Kubilius, “E5 passo giusto verso Unione difesa”



Il lavoro dell’E5 (Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito) va “esattamente” nella direzione giusta per la costruzione di un’Unione europea della difesa. Lo ha dichiarato il commissario europeo alla Difesa e allo Spazio, Andrius Kubilius, nel corso di un intervento alla Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina di Danzica, spiegando perché un formato come quello che riunisce le cinque maggiori potenze militari europee può diventare il centro di un vero progetto di difesa comunitario.

Verso un Consiglio di sicurezza europeo

Mercoledì i leader dei Paesi E5, tra cui Giorgia Meloni, si sono riuniti a Berlino per coordinarsi in vista del vertice della Nato ad Ankara. I cinque sono emersi con un messaggio di unità e l’impegno a prendersi più responsabilità del potenziamento del pilastro europeo dell’Alleanza. Per Kubilius il formato va a riempire un vuoto, quello di una “leadership dall’alto che indichi la direzione”, e potrebbe diventare il nucleo di un ipotetico “Consiglio europeo di sicurezza”.

Un ente del genere, spiega l’ex premier lituano, sarebbe l’organismo sarebbe adatto a discutere le “grandi questioni relative allo sviluppo e all’architettura della difesa europea, e trovare grandi risposte” prima di portarle ai potenziali aderenti: entità come la Coalizione dei volenterosi o il Consiglio europeo, che “non è il posto migliore” per un dialogo del genere. Ai Paesi E5 si possono aggiungere altri membri a rotazione o persino le istituzioni comunitarie, aggiunge, pur sottolineando che l’esigenza fondamentale è garantire un approccio “dall’alto verso il basso” per superare quello odierno, che funziona all’inverso.

Il Consiglio europeo di sicurezza agirebbe dunque come un organo di indirizzo politico, o addirittura come ente esecutivo di un’Unione europea della difesa, che andrebbe creata “con un nuovo trattato intergovernativo” e dove le decisioni “dovrebbero essere prese a maggioranza qualificata, senza rimanere bloccati dalle ventisette possibilità di veto”, riflette Kubilius. La base giuridica di tale architettura potrebbe essere l’Articolo 42.7 del Trattato sull’Ue, ossia la clausola di difesa collettiva dell’Ue: l’ufficio del commissario sta lavorando a un “manuale operativo” per disciplinare le modalità concrete di attivazione e fornitura dell’assistenza reciproca tra Stati membri, che potrebbe essere pubblicato “insieme o dopo” la Strategia europea di sicurezza, prevista per la seconda metà del 2026.

Il modello spaziale e i limiti dei trattati

Nel quadro tracciato dal commissario alla Difesa, leadership “dall’alto verso il basso” serve per superare lo stallo attuale nell’integrazione delle capacità di difesa europee. Il Trattato di Lisbona indica la difesa come prerogativa nazionale, e gli Stati membri “adottano misure protezionistiche” per le rispettive industrie che “creano problemi seri per la nostra capacità di produrre risultati“, frammentando il mercato e impedendo la convergenza sui grandi progetti comuni, come accaduto con l’Fcas, il progetto franco-tedesco per lo sviluppo di un caccia di sesta generazione.

Questo non avviene nel settore spaziale, dove l’Ue ha dimostrato di saper costruire programmi pan-europei proprio perché non vige la stessa limitazione dei trattati, evidenzia Kubilius. “Nel settore spaziale stiamo dimostrando di essere in grado di costruire grandi progetti pan-europei, tecnologicamente avanzati e ben noti. La domanda è: perché nello spazio ci riusciamo e nella difesa no?”. Non si tratta di strappare ai singoli Paesi la loro prerogativa, ma serve “trovare un modo per avere un approccio dall’alto verso il basso in modo equilibrato. Ed è qui che assume importanza il Consiglio europeo di sicurezza”.

Il “grande balzo” dall’Atlantico all’Europa

Per potenziare la difesa europea servono “un grande balzo finanziario e industriale”, ma anche un “grande balzo intellettuale” per “trovare il modo giusto, le idee giuste per sviluppare la nostra architettura europea della sicurezza”. Nel corso dell’intervento a Danzica l’ex premier lituano sottolinea che si sta passando dalla “storica difesa collettiva transatlantica dell’Europa” a “una difesa collettiva europea dell’Europa”.

A sostegno di questa transizione, Kubilius cita un sondaggio del 2025 secondo cui il 70% dei cittadini di Spagna, Belgio e Germania preferisce una difesa europea rispetto alle capacità nazionali o alla Nato, a prescindere dal rischio percepito della minaccia russa. Un orientamento che, a suo avviso, i leader politici non stanno seguendo adeguatamente. “Possiamo chiamarla come vogliamo: pilastro europeo della Nato, o qualcos’altro. Tutto è interconnesso. La Nato certamente rimarrà, ma può avere una struttura interna diversa“, sottolinea Kubilius.

La difesa e le elezioni del 2027

Secondo il commissario alla Difesa, la prontezza difensiva europea si articola su tre pilastri di pari importanza: la “prontezza difensiva materiale“, ossia armi, produzione, approvvigionamento e risorse finanziarie; la “prontezza difensiva istituzionale“, ovvero l’organizzazione delle autorità, la forma del pilastro europeo della Nato, un’eventuale Unione europea della difesa e l’integrazione dell’Ucraina; e infine la “prontezza difensiva politica“, quella della protezione dei processi democratici dalla guerra cognitiva e dai mezzi ibridi.

Se sui primi due pilastri si registrano progressi, il ritardo del terzo è strutturale, spiega Kubilius. Ventisette eserciti nazionali, bilanci, politiche, veti e mercati differenti rendono impossibile costruire una difesa europea efficace senza prima affrontare la riforma del quadro istituzionale. Ma sviluppare capacità materiali senza occuparsi del quadro politico complessivo, avverte l’ex premier lituano, “non porterà ai risultati necessari”.

Ed è proprio sul fronte della prontezza politica che il commissario lancia l’allarme: l’Ue non sta prestando abbastanza attenzione alla minaccia ibrida russa e al rischio che il Cremlino faccia i suoi “giochi sporchi” per erodere la volontà politica degli europei di difendersi. La mancanza di progressi su questo versante aprendo “molto spazio” alle interferenze in vista delle molteplici elezioni del 2027, avverte Kubilius, indicando la Moldova come modello: l’esperienza di Chisinau nelle campagne elettorali è un esempio concreto di resistenza alle interferenze esterne.

Il nodo centrale, riassume il commissario Ue, è la credibilità: se l’Unione non sarà in grado di mostrare risultati tangibili in termini di capacità difensive “nel corso di quest’anno e del prossimo”, il sostegno pubblico, che oggi si attesta tra il 65 e il 70% della popolazione favorevole a una maggiore difesa europea, rischia di sgretolarsi. “Se non dimostreremo molto rapidamente che stiamo effettivamente consegnando i risultati e acquisendo le capacità necessarie, le persone inizieranno a chiedersi perché non lo stiamo facendo”.


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 Otto Lanzavecchia

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