Per il sindacato il riconoscimento mantiene saldo il principio della distinzione tra atto clinico, esclusivo dell’odontoiatra e attività tecnico‑laboratoriale propria dell’odontotecnico
Il dibattito riapertosi nelle ultime settimane dopo la presentazione da parte dell’On. Ilenia Malavasi di una interrogazione al Ministro della Salute sulla possibile modifica del profilo professionale dell’odontotecnico, continua a generare reazioni nel mondo odontoiatrico. Dopo le posizioni critiche espresse dalla Commissione Albo Odontoiatri (CAO) e da diverse associazioni di categoria degli odontoiatri, interviene ora CNA SNO Odontotecnici, proponendo una lettura centrata sul rispetto dell’impianto normativo vigente e sulla necessità di accompagnare a compimento un percorso istituzionale avviato ormai da anni.
CNA, in una nota pubblicata sul proprio sito, richiama innanzitutto un principio che vien considerato cardine: la netta distinzione tra atto clinico e “l’attività tecnico‑laboratoriale propria dell’odontotecnico”. Per CNA si tratta di un equilibrio già definito nell’ordinamento italiano, “che rappresenta un riferimento consolidato per tutti gli operatori del settore” che non viene messo in discussione dalla richiesta di riconoscimento della professione.
Nel dibattito, che ha visto riemergere il tema della possibile sovrapposizione delle competenze, CNA invita a una rilettura più aderente all’evoluzione normativa e giurisprudenziale. Il Sindacato osserva che “il confronto sviluppatosi nelle ultime settimane evidenzia l’utilità di continuare a inquadrare il tema nel corretto perimetro giuridico”, evitando interpretazioni che rischiano di spostare il discorso su piani non coerenti con il quadro vigente. In particolare, viene sottolineato come la giurisprudenza più recente abbia contribuito a chiarire alcuni nodi interpretativi, favorendo un approccio più equilibrato.
In questo senso, sottolinea CNA, assume un ruolo centrale la sentenza del Consiglio di Stato n. 932 del 2024. Il provvedimento, secondo il Sindacato, ha ribadito “la distinzione e complementarità tra le figure dell’odontoiatra e dell’odontotecnico” e, allo stesso tempo, ha riconosciuto “la possibilità di procedere al riconoscimento della professione senza incidere sull’attuale assetto delle competenze”. Un passaggio che CNA interpreta come un elemento chiave per superare le resistenze emerse nel dibattito, riaffermando la compatibilità tra riconoscimento formale e mantenimento dell’attuale perimetro operativo.
Sullo sfondo resta il nodo della cosiddetta “sovrapposizione” tra al professione di odontoiatra e quella di odontotecnico, spesso evocato dalle rappresentanze odontoiatriche. A questo proposito, CNA osserva come tale concetto sia stato progressivamente ridimensionato proprio dall’evoluzione giurisprudenziale. “Alcune letture continuano talvolta a fare riferimento al tema della ‘sovrapposizione’”, si legge nella nota, ma questo elemento “non rappresenta, di per sé, un ostacolo al riconoscimento, purché resti invariato il perimetro delle attività”. Da qui la richiesta di mantenere fermo un punto ritenuto imprescindibile: “tale perimetro rimanga pienamente definito e invariato, nel rispetto delle competenze stabilite dall’ordinamento”.
In questa prospettiva, CNA chiarisce che il riconoscimento della professione di odontotecnico non comporterebbe alcuna estensione all’ambito clinico. Al contrario, l’obiettivo è quello di valorizzare un ruolo tecnico già esistente e regolamentato. “Il riconoscimento non comporta alcuna estensione all’ambito clinico, ma è finalizzato alla valorizzazione di una funzione tecnica già regolata”, sottolinea l’associazione, cercando così di disinnescare i timori di possibili sconfinamenti nelle competenze sanitarie.
Un ulteriore elemento di rilievo nel ragionamento di CNA è rappresentato dal percorso istituzionale avviato negli anni scorsi. L’iter, iniziato nel 2018, viene descritto come un processo già maturo, giunto a una fase che richiederebbe soprattutto un’accelerazione attuativa. “L’iter avviato nel 2018 ha infatti delineato un impianto già strutturato”, evidenzia CNA, che intravede ora “una naturale evoluzione verso la sua fase conclusiva attraverso il completamento dei passaggi previsti dalla normativa”. Più che nuove interpretazioni, dunque, sarebbe necessario un impulso amministrativo capace di portare a compimento il procedimento.
In questo quadro si inserisce anche il sostegno espresso all’iniziativa parlamentare recente. CNA manifesta “apprezzamento e sostegno all’interrogazione parlamentare presentata il 4 giugno 2026 dall’On. Ilenia Malavasi”, considerata “un contributo utile a favorire il completamento del percorso istituzionale”. L’intervento parlamentare viene letto come un segnale di attenzione politica che potrebbe facilitare la chiusura di un dossier aperto da tempo.
La posizione del CNA non è quindi quella di ridefinire i confini delle competenze, ma aggiornare il quadro normativo per riconoscere formalmente una realtà già presente nel sistema sanitario. “Per CNA, la direzione resta quella di riconoscere e valorizzare una realtà professionale già esistente, nel pieno rispetto delle norme e delle competenze dei profili coinvolti”, si legge nella parte conclusiva del documento.
Resta centrale, infine, il tema dell’aggiornamento normativo. CNA evidenza la necessità di aggiornare “un quadro ormai datato”, valorizzando una figura tecnica ritenuta strategica. L’odontotecnico, viene ricordato, è “una figura tecnica altamente qualificata, essenziale per la qualità e la sicurezza dei dispositivi protesici”, con un impatto diretto sull’interesse degli utenti e sul funzionamento complessivo del sistema sanitario.
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