Per decenni, la moda ha guardato allo spazio come si guarda al futuro: con ammirazione, e da lontano. Le passerelle si sono riempite di caschi stravaganti, tessuti metallizzati e silhouette che promettevano una vita tra le stelle che non è mai arrivata. La corsa allo spazio ha ispirato la moda, ma la moda raramente ha partecipato davvero all’esplorazione spaziale. Fino a qualche anno fa.
Nel 2023, Prada è entrata a far parte del Programma Artemis come partner ufficiale di Axiom Space con la missione di progettare le tute spaziali degli astronauti. Non si tratta di un’operazione di marketing né di un capriccio estetico per vestire gli astronauti con abiti firmati.
Una delle case di moda più influenti al mondo sta collaborando allo sviluppo di una tecnologia che potrebbe accompagnare i primi esseri umani a tornare sulla Luna dopo più di mezzo secolo.
Perché proprio Prada
La scelta non è casuale, e non riguarda il logo. Prada è nota da decenni per la sua ossessione per i tessuti e i materiali ad alte prestazioni. Quando negli anni Ottanta e Novanta iniziò a utilizzare su larga scala il nylon industriale, il lusso era ancora sinonimo di pelle, seta e materiali tradizionali. La maison milanese trasformò un tessuto nato per le divise militari e le applicazioni industriali in un oggetto del desiderio, e nel farlo dimostrò una competenza tecnica che molti suoi concorrenti non possiedono. Mentre molti marchi del lusso vendono soprattutto immagine, Prada investe da anni nella ricerca sui materiali, nei processi di produzione avanzati, nella modellazione tridimensionale e nella sartoria di alta complessità. Sono esattamente queste competenze che Axiom Space ha cercato quando ha bussato alla porta della maison.
La tuta spaziale è un problema di ergonomia
Quando pensiamo all’esplorazione spaziale, di solito immaginiamo razzi, motori e computer. Eppure uno dei maggiori problemi storici delle tute spaziali è sempre stata la mobilità. Una tuta spaziale è essenzialmente un’astronave individuale: è pressurizzata, rigida, pesante, e ostacola costantemente il movimento del corpo. Gli astronauti del programma Apollo descrivevano molte attività quotidiane come estenuanti perché la tuta lottava contro di loro a ogni passo. Per questo motivo Axiom Space ha cercato esperti in qualcosa che l’industria della moda conosce meglio di chiunque altro: come far sì che un corpo umano si muova liberamente all’interno di una struttura complessa.
L’AxEMU che ha fatto il giro del mondo
Le prime immagini dell’AxEMU — l’Axiom Extravehicular Mobility Unit — fecero il giro del web nel 2023 alla velocità della luce. Il design, con il rivestimento esterno nero e i dettagli rossi, sembrava uscito da un blockbuster di fantascienza. La versione che sarà protagonista dello sbarco lunare sarà però bianca, per riflettere il calore e resistere alla polvere del suolo. Ma per quanto il design esterno potesse sembrare imponente, la vera rivoluzione tecnologica non si trova all’esterno. Lo scorso 7 giugno 2026, nella flagship store di Prada a New York, Axiom e la maison italiana hanno presentato il loro vero capolavoro: lo strato più interno della tuta.
Il capo che nessuno vedrà ma che terrà in vita gli astronauti
Il Liquid Cooling and Ventilation Garment — LCVG — è lo strato a diretto contatto con il corpo dell’astronauta. A prima vista ricorda un indumento sportivo a compressione di ultima generazione. Ma la sua funzione è molto più vicina all’ingegneria biomedica che all’abbigliamento sportivo. Si tratta di una seconda pelle dotata di una rete di condotti attraverso cui circola acqua fredda: mentre l’astronauta cammina, lavora o raccoglie campioni sulla superficie lunare, il sistema assorbe il calore generato dal corpo e lo trasporta verso i sistemi di supporto vitale della tuta. In altre parole, una tuta da Dune, ma nella vita reale. A distinguerlo dalle versioni precedenti è anche un circuito di raffreddamento completamente ridondante: in caso di guasto del loop primario, un sistema di backup è già pronto a intervenire.
Il vero nemico nello spazio è il calore
Il vero nemico durante una passeggiata spaziale non è sempre il freddo. All’interno di una tuta pressurizzata, sottoposta a sforzo fisico per ore, il corpo umano può generare enormi quantità di energia termica. Senza un sistema di raffreddamento efficace, l’astronauta andrebbe semplicemente in surriscaldamento. L’LCVG risolve questo problema in modo integrato: regola il calore, gestisce la ventilazione interna, garantisce la circolazione dell’ossigeno e l’eliminazione dell’anidride carbonica. È il capo che nessuno vedrà mai — nascosto sotto strati di materiali tecnici — ma che farà la differenza tra il successo e il fallimento di una missione.
Le parole di chi ha lavorato a tutto questo
Le dichiarazioni ufficiali lasciate dalla presentazione del 7 giugno fotografano bene la portata del progetto. Jonathan Cirtain, CEO e Presidente di Axiom Space, ha sottolineato che il futuro dell’esplorazione spaziale non sarà costruito da una sola entità, e che la partnership con Prada ne è la dimostrazione concreta.
Dal fronte Prada, ha parlato Lorenzo Bertelli, Chief Marketing Officer e Head of Sustainability del Gruppo: «Oggi siamo orgogliosi di presentare un nuovo risultato, nato dalla combinazione unica tra le conoscenze pionieristiche di Axiom Space e il know-how di Prada nel design, nella modellistica e nei materiali avanzati, al servizio del ritorno dell’umanità sulla superficie lunare. Guardiamo con entusiasmo al prosieguo di questa collaborazione, continuando a superare i rispettivi confini ed esplorando insieme nuove frontiere».
Russell Ralston, Senior Vice President di Axiom Space per lo Sviluppo dei Veicoli Spaziali, ha aggiunto che ogni minuto trascorso dagli astronauti fuori dal veicolo, l’LCVG lavora per tenerli al sicuro, gestendo l’ambiente termico e il respiro mentre il corpo è spinto al limite, e che il contributo di Prada ha portato questa capacità a un livello che Axiom Space non avrebbe potuto raggiungere da sola.
Cosa ci guadagna Prada: il valore strategico di vestire chi andrà sulla Luna
La collaborazione con Axiom Space non è solo una storia di ingegneria: è anche una delle operazioni di brand-building più sofisticate degli ultimi anni nel settore del lusso. Prada è oggi la prima maison ad aver compiuto il salto dall’immaginario alla realtà, diventando partner di Axiom Space, che nel 2022 ha ottenuto dalla NASA un contratto da 228 milioni di dollari per sviluppare la versione moderna della tuta Apollo. Il legame con il Programma Artemis non è frutto di una scelta improvvisata: Lorenzo Bertelli ha acquisito tramite la sua società Aegida Space una quota dello 0,2% in Axiom Space, dal valore stimato di circa 5 milioni di euro, con un ulteriore investimento di circa 1,5 milioni a copertura di eventuali svalutazioni future, scommessa che ha già prodotto risultati tangibili. Sul fronte dell’immagine, l’operazione è ancora più potente. Tra le motivazioni strategiche figurano sia l’interesse verso una futura clientela benestante attratta dal turismo spaziale, sia il desiderio di associare il brand a un’immagine d’avanguardia, in una fase complessa per il settore del lusso, che dopo due anni di contrazione aveva mostrato segnali di stabilizzazione prima delle nuove tensioni geopolitiche. Thomai Serdari, luxury brand strategist e professore di marketing alla Stern School of Business della NYU, ha spiegato che Prada è andata «oltre l’ispirazione trasformandola in una vera partnership», man mano che le industrie dell’esplorazione e del turismo spaziale si sviluppano. E nel lusso, essere i primi conta molto più che imitare chi è arrivato prima.
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