“Il futuro dei servizi passa da un capitalismo di coalizione”



Il futuro dei servizi pubblici e dello sviluppo locale passa da una profonda trasformazione del modello industriale e sociale, dove le parole d’ordine diventano cooperazione, transizione ecologica e cura dei beni collettivi. Nel corso dell’evento “L’ecosistema del Valore”, organizzato da Acinque a LarioFiere per celebrare i risultati del gruppo, il sociologo e fondatore del consorzio Aaster, Aldo Bonomi, ha tracciato una vera e propria mappa geopolitica e sociale dei territori della Lombardia settentrionale. Un intervento ad ampio respiro che, partendo dai dati di bilancio, ha allargato lo sguardo verso le sfide globali che impattano direttamente sulle comunità locali.

Oltre i numeri: la governance che produce fiducia

Il punto di partenza del ragionamento del sociologo è la celebrazione di un successo economico innegabile. Parliamo di cifre importanti, come il mezzo miliardo di euro di fatturato, un occupato su tre inserito nel perimetro aziendale e tre nell’indotto, per un totale che supera i 4.000 addetti. Numeri che, secondo Bonomi, non sono solo contabilità ma rappresentano un valore sociale ed economico radicato. «Si celebra avendo la coscienza di fare rappresentanza – spiega Aldo Bonomi – e soprattutto di mettere in piedi e presentare una governance che produce fiducia. Aggiungo solo che la fiducia è una merce particolare: più la si produce, più aumenta, non decresce a differenza delle altre merci». In un’epoca di grande turbolenza, per il sociologo la via maestra è chiara: «O si fa il capitalismo tradizionale o si fa il capitalismo di coalizione. Io credo nel capitalismo di coalizione, altrimenti non ce n’è per nessuno».

Dalle dighe ai data center: i nuovi simboli dell’antropocene

Nel corso del suo intervento, Bonomi ha evidenziato un forte cambiamento d’orizzonte per chi amministra e gestisce le reti dei servizi, portando l’attenzione sulla transizione in atto in territori complessi e interconnessi, che collegano aree come Lecco, Como, Varese, Sondrio e l’epicentro di Monza. «C’è stato un cambiamento – osserva Bonomi – si è iniziata la legislatura occupandosi delle dighe e dell’acqua, che fanno territorio e negoziazione importantissima, e ci si ritrova ad oggi a dover darsi e occuparsi di data center. I data center sono la rappresentazione iconica del cambiamento perché sono tecnocene sopra, la grande fabbrica della intelligenza artificiale, e antropocene sotto, perché succhiano energia e acqua». Per il sociologo, non si tratta di dinamiche marginali, ma di processi estrattivi che vanno governati: «Non si può accompagnare questa transizione senza rapportarsi con l’intelligenza territoriale e con la conoscenza dei luoghi».

Il concetto di piattaforma territoriale e le economie fondamentali

Il cuore dell’analisi si sposta poi sul superamento del classico concetto di “distretto industriale” a favore di una visione più aperta e reticolare. Il territorio non è più solo una somma di filiere produttive, ma una vera e propria piattaforma che deve integrare il manifatturiero con i servizi, la sanità e il sociale. «Siamo in presenza di piattaforme territoriali – chiarisce il fondatore di Aaster – e la piattaforma territoriale significa alzare lo sguardo oltre le mura dell’impresa. Significa guardare alle grandi reti, perché la logistica, le utility, le università e gli ospedali sono il capitalismo delle reti che tiene assieme il territorio». All’interno di questo schema, un ruolo cruciale viene assegnato alle cosiddette “economie fondamentali”, cioè a quei beni e servizi quotidiani senza i quali la vita comunitaria si ferma: «Abitare, comunicare, formarsi con l’università, spostarsi e le reti dell’energia. Queste sono le economie fondamentali».

Tra reti corte e reti lunghe: la sfida del neomunicipalismo

In un mondo globalizzato, il compito dei grandi operatori di servizi territoriali è quello di sapersi posizionare in mezzo tra le dinamiche globali (le reti lunghe della finanza, della tecnologia e delle grandi infrastrutture) e le istanze locali (le reti corte della prossimità). La prossimità è quella composta dai sindaci, dai quartieri, dalle imprese locali, dalle associazioni di volontariato e dalle comunità energetiche. «I beni collettivi – riflette Aldo Bonomi – sono la sintesi che deve avere la capacità di mettersi in mezzo tra le reti corte e le reti lunghe. Bisogna avere la logica della prossimità e della simultaneità». Una sfida che chiama in causa direttamente i primi cittadini, definiti come “il residuo risolto” che si trova a gestire in prima linea il disagio sociale nei territori. «Una volta avevamo a che fare con il municipalismo, che si è evoluto nelle aggregazioni che conosciamo. Oggi va inventato un neomunicipalismo, capace di costruire la forza della piattaforma per comprendere i flussi e governare il cambiamento».

Il capitalismo di Geppetto alla prova dell’energia

Per spiegare la natura e le fragilità del sistema produttivo del nostro Paese, il sociologo ha utilizzato una metafora letteraria molto efficace, legata a uno dei personaggi più noti della cultura italiana, ponendo l’accento sulla necessità di proteggere l’inventiva locale dalle grandi tempeste dei costi energetici e della geopolitica. «Abbiamo un modello – conclude Bonomi con una similitudine – per cui non dimentichiamoci che dalla maestria di Geppetto nasce Pinocchio, c’è la capacità inventiva del made in Italy di produrre. Il problema, se vogliamo usare Pinocchio, è dire di cosa si alimenta il nostro capitalismo: Mangiafuoco è fuoco, petrolio, nucleare, energia, acqua. La prima cosa che si incontra quando si va fuori sono i costi dell’energia oggi e il capitalismo politico».




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 

Source link

Di