David Burroughs è seduto nel cortile del carcere quando Rachel gli mette davanti una fotografia scattata in un parco giochi. Lui la guarda, la rigira tra le mani, poi la fissa di nuovo. Sullo sfondo, tra la folla, c’è un bambino con la stessa voglia sulla guancia di suo figlio Matthew, lo stesso che la giustizia, l’opinione pubblica e persino David stesso credevano morto da 5 anni. È da questa scena che nasce Ovunque tu sia.
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Il nuovo thriller, firmato Harlan Coben e che dal giorno del debutto si è piazzato al primo posto delle classifiche Netflix, è in streaming con gli 8 episodi già pronti per essere visti. E tutti i colpi di scena a cui lo scrittore statunitense ci ha abituati. Perché da quella fotografia in poi nulla resta più al suo posto. David evade dal carcere e si ritrova dentro una rete di segreti di famiglia, depistaggi e cospirazioni legate a una delle dinastie più potenti di Boston.
Una delle particolarità di Ovunque tu sia è che è la prima volta che una produzione nata dalla collaborazione tra Coben e Netflix è ambientata interamente negli Stati Uniti, dopo una lunga serie di adattamenti tra Regno Unito e Francia. E si sente: la storia procede con un piglio diverso, più diretto, capace di trascinare chi guarda episodio dopo episodio fino al colpo di scena finale.
Tutto quello che c’è da sapere su Ovunque tu sia, la serie thriller con Sam Worthington che ha conquistato Netflix, tratta da Harlan Coben (foto ufficio stampa)
La trama della serie tv thriller di Netflix, Ovunque tu sia
David Burroughs sta scontando l’ergastolo per l’omicidio del proprio figlio Matthew. Un crimine che continua a giurare di non avere commesso. Da 5 anni la sua vita è ridotta a una routine fatta di rimpianti e isolamento, finché l’ex cognata Rachel Mills non gli porta in carcere una fotografia che sembra mostrare Matthew ancora vivo. È un dettaglio piccolo, quasi invisibile, eppure basta a far crollare ogni certezza.
David decide allora di evadere con l’aiuto del migliore amico, il sergente di polizia Adam Mackenzie. E, da quel momento, la fuga si trasforma in una caccia alla verità che li porta dritti dentro l’orbita dei Payne, una delle famiglie più ricche di Boston. Mentre David e Rachel risalgono fino a una clinica di fertilità dove Cheryl, l’ex moglie di David, si era sottoposta a un trattamento anni prima, l’Fbi gli dà la caccia attraverso il duo formato dagli agenti Sarah Greer e Max Williams.
Sam Worthington e Britt Lower in una scena di Ovunque tu sia (foto ufficio stampa)
A complicare ulteriormente il quadro arriva anche l’investigatore svizzero Müller, convinto che il corpo ritrovato nel letto di Matthew appartenga in realtà a un altro bambino, scomparso da un orfanotrofio di Ginevra gestito proprio dai Payne.
Il trailer di Ovunque tu sia
Il cast e i personaggi di Ovunque tu sia: da Sam Worthington a Milo Ventimiglia
Sam Worthington, che il pubblico ricorda soprattutto per il volto di Jake Sully nella saga di Avatar, dà corpo a David Burroughs, il padre innocente che paga con l’ergastolo una colpa non sua e che trova nella ricerca del figlio l’unica possibilità di redenzione che gli resta. Al suo fianco c’è Britt Lower, l’Helly R. di Scissione, nei panni di Rachel Mills: ex giornalista investigativa ed ex cognata di David, che dopo essere stata licenziata vede in quella fotografia non solo la salvezza di un bambino, ma anche la possibilità di tornare a fare il lavoro che ha sempre amato.
Milo Ventimiglia, che generazioni di spettatori conoscono come Jess di Una mamma per amica, interpreta Hayden Payne, ex fidanzato di Rachel ed erede di una delle famiglie più ricche di Boston, da sempre impegnato nelle fondazioni filantropiche della sua dinastia. Sul fronte delle forze dell’ordine ci sono Logan Browning, già protagonista di Dear White People, nei panni dell’agente Fbi Sarah Greer, e Chi McBride in quelli del suo collega Max Williams, una leggenda della task force anti-fuggitivi con cui Greer condivide anche un legame di sangue, essendo padre e figlia.
A completare il quadro arrivano Erin Richards nel ruolo di Cheryl Dreason, l’ex moglie di David diventata chirurga pediatrica dopo avere provato a ricostruirsi una vita lontano dal dolore, Jonathan Tucker come il sergente Adam Mackenzie, Madeleine Stowe nei panni dell’ereditiera Gertrude Payne, custode di un segreto capace di travolgere intere generazioni. E Clancy Brown nel ruolo del boss semi-pensionato Nicky Fisher, legato alla famiglia Burroughs da un conto rimasto in sospeso da troppo tempo.
Una storia appesa al filo della speranza: perché vedere Ovunque tu sia
Tutto parte da un’intuizione che Rachel non riesce a scacciare. «È una protagonista che non riesce a ignorare una sensazione di disagio. Ha questo sesto senso che la convince che potrebbe trattarsi di suo nipote», racconta l’attrice Britt Lower. Quella sensazione la trasforma da semplice osservatrice della vicenda a sua protagonista. «Passa dall’essere una giornalista che scrive di altre persone a trovarsi dentro la storia in prima persona». È lei a portare a David la fotografia che riaccende ogni speranza, e per lui quella speranza ha il sapore di una seconda vita.
Concorda Sam Worthington, che racconta di essere stato conquistato dal personaggio di David e dalla scrittura di Coben. «Harlan chiama il suo genere “il romanzo di immersione”. Quello che cerca di ottenere è che il lettore sia così coinvolto da non riuscire a smettere di leggere, come una vacanza da cui non si vuole tornare». David, però, non può fidarsi di nessuno fino in fondo, nemmeno di chi gli sta più vicino. Tra questi c’è Hayden, l’ex di Rachel, che Milo Ventimiglia descrive come un uomo mosso da un legame mai del tutto sciolto. «È un filantropo ricco, viene da una famiglia con generazioni di patrimonio dietro, e vuole solo aiutare. Quando hai condiviso un amore profondo come quello tra Hayden e Rachel, è ovvio che lui sia presente per lei, anche se questo significa attirare l’attenzione della legge».
Mentre David e Rachel cercano la verità, dall’altra parte della legge si muovono gli agenti Sarah Greer e Max Williams, per cui la fuga di un condannato è prima di tutto un caso da chiudere. «Per un agente è ordinaria amministrazione avere a che fare con persone come lui», ragiona Logan Browning. «Ma se si pensa alla natura del suo crimine, resta comunque un crimine terribile». Chi McBride, nei panni del collega più esperto, va dritto al punto. «Per Max non cambia nulla: l’uomo era in carcere, è stato condannato per un crimine, deve tornare dentro. Si potrà discutere della sua innocenza dopo, non prima». Tra l’istinto di chi insegue la verità e il dovere di chi insegue un fuggitivo, Ovunque tu sia costruisce così il proprio equilibrio narrativo.
Harlan Coben e la sua firma su Ovunque tu sia
Harlan Coben è uno degli autori di thriller più letti al mondo, con romanzi tradotti in 46 lingue e oltre 80 milioni di copie vendute. Negli ultimi anni Netflix ha trasformato molti dei suoi libri in serie di successo, da Un inganno di troppo a Fuga, da The Stranger a Missing You, quasi tutte ambientate nel Regno Unito o in Europa, dove Coben ha lavorato a stretto contatto con la stessa squadra creativa britannica per quattro produzioni di fila.
Ovunque tu sia segna invece una svolta importante: è la prima volta che una sua storia per Netflix si svolge interamente negli Stati Uniti, dove i suoi romanzi sono ambientati fin dall’origine. Sul motivo del cambiamento, Coben, qui anche produttore della serie tv, ha scherzato sostenendo che «è bello smettere di ricevere quella nota: “Non tutti hanno una pistola nel Regno Unito”. Ovviamente lì ci sono molte meno sparatorie!». Lo scrittore ha aggiunto che stavolta ha potuto usare le location reali della vicenda, invece di doverla adattare altrove come accaduto con le produzioni europee.
Il progetto, svela lo scrittore, è nato insieme allo showrunner Robert Hull. «Quando l’ho incontrato stavo ancora scrivendo il romanzo. Robbie e io stavamo cercando qualcosa da fare insieme, e gli ho detto che stavo scrivendo questo libro. Gli ho raccontato per sommi capi la trama e i suoi occhi si sono spalancati: “È quello che voglio, non dirlo a nessun altro”». Per il tono che voleva dare alla storia, Coben ha spiegato che «questa storia inizia in un posto molto buio. Volevo trovare un modo per raccontare una storia che avesse anche luce, speranza e ottimismo».
La spiegazione del finale di Ovunque tu sia: attenzione, spoiler!
Se non avete ancora guardato al miniserie di Netflix, Ovunque tu sia, fermatevi qui a leggere. Perché quello che segue è la spiegazione del finale della serie tv. Quindi: attenzione, spoiler!
Il corpo ritrovato nel letto di Matthew non appartiene al bambino di David, ma a Martin Bischoff, un ragazzino svizzero sottratto anni prima dalla scena di un omicidio a Ginevra e cresciuto in un orfanotrofio gestito dalla famiglia Payne, da dove è scomparso poco prima della presunta morte di Matthew. A ucciderlo e a manipolare le prove genetiche per farlo passare per il figlio di David è Hayden Payne, da sempre convinto di essere il vero padre biologico del bambino. Il sospetto nasce da un equivoco avvenuto anni prima nella clinica di fertilità Berg Reproductive, dove Cheryl si era sottoposta a un trattamento usando il nome di Rachel per mantenere il segreto: Hayden, credendo che la paziente fosse davvero Rachel, aveva fornito il proprio materiale genetico, ignorando che Cheryl fosse già incinta di David ancora prima della procedura.
Gertrude Payne, la madre di Hayden, aveva fatto eseguire un test di paternità, ma non gli aveva mai rivelato il vero risultato, lasciandolo vivere per anni in quell’illusione. Hayden ha così cresciuto il vero Matthew per cinque anni, dandogli il nome di Theo. Quando David e l’agente Greer riescono finalmente a portare via il bambino, Hayden spara alla madre Gertrude e fugge insieme a Rachel. Nello scontro finale ferisce gravemente David, ma l’agente Greer lo uccide prima che possa fare del male a Rachel. David, ferito, riesce a dire al figlio ritrovato: «Ti ho trovato», prima di perdere i sensi. (Il titolo originale è I will find you, Ti troverò).
Lo showrunner Robert Hull ha spiegato la scelta di non puntare tutto sul colpo di scena finale. «Per un finale riuscito non conta solo l’epilogo, conta tutto quello che è venuto prima. In questo caso, è il viaggio che David ha dovuto affrontare per arrivare a quel momento». Otto mesi più tardi la condanna di David viene annullata e Rachel pubblica la sua versione dei fatti in un libro. Sul tono scelto per l’ultima scena, Worthington ha confidato di essere «contento che non finisse con un grande gesto romantico. C’è una delicatezza e una semplicità in quello che abbiamo fatto! A volte la forza passa proprio attraverso un gesto gentile e semplice». Britt Lower concorda. «Si stanno solo godendo il fatto di avere finalmente la loro famiglia riunita. Se lo sono guadagnato, quel momento. Chissà cosa porterà il futuro, ma è una buona base. Sono passati insieme attraverso l’inferno».
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Sara Sirtori
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