cosa cambia per le aziende


La Science Based Targets initiative (SBTi) ha pubblicato il nuovo Corporate Net-Zero Standard Version 2.0, il più importante aggiornamento del framework internazionale che guida le imprese nella definizione di obiettivi climatici allineati alla scienza. La revisione arriva dopo un decennio di esperienza sul campo e oltre 11.000 aziende con target validati da SBTi nel mondo. L’obiettivo è rendere il percorso verso il net zero più efficace, più vicino alle dinamiche operative delle imprese e maggiormente focalizzato sull’attuazione delle strategie di decarbonizzazione.

La nuova versione segna infatti un cambio di paradigma. Se il primo standard aveva soprattutto il compito di definire cosa significhi essere allineati a una traiettoria compatibile con il limite di 1,5°C previsto dall’Accordo di Parigi, il Corporate Net-Zero Standard 2.0 punta a trasformare gli obiettivi climatici in strumenti concreti di gestione della transizione.

Cos’è il Corporate Net-Zero Standard di SBTi

Il Corporate Net-Zero Standard è il principale framework internazionale utilizzato dalle aziende per definire obiettivi climatici basati sulla scienza. Sviluppato dalla Science Based Targets initiative, organizzazione nata dalla collaborazione tra Carbon Disclosure Project (CDP), il Global Compact delle Nazioni Unite, il World Resources Institute (WRI) e il World Wildlife Fund (WWF), lo standard stabilisce i criteri attraverso cui le imprese possono dimostrare che i propri percorsi di riduzione delle emissioni siano coerenti con gli obiettivi climatici globali.

Lanciato nel 2021, il framework ha contribuito a creare un riferimento comune in un mercato caratterizzato da approcci spesso eterogenei al concetto di net zero. Prima della sua introduzione, molte aziende annunciavano obiettivi di neutralità climatica senza criteri condivisi o metodologie verificabili, alimentando dubbi sulla credibilità degli impegni assunti.

Lo standard ha definito regole precise per la fissazione di target relativi alle emissioni Scope 1, Scope 2 e Scope 3, indicando le riduzioni necessarie per allinearsi agli scenari climatici compatibili con il contenimento del riscaldamento globale entro 1,5°C. Nel tempo è diventato uno dei principali benchmark utilizzati da investitori, istituzioni finanziarie e stakeholder per valutare la qualità delle strategie climatiche aziendali.

Con la versione 2.0, SBTi amplia ulteriormente il proprio ruolo. L’obiettivo non è più soltanto validare i target, ma accompagnare le imprese nell’implementazione dei percorsi di decarbonizzazione, integrando gli obiettivi climatici nelle decisioni di investimento, nelle strategie industriali e nella gestione della supply chain.

Le principali novità della versione 2.0

Il Corporate Net-Zero Standard 2.0 rappresenta il risultato di una revisione che SBTi ha avviato per rispondere alle criticità emerse durante l’applicazione della prima versione del framework. Negli ultimi anni migliaia di aziende hanno infatti iniziato a misurare le proprie emissioni, fissare target di riduzione e sviluppare strategie climatiche, facendo emergere la necessità di strumenti più flessibili ma al tempo stesso più orientati all’implementazione.

Una delle principali innovazioni riguarda l’introduzione di requisiti differenziati in base alle caratteristiche delle imprese. La nuova versione distingue infatti tra aziende di Categoria A e Categoria B, tenendo conto della dimensione aziendale e del contesto economico in cui operano. Questo approccio mira a facilitare l’accesso allo standard per le organizzazioni meno strutturate, mantenendo però elevati livelli di ambizione per le grandi imprese.

Il framework introduce inoltre una gerarchia di implementazione che privilegia la riduzione diretta delle emissioni all’interno delle attività aziendali e della catena del valore. Solo successivamente vengono riconosciute azioni realizzate in sistemi condivisi, come reti elettriche o filiere produttive, e iniziative in grado di contribuire alla decarbonizzazione di interi settori economici.

Infine, particolare attenzione viene dedicata anche al monitoraggio dei progressi. La versione 2.0 supera una logica basata esclusivamente sulla validazione iniziale dei target e introduce un processo continuo di valutazione delle performance. Le aziende dovranno rendicontare i risultati ottenuti, evidenziare eventuali scostamenti rispetto alle traiettorie previste e dimostrare come intendano colmare eventuali ritardi nel percorso verso il net zero.

Scope 1: più flessibilità nella definizione dei target

Per le emissioni dirette generate dalle attività aziendali, il nuovo standard introduce tre diverse modalità di definizione degli obiettivi. Le aziende possono continuare a utilizzare target assoluti di riduzione delle emissioni, basati su una traiettoria lineare che porta dall’anno di riferimento al raggiungimento del net zero; adottare percorsi basati sull’intensità emissiva del settore di appartenenza, calibrati sulle caratteristiche e sulle opportunità di decarbonizzazione di comparti come acciaio, cemento o chimica; oppure scegliere un approccio legato alla trasformazione degli asset produttivi. Quest’ultimo percorso è pensato soprattutto per i settori caratterizzati da lunghi cicli di investimento e infrastrutture ad alta intensità emissiva, dove la decarbonizzazione dipende dalla sostituzione graduale degli impianti esistenti con tecnologie a basse emissioni.

Scope 2: focus sulla transizione energetica

Per le emissioni legate all’energia acquistata, SBTi amplia le opzioni disponibili per dimostrare la decarbonizzazione dei consumi energetici. Le aziende possono fissare target basati sia sulla riduzione delle emissioni sia sull’aumento della quota di elettricità a basse emissioni di carbonio. Lo standard riconosce diversi strumenti di approvvigionamento energetico, inclusi Power Purchase Agreement, investimenti diretti e certificati energetici, purché rispettino i requisiti di integrità e collegamento con il sistema energetico in cui avviene il consumo.

La versione 2.0 introduce inoltre un riconoscimento volontario per le aziende che adottano sistemi di hourly matching, ovvero l’abbinamento orario tra consumi elettrici e produzione di energia a basse emissioni.

Scope 3: maggiore attenzione alla materialità

La gestione delle emissioni indirette dello Scope 3 è stata resa più pragmatica e focalizzata sulla materialità, consentendo alle aziende di escludere categorie che rappresentano meno del 5% delle emissioni totali o dove l’influenza pratica è minima.

Per i target a breve termine, le imprese possono scegliere tra tre opzioni: la riduzione lineare delle emissioni, il coinvolgimento attivo dei fornitori e dei clienti affinché adottino a loro volta standard scientifici, o l’uso di target specifici per categoria. Quest’ultima opzione è pensata per le aziende con emissioni concentrate e differenzia tra emissioni a monte, per le quali esistono percorsi settoriali definiti, e altre attività della catena del valore, incoraggiando l’approvvigionamento di materie prime a ridotta impronta carbonica.

Governance e piani di transizione

Una delle innovazioni più importanti della versione 2.0 riguarda il rafforzamento della governance climatica.

Tutte le aziende che adottano lo standard dovranno predisporre un piano di transizione che descriva le principali azioni necessarie per raggiungere i target fissati e il percorso complessivo verso il net zero. Per le grandi imprese (appartenenti alla Categoria A) questo documento dovrà essere reso pubblico al momento della validazione degli obiettivi. Il piano dovrà illustrare le principali leve di decarbonizzazione, gli investimenti previsti e le modalità con cui la strategia climatica verrà integrata nelle attività operative e finanziarie dell’azienda.

SBTi richiede inoltre il coinvolgimento diretto dei vertici aziendali, prevedendo che i target siano approvati ai massimi livelli di governance e integrati nei processi decisionali dell’organizzazione. La decarbonizzazione viene quindi trattata sempre più come una questione strategica e non esclusivamente di sostenibilità o rendicontazione.

Il principio di best efforts e la responsabilità sulle emissioni

La versione 2.0 adotta inoltre un approccio basato sul principio del “best efforts”, vale a dire che le imprese sono tenute a utilizzare tutte le leve ragionevolmente disponibili per ridurre le emissioni e a dimostrare trasparenza rispetto alle difficoltà incontrate lungo il percorso. L’obiettivo è riconoscere che le aziende non hanno sempre il controllo diretto su tutte le fonti emissive, in particolare lungo la supply chain, pur richiedendo loro di dimostrare un impegno concreto e documentabile verso il raggiungimento degli obiettivi climatici.

Accanto a questo viene introdotto l’Ongoing Emissions Responsibility Program, un sistema volontario che riconosce le aziende impegnate nel finanziamento di attività di riduzione o rimozione delle emissioni oltre il proprio perimetro operativo.

Perché è importante

L’aggiornamento del Corporate Net-Zero Standard arriva in una fase findamentale per la transizione climatica globale. La pressione normativa, le richieste degli investitori e la crescente attenzione ai rischi climatici stanno spingendo le imprese a trasformare gli impegni ESG in strategie operative sempre più concrete.

La versione 2.0 riflette questa evoluzione. Più che ridefinire il concetto di net zero, il nuovo standard punta infatti a rendere più credibili e realizzabili i percorsi di decarbonizzazione aziendale, riconoscendo le complessità della transizione ma, al tempo stesso, mantenendo l’allineamento agli obiettivi scientifici.

Per le imprese, il framework è destinato a diventare sempre più uno strumento di gestione del rischio e di pianificazione strategica. Per investitori e stakeholder rappresenta invece un riferimento aggiornato per valutare la qualità e la credibilità degli impegni climatici aziendali in un contesto in cui la capacità di passare dagli annunci ai risultati sarà sempre più determinante.

Scopri come ESGnews e i suoi partner possono aiutarti.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Arianna De Felice

Source link

Di