Shipping elettrico, la Cina porta in mare la più grande portacontainer elettrica del mondo


La Ningyuan Diankun da 740 Teu inaugura una nuova fase nell’elettrificazione del cabotaggio. Dietro il progetto l’integrazione tra cantieristica, batterie, infrastrutture portuali e logistica fluviale. Un mercato destinato a ridefinire gli equilibri della blue economy globale

La Cina accelera sulla decarbonizzazione del trasporto marittimo e rafforza la propria posizione lungo l’intera filiera industriale dello shipping elettrico. L’entrata in servizio della Ningyuan Diankun, attualmente la più grande portacontainer elettrica al mondo, rappresenta infatti molto più di un primato tecnologico: è il segnale della maturazione di un ecosistema industriale che integra cantieristica, produzione di batterie, infrastrutture energetiche e logistica portuale.

Varata nel porto di Ningbo, primo scalo mondiale per tonnellaggio di merci movimentate, la nave è stata sviluppata all’interno del perimetro della China State Shipbuilding Corporation (Cssc), il maggiore gruppo cantieristico mondiale controllato dallo Stato cinese. L’unità, lunga 128 metri e larga 22, dispone di una capacità di 740 Teu ed è alimentata da un sistema di accumulo da quasi 20 MWh distribuito in dieci moduli containerizzati, che garantiscono un’autonomia compresa tra 100 e 180 miglia nautiche.

Dal punto di vista industriale, il progetto conferma la strategia perseguita da Pechino nel settore della mobilità elettrica: presidiare contemporaneamente produzione, tecnologia e infrastrutture, generando economie di scala difficilmente replicabili dai concorrenti occidentali. Nel caso dello shipping, l’obiettivo è ridurre la dipendenza dai combustibili fossili nelle tratte costiere e fluviali, segmenti nei quali la tecnologia delle batterie risulta già economicamente competitiva.

La Ningyuan Diankun è stata progettata per operare interamente in modalità elettrica, azzerando le emissioni dirette e l’inquinamento acustico durante la navigazione. Una caratteristica particolarmente rilevante per il cabotaggio e per i collegamenti a corto raggio, dove l’elevata frequenza delle rotte e la disponibilità di infrastrutture di ricarica consentono di compensare i limiti di autonomia che ancora caratterizzano le batterie rispetto ai combustibili convenzionali.

L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia di rinnovamento della flotta nazionale. Secondo Ningbo Ocean Shipping, il 57% delle proprie navi è già costituito da unità a basso consumo energetico, mentre il 34% della flotta è dotato di sistemi intelligenti di navigazione e gestione operativa. La convergenza tra digitalizzazione ed elettrificazione appare destinata a diventare uno dei principali fattori competitivi del trasporto marittimo regionale.

Sul piano economico, la posta in gioco è significativa. La navigazione costiera e fluviale rappresenta uno dei principali segmenti della logistica interna cinese e costituisce un mercato potenziale per migliaia di unità elettriche nei prossimi anni. La leadership acquisita nelle batterie offre inoltre alla Cina un vantaggio competitivo analogo a quello già sviluppato nel settore automotive.

Un ruolo centrale è svolto da Catl, leader mondiale nella produzione di batterie, che controlla circa il 40% del mercato globale degli accumulatori per veicoli elettrici e il 30% dei sistemi di storage di grande taglia. Il gruppo ha già equipaggiato circa 900 imbarcazioni e sta sviluppando modelli di battery swapping per il settore marittimo, replicando una soluzione già diffusa nel trasporto stradale commerciale.

L’industrializzazione dello shipping elettrico richiede tuttavia investimenti rilevanti anche nelle infrastrutture. Lungo il Fiume Azzurro, asse strategico della logistica interna cinese, sono già operative migliaia di stazioni di ricarica dedicate alle imbarcazioni. Nella sola provincia di Jiangsu se ne contano oltre 5mila. Parallelamente, diverse amministrazioni locali stanno introducendo incentivi per favorire l’adozione di unità a batteria e accelerare la creazione di una filiera nazionale.

Il tema assume una rilevanza crescente anche alla luce delle tensioni geopolitiche che incidono sulle catene di approvvigionamento energetico globali. La ricerca di alternative ai combustibili fossili non risponde più soltanto a obiettivi ambientali, ma si intreccia con le strategie di sicurezza energetica e resilienza logistica. In questo contesto, la capacità di controllare le tecnologie di accumulo diventa un fattore strategico per la competitività del sistema marittimo.

Restano tuttavia aperte le sfide legate alla navigazione oceanica. L’attuale densità energetica delle batterie limita l’applicazione dell’elettrico puro sulle lunghe percorrenze, indirizzando la ricerca verso soluzioni complementari come ammoniaca e idrogeno. Nel breve periodo, la transizione appare quindi destinata a concentrarsi sulle tratte costiere, fluviali e portuali, dove il ritorno economico degli investimenti è più immediato.

Per il settore portuale e logistico internazionale il caso cinese rappresenta un indicatore di tendenza. La competitività futura non dipenderà soltanto dalla capacità di movimentazione delle merci, ma dall’integrazione tra infrastrutture energetiche, digitalizzazione e sostenibilità operativa. In questa prospettiva, l’elettrificazione delle flotte potrebbe diventare uno dei principali driver di trasformazione della blue economy nei prossimi dieci anni.

Anche per l’Italia il tema assume una valenza strategica. La presenza di una vasta rete costiera, l’importanza del traffico Ro-Ro e il ruolo crescente dei porti nella transizione energetica rendono il cabotaggio elettrico una possibile leva di sviluppo per le autostrade del mare. La sfida, tuttavia, non riguarda soltanto il rinnovo delle flotte: richiede investimenti coordinati in infrastrutture di ricarica, sistemi portuali e filiere industriali capaci di sostenere la trasformazione tecnologica del comparto.


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