il Gulliver celebra il suo anniversario tra memoria, presente e futuro



C’era uno dei fondatori, che ricordava le piazze di Varese negli anni Ottanta, lo spaccio alla luce del sole, i morti per overdose settimana dopo settimana sulle pagine della Prealpina, una città che preferiva non guardare. C’era il prefetto Salvatore Quagliariello che parlava di «alleanza di comunità». C’era il sindaco Galimberti con sei assessori al suo fianco. E c’erano i numeri: 3.465 persone seguite nel 2025, di cui 1.656 ragazzi incontrati nelle scuole della provincia.


Il Centro Gulliver di Varese ha festeggiato i suoi quarant’anni con una mattinata densa, ospitata nella sala Carrozze hub della struttura di via Albani, alla presenza delle principali istituzioni cittadine e di chi, operatori, volontari, soci storici, ha costruito questa storia dall’interno. A condurre i lavori Marcello Vitella di Yop, che ha tenuto i fili di una giornata ricca di interventi.

Le origini: una portineria, un’urgenza, una scintilla


A raccontare la genesi Marco Giovannelli, oggi direttore di VareseNews, che nel 1984 aveva fatto il servizio civile nel «Nucleo operativo tossicodipendenze» dell’allora Asl, ricavato in un piccolo spazio della portineria di via Ottorino Rossi. «Varese aveva due primati brutti: i morti per overdose e un tasso di prostituzione da paura. Chi dice che era più bella, non ricorda davvero com’era la città».

In quel contesto esplose anche l’AIDS, trovando il Paese impreparato. Accanto al servizio pubblico c’era pochissimo: le prime comunità terapeutiche, San Patrignano, qualche esperienza legata al gruppo Abele. Fu Gianfranco Nicora — anche lui presente in sala a mettere insieme le forze intorno all’idea di aprire a Varese un centro legato alla Federazione italiana delle comunità terapeutiche di Don Mario Picchi. Serviva un sacerdote a capo: fu trovato don Michele Barban, parroco di Coarezza. Il 19 maggio 1986, in un’abitazione di via Paesiello a Biuno Superiore con tre stanze, aprì la prima accoglienza. Nacque il Gulliver, nome tratto dalla filosofia di «Progetto Uomo»: né il nano delle paure né il gigante dei sogni, ma un uomo parte di un tutto.

Generico 15 Jun 2026

Oggi: 3.465 persone e una rete che si allarga

La direttrice generale Raffaella Valenti ha presentato i dati del 2025: 3.465 persone hanno usufruito dei servizi del centro, tra area dipendenze, psichiatria e ambulatori. «Sono volti, sguardi, tratti di vita a cui abbiamo preso la mano per accompagnarli in un momento critico». Il numero dei ricoveri è significativamente più alto tra gli uomini, mentre le donne accedono di più ai servizi ambulatoriali, anche nella fascia 18-25 anni.


La psicologa Cinzia Valsecchi, responsabile del centro servizi, ha descritto cosa raccontano i giovani che arrivano: «Hanno paura del futuro, faticano a relazionarsi con i pari, ma soprattutto non hanno fiducia negli adulti. È come se venisse chiesto loro un passo che non sanno fare».

Il direttore sanitario Giovanni Croci ha illustrato le innovazioni degli ultimi anni: il potenziamento del centro servizi come antenna territoriale, i percorsi semi-residenziali più flessibili, un lavoro rinnovato sulla fase del reinserimento, tema finora sottovalutato,  che ha permesso di partecipare a un bando nazionale delle politiche antidroga, classificandosi terzi. Nuovi ponti sono stati costruiti anche con la casa circondariale di Busto Arsizio: Gulliver è stato chiamato a formare insegnanti e polizia penitenziaria sui disturbi di personalità più frequenti tra i detenuti.


Il progetto Magellano e gli infermieri dal Paraguay

Uno dei momenti più attesi è stato il racconto del «progetto Magellano», presentato da Guido Bonoldi, delegato comunale alla sanità e amico del centro. Il giorno prima dell’evento erano atterrati a Malpensa undici infermieri laureati dal Paraguay: trascorreranno un mese di formazione a Varese prima di essere assunti dalle strutture del territorio. Si tratta del terzo ciclo di un progetto avviato nel 2023, costruito grazie ai legami di Bonoldi con il Sudamerica e alla disponibilità della direzione dell’ASST dei Sette Laghi. In parallelo, un accordo con tre università sudamericane (Paraguay, Argentina, Perù) permette a studenti infermieri di svolgere semestri formativi in Italia: il prossimo ciclo, dal gennaio al giugno 2027, si concentrerà interamente nell’area varesina tra ospedale, Cantello e Fondazione Molina.

Verso i prossimi quarant’anni: sostenibilità come longevità

La chiusura dei lavori è stata affidata a Massimo Folador, consulente che nell’ultimo anno ha accompagnato Gulliver in un percorso di analisi strategica sulla sostenibilità. «Quarant’anni non sono un dato anagrafico sono la prova che questa impresa sa durare. E durare richiede metodo». Folador ha illustrato una misurazione delle relazioni di Gulliver con il suo ecosistema (utenti, collaboratori, comunità locale, fornitori, istituzioni): il centro ha raggiunto 120 punti su 200, contro una media italiana delle imprese profit di 65. L’obiettivo è trasformare questa consapevolezza in un piano strategico formale, con un report di sostenibilità che misuri non solo i conti ma l’impatto generato sul territorio.

Il presidente Emilio Curtò ha chiuso con una confessione: «La mia soddisfazione oggi non è solo per i quarant’anni. È perché Gulliver è un’azienda solida, compatta, con le idee chiare su dove vuole andare. Ci prendiamo cura della fragilità di tutto con uno sguardo fuori e con una parola che ci accompagna sempre: speranza». Ha poi annunciato per ottobre un convegno dedicato alla salute mentale e alla violenza ad essa connessa, con un focus specifico sugli aspetti medico-legali e sul tema della dipendenza digitale nei giovani.


A suggellare la giornata, un cortometraggio realizzato dagli ospiti della comunità Beccaro, monologhi, riprese e musiche interamente prodotte dai ragazzi, che ha vinto il secondo posto in un concorso nazionale di corti sulla salute mentale. Un documento di forza rara, capace di dare volto e voce a ciò che il centro fa ogni giorno.





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