po’ sotto il tappeto».

Il Basket Club e una comunità che viaggiava con la squadra

Durante la serata ampio spazio è stato dedicato al Basket Club, l’associazione di tifosi nata negli anni Sessanta che accompagnava la squadra in tutta Europa. Per Alfieri non fu soltanto un club sportivo, ma uno strumento di crescita culturale e sociale.

«Il Basket Club era un veicolo straordinario di creazione di identità e cultura sportiva», ha raccontato. «Permetteva a persone che forse non avrebbero mai viaggiato di andare a Mosca, Madrid, Belgrado o Tel Aviv seguendo la squadra».

Un’esperienza che, secondo l’autore, anticipava molti aspetti del moderno tifo organizzato e contribuiva a rafforzare il senso di appartenenza a una comunità.

Una lezione ancora attuale

Nelle conclusioni della serata, Alfieri ha allargato il discorso alla Varese di oggi, sostenendo che quella stagione possa ancora rappresentare una fonte di ispirazione.
«Forse a questa città manca un po’ di coscienza di sé», ha detto. «Queste storie servono anche a ricordare che qui esiste un enorme potenziale. Varese ha qualità della vita, talento imprenditoriale, bellezza e competenze. A volte manca soltanto la consapevolezza di quello che può essere».

Tra ricordi, aneddoti e riflessioni sul presente, Le sere dei miracoli si conferma così non soltanto un libro di basket, ma il racconto di una stagione che ha contribuito a costruire l’identità di un intero territorio.





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