Entrambe le misurazioni restituiscono un dato veramente allarmante: il livello del Lago Albano sta perdendo 1 centimetro ogni 5 giorni. E la situazione in questi mesi estivi potrebbe ancora peggiorare.

La proiezione ci porta a calcolare che, nel migliore dei casi, a settembre il lago sarà calato di ulteriori 20 centimetri, con le acque che si ritirano sempre più verso il centro del lago, scoprendo nuove vaste spiagge.
Lago Albano, le misurazioni di Della Monica
La nuova misurazione diffusa il 20 giugno dall’Associazione Grottaferrata Sostenibile, animata da Giancarlo Della Monica, oggi ex delegato alla sostenibilità del Comune di Grottaferrata dopo la caduta del sindaco Mirko Di Bernardo, fotografa un dato pesante: -100 centimetri rispetto al livello iniziale rilevato circa tre anni fa.
Due settimane prima il lago era a -95. In quindici giorni sono spariti altri 5 centimetri.


Un centimetro ogni cinque giorni
Il dato raccontato da Della Monica non è solo simbolico. È l’apertura dell’estate, il caldo è appena arrivato e il lago ha già ripreso a scendere con un ritmo drammatico: circa un centimetro ogni cinque giorni.
L’associazione ricorda che il minimo storico delle proprie misurazioni è stato raggiunto il 21 dicembre scorso, con -128 centimetri.
Ora il bacino è risalito un po’, grazie alle forti piogge dei mesi scorsi, ma non abbastanza. E soprattutto è tornato a perdere acqua a una velocità disarmante.
Nei prossimi mesi è anche probabile che la situazioni peggiori ancora. Con la situazione climatica che ci stanno prospettando i meteorologi e l’aumento del peso antropico sulla zona dei Castelli, è molto probabile che i cali diventino superiori a un centimetro ogni 5 giorni.
Il Teleidrometro conferma il calo
Il Teleidrometro installato dall’AUBAC, Autorità di Bacino, conferma il forte calo.


In questo grafico si evidenzia il livello misurato in data 16 marzo a 1,94 con quello in data 20 giugno a 1,74.
Sono 20 centimetri in 97 giorni, cioè circa 1 centimetro ogni 5 giorni. Confermato, quindi, in pieno il dato di Della Monica.
Se vediamo poi il riassunto da settembre 2023, quando è entrato in funzione il Teleidrometro, appare ancora più evidente il drammatico inarrestabile calo delle acque del lago Albano.


Chiunque può consultare i dati del Teleidrometro. Per leggerli CLICCA QUI.
Chi sta controllando i prelievi di Acea?
Da oltre un anno si parla di controlli, limiti, provvedimenti, tavoli e monitoraggi di Acea, ma sul lago, almeno agli occhi dei cittadini, non si vede ancora una svolta concreta e reale.
La denuncia è semplice e durissima: mentre il livello cala, il sistema dei prelievi di Acea continua a funzionare senza alcun limite, alcun controllo, alcuna informazione pubblica.
Nessun atto viene reso pubblico, nemmeno ci trovassimo non in Italia, ma in un paese del terzo mondo. E se un lago vulcanico a rischio collasso perde acqua già all’inizio dell’estate, il rischio è che luglio, agosto e settembre trasformino l’allarme in emergenza piena.
Acea e gli 11 Comuni dei Castelli
Sul bacino pesa il nodo Acea. L’acqua del Lago Albano viene utilizzata per alimentare una rete che serve 11 Comuni dei Castelli Romani: Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Frascati, Rocca Priora, Monte Porzio Catone, Monte Compatri, Zagarolo, Colonna, Palestrina e, più di recente, anche Rocca di Papa.
È una geografia idrica enorme: il lago non riguarda più solo la spiaggia di Castel Gandolfo, ma un pezzo intero del sistema idrico castellano.
Prelievi senza controlli
La data politica da tenere a mente è il 7 novembre 2025. In quella data il sindaco di Roma Gualtieri in qualità di sindaco metropolitano ha autorizzato Acea alla prosecuzione indisturbata dei prelievi per altri due anni, fino a novembre 2027.
Ma il problema è proprio questo: se non esiste un tetto pubblico ai prelievi, leggibile e immediato, il rischio è che il controllo arrivi quando l’acqua è già sparita.
L’interrogazione rimasta sospesa
Sul caso incombe anche un’interrogazione parlamentare del senatore Marco Silvestroni, di Albano, Fratelli d’Italia.
Il cuore della domanda era politico e ambientale insieme: i lavori sulla condotta Acea sono semplice manutenzione o preparano un aumento della capacità di prelievo?
Tradotto: il lago viene solo gestito o ulteriormente spremuto? A oggi, quella domanda pesa ancora come un macigno sul tavolo delle istituzioni.
I quartieri e i territori coinvolti
Il primo fronte è quello dei prelievi Acea dal lago: Castel Gandolfo, Albano e l’area della pompa Sforza Cesarini.
Poi c’è la dorsale verso Frascati, Monte Porzio, Monte Compatri e Rocca Priora.
Più a est il sistema arriva a Colonna, Zagarolo e Palestrina. Con Rocca di Papa, il quadro si allarga ancora.
Non è più una questione locale: è una rete idrica sovracomunale che appoggia il proprio peso su un bacino fragile.
L’inceneritore, nuova ferita nella falda
Il secondo fronte porta a Santa Palomba, dove dovrebbe sorgere l’inceneritore di Roma.
Qui la questione diventa ancora più esplosiva: l’impianto, destinato a vivere per oltre trent’anni, avrà bisogno di acqua, di tanta acqua.
E l’area insiste sulla falda dei Colli Albani, la stessa grande riserva sotterranea collegata al sistema dei laghi di Albano e Nemi. Due bacini già al collasso, con rive arretrate e livelli al limite.
La sostenibilità tradita
La parola “sostenibilità” riempie programmi elettorali, convegni, manifesti e campagne social di politici e partiti. Ma davanti al Lago Albano la retorica si schianta contro i numeri.
Da una parte si promette tutela ambientale, dall’altra si continua a chiedere acqua a un territorio che ne ha sempre meno.
Se il futuro dei Castelli Romani passa da laghi prosciugati, falde sotto pressione e grandi impianti idroesigenti, allora il problema non è tecnico, è politico.
Una follia istituzionale da fermare
Il Lago Albano a -100 centimetri non è una foto naturalistica. È un atto d’accusa. Dice che il tempo delle mezze parole è finito. Servono limiti veri, dati pubblici, controlli indipendenti e una decisione chiara: prima viene la sopravvivenza del bacino, poi tutto il resto. Perché continuare a parlare di ambiente mentre si mette sotto stress la falda dei Colli Albani rischia di diventare una follia istituzionale allo stato puro.
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StefanoCarugno
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