Albizzate esce da Coinger. Nella seduta straordinaria di martedì 23 giugno il consiglio comunale ha approvato la delibera per l’esercizio del diritto di recesso dalla società in house che gestisce il servizio rifiuti, con voto reso immediatamente esecutivo. A favore tutta la maggioranza guidata dal sindaco Mirko Zorzo, insieme a due consiglieri di minoranza; contrari gli altri due. Nei prossimi giorni partirà la comunicazione formale via Pec a Coinger, da cui decorrono i 180 giorni durante i quali la società continuerà a garantire il servizio: in quei sei mesi il Comune dovrà individuare un nuovo gestore.
Le ragioni del sindaco
Zorzo, (come anticipato in giornata con un messaggio agli albizzatesi) ha ricostruito un percorso fatto di lamentele crescenti dei cittadini ma il cuore dell’argomentazione è politico: l’autonomia. Restare, ha spiegato, avrebbe significato firmare un nuovo contratto di servizi fino al 2039, un vincolo giudicato eccessivo; uscire, invece, consente al Comune di non cedere ad altri «il proprio portafoglio» e di mantenere il controllo delle scelte.
Il sindaco ha criticato il «modello Coinger»: una in house che, ha sostenuto, non possiede mezzi e personale per la raccolta e li affida a terzi (Econord), salvo poi gestire le gare, una formula che a suo dire «zoppica» rispetto allo spirito della normativa. Ha ricordato la crescita del bilancio del consorzio, passato in dieci anni da circa 6-7 a 12 milioni di euro, e ha rivendicato che l’uscita non significa «andare da soli»: in una prossima seduta il consiglio deciderà se procedere con una gara o con un’altra forma di in house, eventualmente in rete con altri comuni per ottenere economie di scala. La quota societaria di Albizzate, di poco superiore al 6% (circa 60mila euro), verrà richiesta indietro. «Nulla di personale», ha aggiunto, ringraziando i vertici di Coinger, il direttore generale Paride Magnoni e l’amministratore unico Giorgio Ginelli, per la collaborazione.
Le ragioni del “no” all’uscita da Coinger
Il fronte contrario lo ha argomentato soprattutto il consigliere Mauro Corio (Noi Insieme), precisando di esprimere una posizione personale, non vincolante per il gruppo. Favorevole a restare, Corio ha contestato la scelta «per sostanza e per forma». Sul merito: «non penso che il sovranismo comunale sia di per sé benefico», ha detto, rivendicando il valore del fare rete con i comuni vicini, in un territorio dove i confini sono di fatto inesistenti. Coinger «siamo noi», ha ricordato, 21 comuni soci di una società che nel 2025 ha chiuso con un utile di circa 600mila euro e fondamentali solidi: i problemi del servizio – bidoni rotti, mancate raccolte, regole rigide – andrebbero affrontati pretendendo dal gestore il rispetto degli standard, non ritirandosi «senza giocarla fino alla fine».
Corio ha poi messo in fila i costi dell’uscita, penali, spese legali, adeguamento dell’isola ecologica, e l’incognita di fondo: chi sarà il nuovo gestore, a quali costi e, soprattutto, se si resterà in Tari o si passerà alla tariffa puntuale. È qui il suo nodo politico: restando in Coinger, dal 2027 si andrebbe verso la Tarip, che Corio, anche se il modello attuale di Coinger è per il momento troppo timido, dichiara di apprezzare come strumento per ridurre i rifiuti; uscendo, invece, si resterebbe alla Tari calcolata su metri quadri e occupanti, «senza alcuna prospettiva virtuosa». Sul piano della forma, ha criticato il fatto di votare una delibera fondata sulle conclusioni di una sola consulenza, contestandone gli assunti uno per uno: dal controllo analogo «scoperto» come problema solo dopo dieci anni di bilanci Coinger approvati, fino alla qualità del servizio che la stessa consulenza indicherebbe come la migliore del campione esaminato.
Sulla stessa linea la consigliera Barbara Raimondi, anch’essa contraria: rifiuti e inquinamento, ha osservato, sono problemi globali che richiedono cooperazione ed economie di scala, e «tornare nel piccolo» sarebbe un passo indietro.
L’opposizione si “sbriciola”
Il dato politico più rilevante della serata è la spaccatura della minoranza. Il gruppo “Noi Insieme” si è diviso a metà: la capogruppo Mariangela Cassese e il consigliere Michele Postorivo hanno votato a favore del recesso, insieme a tutta la maggioranza; contrari soltanto Mauro Corio e Barbara Raimondi.
Cassese, pur dichiarando dubbi, in particolare sul futuro della piattaforma ecologica e sui limiti dell’attuale tariffa di Coinger, definita «una Tari un po’ ingentilita» più che una vera Tarip, ha motivato il suo sì con la necessità di scegliere davanti a un bivio: migliorare le cose dall’interno sarebbe stato l’ideale, ma «non possiamo migliorare nel breve quello che non siamo riusciti a fare in questi anni». Una frattura su una delle questioni più centrali per un’amministrazione comunale e che la maggioranza ha tenuto a sottolineare: il capogruppo Alessio Pozzi ha ringraziato Cassese per il «percorso condiviso» nelle conferenze dei gruppi.
Il parere del segretario che invita alla prudenza
Sul tavolo dei consiglieri, però, è arrivato, a ridosso del voto, tanto che alcuni hanno potuto leggerlo solo nei minuti precedenti la seduta, un documento con il parere del segretario comunale reggente, allegato alla delibera. Un testo che, pur riconoscendo la legittimità dell’obiettivo e la serietà delle criticità rilevate dalla relazione tecnica, smonta diversi presupposti dell’operazione e mette in guardia il consiglio.
Il segretario osserva che il risparmio atteso è «ipotetico e non contrattualizzato»: non è stato acquisito alcun preventivo da un gestore alternativo, e il confronto dei costi pro capite (131,24 euro ad abitante per Albizzate contro una media di 117,34) si basa su medie statistiche di comuni non omogenei e su dati Ispra 2024 che non incorporano le dinamiche più recenti. A fronte di un risparmio incerto, Gargano elenca oneri certi ma non quantificati: il costo della perizia sul valore della quota, i rimborsi pro quota per gli investimenti già programmati, i costi della nuova procedura di affidamento e il potenziale contenzioso che la stessa delibera prefigura. Un parere che non ha fermato l’atto.
Gli atti che hanno preparato il voto
La decisione di martedì sera arriva al termine di un percorso costruito nelle settimane precedenti con due affidamenti pubblicati all’albo pretorio. Con la determina del 10 giugno il Comune aveva incaricato il tecnico esperto di servizi ambientali Claudio Duci di redigere l’analisi tecnico-economica sulla gestione dei rifiuti, la stessa relazione poi posta a fondamento della delibera. Sei giorni dopo aveva affidato ad uno studio di Varese l’assistenza legale per l’avvio della procedura di recesso.
Albizzate al bivio dei rifiuti: tra i dubbi sulla Tarip e l’ombra dell’addio a Coinger
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