Nato: a Berlino il 'debutto' del vertice E5, focus sull'Ucraina



AGI – Lanciato nel novembre del 2024 in risposta all’esigenza di coordinare al meglio sostegno all’Ucraina aggredita da Mosca, il Gruppo europeo dei Cinque (E-5) ha finora riunito i titolari della Difesa delle maggiori potenze militari del vecchio Continente: con l’Italia, la Francia, la Germania, la Polonia e il Regno Unito. Quest’ultimo, non più membro dell’Ue, ha sempre partecipato a pieno titolo alle riunioni di un gruppo che resta informale nonostante varie proposte di elevarne lo status a “consiglio di sicurezza informale” per l’Europa.

La Nato a Berlino con il summit E5 

La sigla E-5, del resto, racchiude i due elementi chiave della sicurezza europea: non solo il numero dei ‘grandi’ d’Europa che vi partecipano ma anche l’esplicito riferimento all’Art 5 del trattato Nato che prevede il principio cardine della difesa collettiva per cui un attacco a uno stato membro è considerato un attacco contro tutti gli altri.

Un articolo che, su proposta del governo italiano di Giorgia Meloni, dovrebbe rappresentare anche il fondamento delle garanzie di sicurezza future per l’Ucraina a prescindere della sua adesione all’Alleanza Atlantica, offrendo un valido deterrente e una protezione reale a prescindere da un percorso di adesione formale.

L’obiettivo del formato E5

L’obiettivo esplicito del formato, quello di rafforzare la cooperazione politica e militare europea, ha fatto sì che nelle riunioni del passato fossero sempre presenti anche rappresentanti della Nato e dell’Ue. Soprattutto ha reso indispensabile il superamento della condizione di paese membro dell’Ue per parteciparvi. Con circa 183mila effettivi regolari all’attivo, una spesa per la difesa tra le maggiori d’Europa e una vasta esperienza negli interventi Nato, a fianco dell’alleato statunitense, le forze armate britanniche hanno un peso non marginale né eludibile quando sul tavolo ci sono dossier che vertono su difesa e costruzione della ‘gamba’ europea della Nato.

Non sfugge peraltro come l’E-5, proprio perché costituito dai soli Paesi pronti ad assumersi maggiori responsabilità su questo terreno e non vincolato alla rigidità delle regole Ue (in particolare quella del consenso unanime dei 27) potrebbe rappresentare il “primo passo strutturale verso un’Unione Europea della difesa”, basata sulla cooperazione rafforzata di pochi e allargata a Paesi extra comunitari come la Gran Bretagna e, potenzialmente, la Norvegia.

Il vertice Nato ad Ankara in luglio 

Va in questa direzione, infatti, il proposito fatto filtrare dal Commissario Ue per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius poco prima della videoconferenza del 12 giugno tra i ministri della Difesa dei 5 per discutere i preparativi in vista dell’incontro Nato di Ankara, in agenda il 7-8 luglio.

“Sulla Difesa non si può avere una concertazione a 27 Stati” 

Come sostiene Alessandro Politi, direttore della Nato Defense College Foundation, “in campo di difesa è impensabile aspettare una concertazione a 27”. Ben vengano allora delle concertazioni intergovernative a pochi soprattutto se improntate – sottolinea – “a raggiungere risultati concreti che mirano alla standardizzazione dei sistemi difensivi, a partire da quelli di fanteria, e ovviamente ad aumentare l’interoperabilità delle forze armate europee” che attualmente contano oltre 170 tipi diversi d’arma. “Un problema – rammenta Politi – che è sempre stato presente ma mai realmente risolto”.

Dalla sua istituzione, l’E-5 si è riunito a livello di ministri della Difesa sette volte (cinque volte nel 2025) ma i contatti nel Gruppo sono stati senza dubbio più numerosi per via del conflitto in corso in Ucraina, degli ‘sconfinamenti’ dell’aggressione russa e delle prospettive tuttora incerte di poter raggiungere una pace giusta e duratura per Kiev.

Il ruolo di Berlino nel coordinamento politico del formato E5

Berlino, convocando anche la prossima riunione, conferma il suo ruolo nel coordinamento politico dell’E-5. D’altra parte, la partecipazione di Meloni al meeting di domani riafferma l’interesse italiano verso questo tavolo, considerato più utile (rispetto ai paesi ‘volenterosi’) per discutere di posizionamento rispetto alla crisi ucraina, la sicurezza europea e il coordinamento con l’amministrazione Usa.

Ai partner del gruppo E-5 sono ben presenti due elementi fattuali: la volontà reiterata da Washington per un progressivo disimpegno americano nel Continente e l’evidenza che Mosca, per quanto indebolita da quattro anni di conflitto, resta la maggiore minaccia a lungo termine per la sicurezza.

Il dossier Ucraina al vertice di Berlino

Sul tavolo dei 5, a Berlino, arriverà il dossier della guerra in Ucraina giunta in una fase decisiva, con la Russia prostrata dagli attacchi di Kiev e dal caro benzina. I leader, come anticipato dal cancelliere Merz si confronteranno anche sulla postura da tenere nel prossimo vertice Nato di Ankara. E, da questo punto di vista – ha assicurato sempre Merz – le recenti dimissioni del premier britannico Keir Starmer non impatteranno l’agenda dei lavori in modo significativo. Da una parte perché Starmer resterà in carica, comunque, fino a settembre e non si prevede che il successore avrà orientamenti diversi sulle strategie difensive. Dall’altra perché è prevista anche la partecipazione, in videoconferenza, del segretario generale della Nato Mark Rutte.

Le aspettative tra G7 e Nato

Se il G7 di Evian della scorsa settimana ha fatto esultare i leader dei 7 Grandi per l’accordo sulle forniture di equipaggiamenti extra per la difesa aerea di Kiev e l’inasprimento delle sanzioni contro la Russia, le aspettative sull’appuntamento di Berlino non sono da meno: la prima volta dei capi di stato e di governo in questo format dovrebbe aiutare se non altro a superare la dialettica sempre vivace tra i paesi Ue sulla postura da tenere con Mosca e sulla proposta di un inviato unico europeo per la guerra tra Russia e Ucraina.

Con la certezza, dopo gli attacchi scomposti del presidente Usa Trump verso i “deludenti” alleati europei, di dover fare qualcosa di più per riuscire a parlare già ad Ankara con una voce unica.


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