Volkswagen verso 100mila tagli, Bruxelles ha distrutto l’auto


La crisi dell’industria automobilistica europea continua a lasciare il segno e Volkswagen potrebbe essere costretta a una nuova, pesante ristrutturazione. Dopo il piano già annunciato nei mesi scorsi, il gruppo tedesco starebbe valutando fino a 100mila tagli di posti di lavoro a livello mondiale, il doppio rispetto alle circa 50mila uscite previste entro il 2030.

Secondo quanto riferito dalla rivista tedesca Manager Magazin, che cita fonti interne all’azienda, il nuovo piano sarebbe stato illustrato dall’amministratore delegato Oliver Blume durante l’ultimo consiglio di gestione e dovrebbe approdare il 9 luglio davanti al consiglio di sorveglianza, dove siedono anche i rappresentanti dei lavoratori. Per il momento la casa di Wolfsburg non ha confermato le indiscrezioni.

Una cura dimagrante sempre più severa

L’obiettivo del management è quello di accelerare la riduzione dei costi. Il gruppo, che conta circa 657mila dipendenti nel mondo, punta a tagliare 11 miliardi di euro di costi entro il 2030, riducendo al tempo stesso gli investimenti di circa il 15% nei prossimi cinque anni, portandoli intorno ai 130 miliardi di euro.

La parte più delicata riguarda gli stabilimenti produttivi. Secondo le indiscrezioni sarebbero quattro gli impianti tedeschi destinati a finire sotto osservazione: gli stabilimenti Volkswagen di Hannover, Zwickau ed Emden, oltre al sito Audi di Neckarsulm. Al momento non esiste alcuna decisione definitiva, anche perché in Germania resta in vigore fino almeno al 2030 un accordo con il sindacato IG Metall che tutela l’occupazione e rende qualsiasi riorganizzazione particolarmente complessa.

Utili in caduta e vertici preoccupati

Le indiscrezioni arrivano mentre i conti del gruppo continuano a deteriorarsi. Il 2025 si è chiuso con un utile netto in calo del 44%, a 6,9 miliardi di euro, mentre il primo trimestre del 2026 ha registrato un’ulteriore flessione dei profitti del 14%. Anche ricavi, margini operativi e consegne continuano a mostrare segnali di debolezza.

Sempre Manager Magazin riferisce inoltre di un sondaggio interno, rimasto inizialmente riservato, dal quale emergerebbe un forte pessimismo ai vertici del gruppo. Sei dei nove membri del consiglio di amministrazione avrebbero espresso timori perfino per il futuro della casa automobilistica, mentre gli altri tre avrebbero definito la situazione “critica“.

Nel messaggio rivolto agli azionisti in occasione dell’assemblea annuale, Blume ha fotografato con chiarezza il cambio di scenario: “La situazione è chiara: progettare un’auto in Germania, produrla in Europa e poi venderla in tutto il mondo è una strategia che ci ha dato grandi soddisfazioni per anni, ma che nel mondo di oggi non funziona più”.

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Tra Green Deal, Cina e dazi: la tempesta perfetta

Le difficoltà di Volkswagen sono il riflesso della crisi che sta investendo l’intera industria automobilistica del continente. Da una parte pesa la transizione forzata verso l’elettrico, imposta dalle politiche europee del Green Deal, che ha richiesto investimenti miliardari proprio mentre la domanda rallenta. Dall’altra cresce la pressione delle case automobilistiche cinesi, sostenute da massicci aiuti pubblici e capaci di competere con prezzi difficilmente replicabili dai produttori europei.

Il mercato cinese, che per anni ha rappresentato il principale motore di crescita di Volkswagen, è diventato uno dei fronti più critici. Le vendite del gruppo sono infatti passate da 4,2 milioni di veicoli nel 2019 a circa 2,7 milioni, mentre i costruttori locali continuano a guadagnare quote di mercato.

Per recuperare terreno, Volkswagen punta sul piano “In China for China”, che prevede il lancio di 30 nuovi modelli in due anni, sviluppati specificamente per il mercato cinese con tempi di progettazione molto più rapidi rispetto agli standard europei.

Nemmeno gli Stati Uniti rappresentano più un mercato semplice. I dazi hanno aumentato significativamente i costi delle esportazioni europee e il gruppo sta cercando di rafforzare la propria presenza produttiva oltreoceano attraverso nuovi investimenti e il rilancio del marchio Scout.

La vendita di Everllence per rafforzare i conti

In questo contesto si inserisce anche la recente decisione di Volkswagen di cedere il 51% di Everllence, ex MAN Energy Solutions, al fondo Bain Capital. L’operazione dovrebbe garantire al gruppo circa 7,4 miliardi di euro, rafforzando la liquidità in una fase particolarmente delicata.

L’azienda non ha collegato ufficialmente la vendita alla difficile situazione finanziaria, limitandosi ad affermare che “Volkswagen gestisce attivamente il proprio portafoglio di unità aziendali e società affiliate. Questo vale anche per Everllence”. Tuttavia, l’operazione appare coerente con la necessità di fare cassa, ridurre i costi e concentrare le risorse sul business automobilistico.

Il futuro dell’auto europea è incerto

Durante l’assemblea degli azionisti Blume ha ribadito l’obiettivo di “diventare la casa automobilistica più attraente al mondo entro il 2030”, sostenendo che il gruppo abbia già posto le basi industriali per raggiungere questo traguardo.

I mercati, però, restano scettici. Il titolo Volkswagen ha perso terreno fino a toccare i livelli più bassi degli ultimi anni, trascinando con sé buona parte del comparto automobilistico europeo.

Se le indiscrezioni dovessero trovare conferma, la nuova ondata di tagli rappresenterebbe l’ennesimo segnale delle profonde difficoltà attraversate da un settore che per decenni è stato uno dei pilastri dell’economia europea e che oggi si trova stretto tra costi energetici elevati, normative sempre più onerose, concorrenza asiatica e una transizione industriale che procede a ritmi molto diversi rispetto a quelli immaginati da Bruxelles.

Enrico Foscarini, 26 giugno 2026

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