Il mercato del lavoro dipendente veneto apre il 2026 in una fase di sostanziale tenuta, confermando la crescita occupazionale già osservata nel 2025 ma con ritmi più moderati e dinamiche sempre più differenziate tra settori e territori. È quanto emerge dal nuovo numero de “Il Sestante” di Veneto Lavoro, il report di riferimento per l’analisi congiunturale del mercato del lavoro regionale, che offre una lettura ampia dei dati ricavati dal Sistema informativo del lavoro veneto, includendo anche il settore pubblico, gli approfondimenti provinciali e il quadro economico regionale, nazionale e internazionale.
Nel primo trimestre del 2026 il saldo occupazionale del lavoro dipendente in Veneto risulta positivo per +26.900 posizioni lavorative, un valore sostanzialmente analogo a quello registrato nello stesso periodo del 2025. La crescita prosegue, dunque, ma in un contesto segnato da maggiore prudenza da parte delle imprese e da una mobilità più intensa dei rapporti di lavoro. Nel trimestre aumentano infatti sia le assunzioni, in crescita del +4%, sia le cessazioni, salite del +5%, con flussi che riguardano prevalentemente contratti di brevissima durata.
Il tempo indeterminato continua a garantire un contributo positivo al bilancio occupazionale, ma con una spinta meno intensa rispetto allo scorso anno. Le posizioni lavorative stabili crescono di +9.200 unità, contro le +11.500 del primo trimestre 2025, segnalando una dinamica ancora favorevole ma più contenuta. Sullo sfondo resta un mercato che non arretra, ma che procede con maggiore cautela, riflettendo un quadro economico complesso e disomogeneo.
A livello settoriale, il rallentamento riguarda soprattutto l’industria, che registra +8.300 posizioni lavorative contro le +9.600 del primo trimestre 2025, e l’agricoltura, che chiude il periodo con un saldo positivo di +3.200. Si rafforzano invece i servizi, con +15.300 posizioni, sostenuti in particolare dal comparto turistico, favorito dall’avvio anticipato della stagione. Il turismo si conferma quindi uno dei principali motori della nuova occupazione regionale, soprattutto nelle province a maggiore vocazione ricettiva.
Tra gli elementi di maggiore interesse di questo numero del report vi è il rafforzamento dell’analisi territoriale. “Il Sestante” propone infatti un approfondimento più dettagliato delle dinamiche provinciali e dei dati relativi a domanda e offerta di lavoro, anche a livello di singolo Centro per l’impiego. Una lettura che consente di cogliere con maggiore precisione le differenze interne al mercato veneto, dove la crescita complessiva convive con situazioni locali molto diverse.
Nel quadro regionale spicca il risultato di Verona, che registra un saldo in miglioramento pari a +9.200 posizioni lavorative, il dato più elevato tra le province venete. La crescita delle assunzioni è attribuibile soprattutto ai servizi turistici, alle attività di produzione cinematografica e ai servizi di pulizia, confermando la centralità dei comparti legati all’accoglienza, agli eventi e ai servizi operativi. Allo stesso tempo, emerge un segnale di attenzione dalla logistica, settore nel quale le attivazioni risultano in calo e il saldo diventa negativo, dopo anni in cui il comparto aveva rappresentato una delle componenti più dinamiche dell’occupazione veronese.
A Venezia il saldo è positivo per +8.000 posti di lavoro, con assunzioni in crescita soprattutto nelle attività cinematografiche, spesso caratterizzate da rapporti di brevissima durata, nei servizi turistici, nell’ingrosso, nella logistica e nell’industria calzaturiera. Si riducono invece le attivazioni in agricoltura, metalmeccanico, costruzioni e istruzione. Padova registra un saldo di +4.100 posizioni, stabile rispetto al 2025, ma con assunzioni in calo del -2%, soprattutto nei servizi, mentre migliorano made in Italy e metalmeccanico.
Nel Trevigiano il bilancio occupazionale è pari a +2.800 posizioni lavorative, in riduzione rispetto allo scorso anno e concentrato prevalentemente nell’ingrosso e nella logistica. Le assunzioni risultano complessivamente stabili, con aumenti nel made in Italy, nei servizi alla persona e nelle attività professionali, mentre calano nel metalmeccanico, nelle costruzioni e nella logistica. Vicenza chiude il trimestre con un saldo di +2.600 posizioni, a fronte di assunzioni complessivamente stabili ma in diminuzione in agricoltura, industria conciaria, oreficeria, costruzioni, ingrosso e logistica.
Rovigo registra una crescita di +1.100 posizioni lavorative, pur con assunzioni in calo del -2%, in particolare in agricoltura e istruzione. Belluno, invece, presenta un saldo negativo per -990 posizioni, una dinamica ricorrente in questa fase dell’anno per effetto della chiusura della stagione turistica invernale. Rispetto al 2025 migliora tuttavia il bilancio del made in Italy, in particolare nell’occhialeria, mentre le assunzioni crescono del +8%, anche per effetto dei Giochi Olimpici invernali.
Accanto ai dati amministrativi, il report offre una lettura complementare attraverso i principali indicatori Istat. Nel primo trimestre del 2026 in Veneto si contano circa 2,2 milioni di occupati, di cui 1,7 milioni lavoratori dipendenti. Le persone in cerca di lavoro sono 70 mila, mentre gli inattivi sono quasi 2 milioni, tra cui 106 mila forze di lavoro potenziali. Nella fascia d’età tra 15 e 74 anni il tasso di occupazione si attesta al 60,2%, con il dato femminile al 53,3%, mentre il tasso di disoccupazione è pari al 3,1% e quello di attività al 62,1%.
Il quadro che emerge è quello di un Veneto che continua a creare occupazione, ma in una fase nella quale la crescita appare più selettiva e meno uniforme. Il contesto internazionale resta caratterizzato da una crescita globale positiva ma disomogenea, con un’Area euro più debole ed esposta a shock esterni. Anche l’economia italiana presenta una crescita positiva ma fragile, sostenuta soprattutto da investimenti, PNRR, turismo e grandi eventi. In questo scenario, le imprese adottano comportamenti prudenziali, intervenendo sulla gestione delle scorte, sulla diversificazione dei mercati, sulla riorganizzazione delle forniture e su una maggiore attenzione ai costi.
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Matteo Scolari
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