Senza Starmer – Appunti – di Stefano Feltri


In questi mesi su Appunti abbiamo dato grande spazio alla crisi permanente del governo di Keir Starmer e al collasso del sistema politico britannico. Per due ragioni: perché nel Regno Unito c’è uno dei pochi governi progressisti d’Europa e perché la Gran Bretagna è da anni uno dei laboratori politici dell’Occidente.

Nel 2016, con la Brexit, il Regno Unito ha anticipato le conseguenze del prevalere della politica populista, con le sue semplificazioni e polarizzazioni. Poi abbiamo scoperto che l’ascesa della destra nazionalista ed estremista poteva travolgere il centrodestra più moderato. Infine, abbiamo capito che quella competizione non semplificava affatto la vita alla sinistra. Anzi.

Aver scatenato il demone populista ha significato restringere ogni spazio per una politica tradizionale ed erodere le fondamenta di una democrazia rappresentativa fondata sulla mediazione tra interessi contrapposti. Al suo posto avanza uno scontro totale tra visioni del mondo compresse in slogan sempre più estremi.

Oggi il Regno Unito ci indica uno dei possibili futuri delle nostre democrazie indebolite: un paese attraversato da tensioni etniche e razziali sempre più esplicite, con la fobia per i migranti che si avvicina alla violenza organizzata, Nigel Farage che si candida a governare la crisi che ha contribuito ad alimentare e l’ecosistema di X, controllato da Elon Musk, che amplifica l’incendio politico.

Le dimissioni di Keir Starmer da primo ministro non sono l’apice della crisi, ma il suo sintomo più evidente.

Per questo vi ripropongo gli approfondimenti che abbiamo pubblicato in questi mesi. Grazie soprattutto a Marzia Maccaferri, storica delle idee che vive e lavora a Londra, chi legge Appunti ha tutti gli strumenti per capire la gravità di quello che sta succedendo.

Cosa c’è dopo Starmer

Questa non è più soltanto una elezione suppletiva. È un referendum anticipato sul futuro del Regno Unito. La domanda vera non riguarda solo Burnham. Riguarda il Labour. Può Burnham fermare Reform UK? Può tirare fuori il partito dal pantano in cui è finito pochi mesi dopo una vittoria elettorale schiacciante? Può restituire un senso politico a una maggio…

Lo specchio distorto della Gran Bretagna

Che cosa è successo? Una risposta in un minuto: credo che sia stato un incontro fatale tra il residuo del thatcherismo — quindi deindustrializzazione, abbandono della politica delle idee, limitandosi alla politica come gestione del conto in banca, senza immaginare altro che tutta la politica si risolva nell’economia — e poi ovviamente la Brexit

Appunti di Geopolitica

Il ritorno di Tony Blair

Così come la Brexit non era la risposta alle sfide della Gran Bretagna nel 2016, invertirla non è la risposta alla situazione, molto peggiore, in cui il paese si trova nel 2026. Il nostro rapporto con l’Europa dovrebbe essere parte di una strategia complessiva per il futuro della Gran Bretagna, e quella strategia non comincia dall’Europa, ma da qui, da casa nostra.

Come muore un sistema politico

La politica britannica si trova sospesa in una fase di transizione confusa. Senza andare a evocare i “fenomeni morbosi” di Antonio Gramsci, basta guardare il paesaggio politico attuale per capire quanto questo “interregno” sia faticoso, nervoso e carico di contraddizioni. Il punto è capire quanto ciò che sta accadendo nel Regno Unito rappresenti anche u…

Viaggio dentro una nuova egemonia

Oggi la nuova destra sta conquistando la capacità di definire ciò che appare ‘buon senso’. E lo fa sfruttando le crepe lasciate dal neoliberismo, che per decenni ha ridotto la politica a gestione tecnica, privandola di immaginazione e pathos. Come negli anni Settanta, il marxismo seppe fornire a intere generazioni un orizzonte collettivo, oggi, con segn…

Quel che resta di Starmer un anno dopo

Starmer ha praticamente ipotecato la sua stessa sopravvivenza politica infilando una serie di banalissimi errori di comunicazione, ma anche di scelte politiche ottuse e palesemente controproducenti, puntando tutto sul piano internazionale, dalla crisi Ucraina allo sposare indiscriminatamente le posizioni di Israele, anche se va riconosciuto un recente, …

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Giorgia Meloni e Trump sono uguali

Abbiamo ora la conferma che Giorgia Meloni antepone il suo interesse politico immediato a quello nazionale, che cerca approvazione e non collaborazione, che l’obiettivo della politica estera italiana è dare visibilità e legittimazione al presidente del Consiglio, non perseguire una agenda strategica e di policy indipendente dalla sua persona

L’ecologia dei conservatori non esiste

Il libro è un esempio del livello della classe dirigente della destra italiana al governo, priva di una formazione scientifica seria, capace solo di mettere insieme idee altrui riscaldate e ridotte e a slogan, senza un vero quadro coerente di analisi e di azione, senza un programma che non sia raffazzonato e impreciso. Su temi strategici come il futuro …

Capire il presente con il microscopio sul passato

La lezione di Ginzburg, maestro non ancora quarantenne, è che se vogliamo davvero capire il nostro passato dobbiamo studiarlo con il microscopio per far emergere gli indizi di ciò che la storia ufficiale, che è scritta da una parte, nasconde. Quindi la microstoria non è, come i suoi critici hanno cercato di insinuare, e come i suoi imitatori pigri hanno…

Il caso Angelo D’Orsi

A spiegare l’ambizione politica di Angelo D’Orsi non basta la pretesa di un docente universitario di avere un uditorio. Personalità e ambizione devono avere l’occasione di esprimersi. E l’occasione per D’Orsi è stata la polarizzazione del dibattito pubblico dopo l’invasione dell’Ucraina. Il D’Orsi politico è un prodotto della terza guerra mondiale a p…

Cosa c’è dopo Starmer

Questa non è più soltanto una elezione suppletiva. È un referendum anticipato sul futuro del Regno Unito. La domanda vera non riguarda solo Burnham. Riguarda il Labour. Può Burnham fermare Reform UK? Può tirare fuori il partito dal pantano in cui è finito pochi mesi dopo una vittoria elettorale schiacciante? Può restituire un senso politico a una maggio…

Rapporti di forza

Se la minaccia dell’olocausto nucleare diventa uno strumento da sbandierare a ogni accenno di resistenza da parte del nemico, non si capisce come la corsa di tutti a dotarsi di una force de frappe alla francese o alla nord-coreana possa essere fermata o anche solo rallentata


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 Stefano Feltri

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