il piano Pd per tagliare le diseguaglianze



Il trasporto pubblico in Lombardia deve cambiare rotta per diventare l’asse portante di un nuovo modello di mobilità sostenibile. Questa è la linea tracciata dal gruppo regionale del Partito Democratico nel documento Per un nuovo patto per il trasporto pubblico lombardo, presentato al Palazzo Pirelli durante una due giorni di confronto con amministratori, parlamentari, sindacati ed esperti del settore.

L’obiettivo dichiarato dai dem è ambizioso: trasferire il 10% degli spostamenti quotidiani dall’auto privata ai mezzi pubblici. Per raggiungerlo, il piano punta a rendere il servizio realmente competitivo in termini di tempi di percorrenza, costi, capillarità e comfort, offrendo ai cittadini una reale alternativa al mezzo privato.

Attualmente il sistema presenta forti squilibri. I dati del 2024 mostrano che il nodo ferroviario di Milano è saturo, accogliendo 566mila corse delle 755mila totali di Trenord. Questo congestionamento influisce negativamente sulla puntualità regionale, che si attesta all’83% contro una media nazionale del 92%.

Allo stesso tempo si registra una profonda diseguaglianza tra i territori. Se a Milano ogni cittadino ha a disposizione 16.500 posti per chilometro, nella provincia di Sondrio se ne contano appena 257, a fronte di una media regionale di 2.500.

Per decongestionare l’area metropolitana milanese, la proposta prevede di separare i flussi delle merci da quelli dei passeggeri e di valorizzare le ‘stazioni di porta’ come Bovisa, Certosa, Rogoredo, Rho Fiera e Segrate. L’orizzonte a lungo termine guarda anche alla realizzazione di una vera e propria linea circolare ferroviaria a ovest.

Per le aree meno collegate e le province con standard inferiori alla media nazionale, la strategia del Pd richiede un incremento del 35% delle risorse stanziate. Il piano prevede inoltre la definizione di livelli minimi di servizio e lo stanziamento di 50 milioni di euro all’anno per le zone a domanda debole, incentivando anche formule innovative come i trasporti a chiamata.

«Abbiamo un obiettivo, che si torni a discutere del trasporto pubblico per poterlo cambiare in meglio» dichiara Gigi Ponti, consigliere regionale Pd e componente della commissione trasporti del Pirellone. «Quello che a noi interessa di più è rilanciare, proprio qui in Regione Lombardia, il ruolo del trasporto pubblico, e per questo abbiamo voluto lanciare alla maggioranza una sorta di guanto di sfida. Vogliamo che si torni a discuterne all’interno della nostra Aula consigliare in modo compiuto, competente, con buon senso, con la capacità di sapere che ci vuole una visione e anche una grande capacità di intervento, perché le cose devono davvero cambiare e cambiare in meglio».

«Serve un nuovo patto per il trasporto pubblico in Lombardia – spiega Simone Negri, capo delegazione dem in commissione trasporti del Consiglio regionale – perché dopo trent’anni di governo della destra, i diversi territori hanno diverso accesso ai servizi legati alla mobilità e questo si traduce in grosse disuguaglianze a carico dei cittadini. Non è un caso che solo due province su dodici, Milano e Brescia, abbiano standard di servizio di trasporto pubblico locale sopra i livelli della media nazionale, mentre in tutto il resto del territorio siamo abbondantemente dietro. Noi vogliamo far recuperare terreno a quei lombardi che l’hanno perso e che devono potersi muovere liberamente con il trasporto pubblico, indipendentemente del codice postale di dove vivono. Parallelamente vogliamo anche creare le premesse affinché ci sia possibilità di scelta, e pertanto riuscire a tramutare il 10% degli spostamenti che oggi avvengono attraverso l’automobile con servizi diversi di trasporto pubblico».

Un altro nodo centrale riguarda la governance e le scelte industriali, in particolare la gestione di Trenord, oggi divisa al 50% tra Gruppo FNM e Trenitalia. Secondo l’opposizione, l’attuale assetto paritetico rappresenta un freno allo sviluppo del servizio e richiede decisioni strutturali chiare per superare la fase degli annunci.

«Abbiamo elaborato un documento estremamente efficace, non di chiacchiere, ma di numeri, di proposte, di criticità, di indicazioni» spiega Emilio Del Bono, vicepresidente del Consiglio regionale e coordinatore del laboratorio Lombardia 2028. «Perché? Perché la Regione Lombardia, da 31 anni governata dal centrodestra, purtroppo non ha nessuna visione sul trasporto pubblico locale, anzi, lo ha abbandonato. D’altra parte ci sono territori dove solamente il 2% della popolazione usa il mezzo pubblico. Perché effettivamente non è performante, non è efficace, non è efficiente e quindi giustamente le persone usano il mezzo privato. E in una regione dove dovrebbe invece esserci un mezzo pubblico efficiente, solamente il 10% lo usa. Bisogna avere una visione totalmente alternativa. Il mezzo pubblico è anche uno strumento di sviluppo, di crescita, di tenuta della popolazione nelle cosiddette aree vaste, di tenuta delle funzioni pubbliche, scuole, ospedali, di tenuta degli insediamenti produttivi. Perché non dobbiamo mai dimenticarci che gli imprenditori fanno l’imprese dove i loro lavoratori possono arrivare, non solo col mezzo privato, ma anche col mezzo pubblico. Non credere al mezzo pubblico vuol dire far appassire pezzi di Lombardia ed è esattamente quello che è accaduto. Quindi noi insistiamo su questa visione di sartoria, di connessione, di lancio del trasporto pubblico e di governance, perché non c’è alcun governo dei processi, c’è un abbandono e la dimostrazione che la stessa Regione ha mollato la sua presenza nei consigli di amministrazione delle agenzie di trasporto pubblico locale ne dà un’ulteriore prova».

«Fino ad oggi dalla Regione sono arrivati solo annunci di politiche mai davvero concretizzate – spiega Pietro Bussolati, capogruppo Pd in commissione bilancio -. Un grosso problema del trasporto ferroviario, asse portante del servizio di trasporto pubblico, è l’assetto paritario delle quote di Trenord, 50 e 50 tra Regione e Governo, attraverso FNM e Trenitalia. È un forte limite che per anni la giunta regionale ha annunciato di voler superare, senza mai dare seguito. Noi crediamo che sia tempo di grandi scelte industriali, per le quali occorrono coraggio e visione».





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