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A Radio Tutto Napoli, Riccardo Cucchi parla di Maradona, Malagò, Gila-Lazio e dell’arrivo di Allegri al Napoli.
Riccardo Cucchi, giornalista, voce storica di Radio Rai, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l’unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Si parlava della dicotomia tra Lionel Messi e Diego Armando Maradona. Qual è il tuo pensiero?
“Non mi sono mai piaciuti sinceramente i paragoni tra i calciatori, specialmente quelli di epoche diverse. Ogni calciatore è figlio della sua epoca, quindi è davvero molto difficile pensare di confrontarli. Soprattutto, a mio giudizio, non serve assolutamente a nulla. Credo che Diego Armando Maradona abbia conquistato un posto nella storia del calcio per il quale nessuno potrà mai tirarlo giù. È il più grande giocatore di calcio che abbia avuto il piacere di vedere giocare. Da questo punto di vista Messi è sicuramente per il presente il meglio del calcio argentino ed è straordinariamente bello che, nel giorno in cui si ricordava la serpentina magica, 60 metri in 10 secondi palla al piede, abbia segnato la sua doppietta anche Lionel Messi. Ma tra i due c’è una differenza abissale, non soltanto tecnicamente, ma anche come carattere, come comportamento, come modo di essere. Diego Armando Maradona non ha mai dimenticato di essere un figlio del popolo, ha avuto il coraggio di posizioni scomode. Messi sinceramente non le ha mai affrontate, situazioni scomode, non ha mai avuto il coraggio di esporsi in prima persona. Ciò non toglie che sia un grande giocatore”.
Un ascoltatore diceva che la mano de Dios è bella, ma alla fine resta un gol di mano, irregolare. In quel gesto c’era qualcosa che andava oltre il calcio?
“Un’epoca indimenticabile quella vissuta da Diego Armando Maradona con tutte le maglie che ha indossato e naturalmente in particolare con quella del Napoli. Diego Armando Maradona era un’altra cosa, era un giocatore che stava su tutti gli altri. In qualche modo ha contraddetto persino in più di un’occasione, in più di una circostanza, compresa la gara contro l’Inghilterra, il detto sul quale tutti noi basiamo le nostre conoscenze di calcio: che non si può vincere da soli, che serve sempre una squadra. Il secondo gol contro l’Inghilterra dimostra che un giocatore da solo può fare qualunque cosa, a condizione che si chiami Maradona. Ma ripeto, Maradona è figlio di un’epoca diversa rispetto a quella che stiamo vivendo. Il calcio del 1986, il calcio del 1990, quei Mondiali erano Mondiali diversi da quelli che viviamo oggi. C’era abilità sul campo, c’era talento, c’era entusiasmo, c’era voglia, c’era energia. C’era la testa di Diego Armando che girava a modo suo, era capace di insultare anche il presidente della FIFA Blatter, era capace non di ossequiare i potenti ma di vivere accanto al popolo e soprattutto di fare delle scelte politiche molto precise. Non ha mai dimenticato da dove arrivava, arrivava dal fango della periferia della sua città ed è tornato da adulto a giocare su quel fango. Io credo che sia davvero qualcosa che non potremo mai dimenticare e ripeto, Maradona non potrà essere paragonato a nessun altro calciatore”.
Giovanni Malagò è stato eletto presidente della FIGC. Ha detto che non è più il tempo dei personalismi, ma della pluralità. È l’uomo giusto e in che direzione deve andare il calcio italiano?
“Il momento che vive il calcio italiano è talmente drammatico che la scelta di Malagò, per la quale non ho mai avuto dubbi, nel senso che ero sicuro che avrebbe stravinto le elezioni, credo che sia una scelta disperata. La situazione è drammatica: tre Mondiali persi, talento disperso, organizzazione fatiscente, campionato pieno di buchi, rapporti pessimi con la Lega Calcio. Chi potevano scegliere se non un uomo che aveva una grande esperienza nel mondo dello sport? Malagò ce l’ha, è indiscutibile. È l’uomo che ha gestito per anni tutto il marchingegno sportivo italiano, esperienza ne ha, conoscenze ne ha, ha capacità. Io spero che abbia anche il coraggio, perché credo che sia impossibile cambiare la situazione, il corso storico del nostro calcio, senza la voglia di fare rivoluzioni, di cambiare in profondità, di cambiare l’organizzazione, di innovare veramente senza guardare in faccia a nessuno. Ce l’avrà questo coraggio? Lo vedremo naturalmente. Io non credo che il problema sia la scelta del commissario tecnico, se la scelta è tra Conte e Mancini sono due grandi allenatori. Mancini tra l’altro ha già vinto un Europeo, quindi ci ha regalato una grande soddisfazione, ma il problema non è la guida tecnica di questa squadra, il problema è che non abbiamo più talento. Abbiamo un parco calciatori che purtroppo è lontano parente di quello che vent’anni fa vinse l’ultimo titolo mondiale. E lì bisogna lavorare, perché che fine ha fatto il nostro talento? Questa è la domanda che dobbiamo porci. Non siamo più capaci di allenare il talento? Non credo che non siano nati giocatori talentuosi in questi vent’anni, però siamo più capaci di allenare il talento? Anche su questo evidentemente Malagò dovrà riflettere”.
Che difensore troverebbe il Napoli con Mario Gila? Ha senso investire una cifra importante con il calciatore in scadenza? E Lucca potrebbe essere una contropartita utile alla Lazio?
“Il momento della Lazio è drammatico, è molto complicato, è forse il più difficile della storia della Lazio. Di 126 anni, lo sapete, c’è una profonda contestazione, c’è una grande spaccatura tra la tifoseria laziale e la società, il presidente Lotito, non ci sono soldi, la Lazio non può fare mercato se non vendendo, quindi è veramente difficile. Oggi è stato annunciato l’ingaggio di Gattuso, che ha avuto il coraggio di accettare una situazione davvero complicata da allenare, in un momento difficilissimo per la società romana, vedremo cosa succederà. Certamente la Lazio ha bisogno di fare cassa, quindi Gila è una perdita che inevitabilmente si dovrà mettere in conto. Giocatore fondamentale per la tifoseria della Lazio, che peraltro ha perso anche Romagnoli, quindi il reparto centrale deve essere ricostruito da capo. È chiaro che io credo che l’alternativa non possa essere che qualche soldo, ovviamente necessario, ma anche un calciatore. Io credo che Lucca potrebbe essere un profilo interessante per questa squadra, però è chiaro che negli ultimi anni ha deluso, ha deluso anche a Napoli oggettivamente, malgrado il bellissimo passato e il trascorso con il Pisa, questo ragazzo non è riuscito ad esplodere completamente. Potrebbe essere la soluzione, certamente dobbiamo prendere atto del fatto che la Lazio non ha grandi risorse, quindi deve in qualche modo anche fare buon viso a cattivo gioco”.
Max Allegri sarà il prossimo allenatore del Napoli al posto di Conte. Che profilo sarà e come lo immagini sulla panchina del Napoli e anche con Napoli città?
“Io conosco Allegri da molti anni, posso dire di essere anche amico di Max, è una persona tra l’altro molto simpatica e gradevolissima, specialmente quando lo si incontra fuori dal campo. Io posso dirti che lui vive con grande entusiasmo il suo approccio a Napoli, spero che si risolvano tutti gli impicci di natura burocratica prima possibile. Ha una grande voglia di venire a Napoli, questo ve lo posso assicurare e soprattutto è convinto di avere a disposizione un grande organico sul quale poter costruire. Allegri non è l’allenatore che troppo spesso è stato in qualche modo disegnato. Le critiche nei confronti di Allegri hanno contribuito a costruire una sorta di pregiudizio nei suoi confronti, ma è un allenatore estremamente duttile, che non è legato ad un solo modulo e al contrario ama i giocatori di qualità. Non è sempre riuscito a fare quello che avrebbe voluto, ma io sono convinto che a Napoli, trascinato tra l’altro da un affetto, da una piazza straordinaria che peraltro non mi pare entusiasta del suo arrivo, spero che possa cambiare idea, credo che possa fare molto molto bene. Ripeto, posso assicurarvi che Allegri non vede l’ora di cominciare a Napoli”.
Gli ultimi due allenatori arrivati a Napoli che hanno diviso la piazza sono stati Spalletti e Conte, poi abbiamo visto che risultati hanno ottenuto. Allegri può replicare quei successi?
“Non c’è dubbio. Gli è stato attribuito il fallimento del Milan, io sinceramente ve lo dico, questa è la mia opinione, che ovviamente può essere criticabile, io credo che non abbia fallito al Milan. Aveva una squadra veramente impossibile, con pochissimo talento, aveva due o tre giocatori importanti, penso a Maignan, penso a Rabiot, penso a Modric, non aveva una squadra di talento. Ha fatto secondo me molto, è chiaro la squadra è crollata nel finale, era vicina addirittura alla qualificazione in Champions per un tratto del campionato e il Milan è stato secondo, anche primo. Non ha fatto male, aveva una squadra che secondo me non era in grado di raggiungere quell’obiettivo. Sono invece sicuro che a Napoli, proprio per l’organico che ha il Napoli in questo momento, potrà fare davvero molto bene. Se lavorerà con tranquillità, avrà la possibilità di essere seguito dai suoi ragazzi e il Napoli il prossimo anno diventa veramente uno dei competitori principali, secondo me, per lo Scudetto”.
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