Val di Blenio in cammino lungo la Via Francisca del Lucomagno tra storia, cioccolato e il cuoco del Rinascimento



Il bus era pieno in ogni suo posto. 54 persone partite da Varese e Lavena Ponte Tresa alle prime ore del mattino per passare insieme una giornata di cammino in Val di Blenio lungo il percorso della Via Francisca del Lucomagno ticinese.

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Val di Blenio in cammino lungo la Via Francisca del Lucomagno 4 di 13

Un gran sole con temperature non in linea con gli oltre mille metri del punto di partenza. Un caldo forte che ha accompagnato quasi tutta la giornata non ha scoraggiato nessuno del gruppo. Un’andatura rispettosa dei tempi delle persone e tante pause per scoprire le bellezze della valle. Nelle prime ore del pomeriggio poi dall’altra parte della valle è arrivato un temporale.

Ottima organizzazione con alla guida Ferruccio Maruca, presidente dell’associazione In Cammino, e con lui diversi consiglieri del direttivo. A fare da raccordo prezioso tra i due versanti del confine, Matteo Oleggini, presidente dell’associazione italo-svizzera Amici della Via Francisca del Lucomagno, e Egon Maestri di Blenio Bellissima, che ha accompagnato il gruppo con una competenza e una passione per la propria terra capaci di trasformare ogni tappa in una lezione viva di storia locale.

Francisca in val di Blenio

Da Olivone al ponte tibetano

La partenza è da Olivone, a 1.039 metri, cuore alto della valle. Subito dopo il paese, una breve salita introduce la prima emozione della giornata: il ponte tibetano in alluminio sul torrente Riascio. Per qualcuno è il momento più atteso, per altri il più imprevisto. Comunque, un passaggio che rimane.

Da lì il percorso scende dolcemente, undici chilometri in lieve discesa attraverso prati verdi e panorami sulle cime circostanti, passando per Aquila, Dangio e Torre. Un tracciato di bassa difficoltà, ma ricco di incontri e scoperte.

Francisca in val di Blenio

La fabbrica di cioccolato che non c’è più

A Torre si incontra anche un altro capitolo di quella grande emigrazione bleniese. Dove oggi restano i muri di un edificio di oltre dodicimila metri quadri, nel 1903 i fratelli Cima di Dangio, cioccolatieri emigrati a Nizza, fondarono la fabbrica che sarebbe diventata la Cima Norma. Acquistata da Giuseppe Pagani nel 1913, fu lui stesso a costruire la ferrovia Biasca-Acquarossa per facilitare i trasporti dell’industria. Nei periodi di punta la fabbrica contava oltre 300 operai e impiegati. Chiuse nel 1968, perduto il principale cliente. Il grande edificio è stato oggi rivalutato con spazi dedicati all’accoglienza turistica, sale espositive e loft.

Il cuoco del Papa e del Rinascimento veniva da qui

La valle custodisce un primato gastronomico sorprendente. Maestro Martino, il suo vero nome era Martino de Rubeis, detto anche Martino de’ Rossi è nato a Grumo, frazione di Blenio, intorno al 1430. È stato uno dei cuochi più famosi del XV secolo e il suo manoscritto Libro de Arte Coquinaria è considerato il primo ricettario di cucina di cui si conosce il nome dell’autore. Contribuì in modo determinante alla definizione del modello “italiano” di cucina, lavorando prima nelle cucine degli Sforza a Milano, probabilmente come cuoco della duchessa Bianca Maria Visconti, poi a Roma come cuoco personale del Patriarca di Aquileia e in seguito degli stessi papi Paolo II e Sisto IV. L’umanista Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, lo definì “il principe dei cuochi”. Era partito da questi monti, e da questi monti passa ancora oggi la via che secoli fa aveva percorso per raggiungere le grandi corti europee.

Egon Maestri ha aiutato il gruppo a capire tutto questo: la storia di Maestro Martino non è un dettaglio da cartello museale, ma una finestra aperta su un’intera civiltà gastronomica e su una valle che per secoli ha esportato talento in tutta Europa.

Francisca in val di Blenio

Il museo di Lottigna e la storia dei landfogti

Il pomeriggio porta il gruppo a Lottigna, meta finale della camminata. Ad accoglierli c’è Patrick, che al Museo Storico Etnografico della Valle di Blenio ha spiegato con chiarezza e generosità cosa significa abitare in una valle che ha memorie così stratificate.

Il museo ha due sedi una a Lottigna, una a Olivone e quella di Lottigna è ospitata in un palazzo del Cinquecento la cui facciata è affrescata con gli stemmi dei rappresentanti dei tre cantoni primitivi: i landfogti di Uri, Svitto e Untervaldo, che dal 1495 al 1798 governarono il baliaggio di Blenio. Affreschi decorano anche gli interni, con gli stemmi delle famiglie illustri della valle. La collezione permanente conserva oggetti legati all’artigianato rurale, all’agricoltura, all’arte sacra e all’emigrazione bleniese quella dei rinomati cioccolatieri, marronai, gelatai e ristoratori che hanno portato il nome della valle in tutto il mondo.

Una sala è dedicata a Mosè Giacomo Bertoni, nato a Lottigna nel 1857. Dopo aver frequentato il Liceo di Lugano, nel 1884 emigrò in Argentina e poi in Paraguay con la madre, la moglie, cinque figli e qualche contadino bleniese, con il sogno di fondare una colonia agricola e scientifica animata da ideali anarco-socialisti. Nel 1893 creò sulle rive del Paraná la colonia Guillermo Tell, in una località ancora oggi chiamata Puerto Bertoni, a pochi chilometri dalle cascate di Iguazú. Botanico, climatologo, divulgatore, nel 1918 installò una tipografia nella giungla, la Ex Sylvis, da cui uscirono alcune tra le sue opere più importanti. La fama duratura di Mosè in Paraguay è legata alle pubblicazioni di climatologia e antropologia, ma anche all’immagine del buon saggio che vive nella foresta: Moisés Santiago Bertoni, El sabio. Strade, scuole e persino una cittadina portano oggi il suo nome.

Francisca in val di Blenio

Un cammino che è anche un racconto

La Val di Blenio non è una valle qualsiasi. È un territorio che ha saputo mandare nel mondo cuochi, cioccolatieri, scienziati e viaggiatori, e che oggi li ricorda con cura e orgoglio. Camminarla significa attraversare secoli di storia senza saperlo, finché qualcuno come Egon Maestri non ti ferma davanti a un muro, a una lapide, a un panorama, e ti racconta cosa c’è sotto.

Il prossimo appuntamento dell’associazione In Cammino è già in programma. E c’è da credere che il bus si riempirà di nuovo.





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