La nuova strategia Ue punta su allevamenti più sostenibili, meno dipendenza dalle importazioni e maggiore benessere animale.
L’UE ridisegna il futuro della zootecnia. La Commissione europea ha presentato la prima Strategia europea dedicata agli allevamenti, un piano che punta a rendere il settore più competitivo, più sostenibile e meno vulnerabile alle crisi.
L’obiettivo è aiutare gli allevatori ad affrontare problemi che negli ultimi anni sono diventati sempre più pesanti: aumento dei costi di produzione, redditi spesso insufficienti, cambiamenti climatici, diffusione delle malattie animali e crescente richiesta da parte dei consumatori di prodotti ottenuti nel rispetto dell’ambiente e del benessere degli animali.
Un settore che vale 400 miliardi di euro
I numeri spiegano bene perché Bruxelles abbia deciso di intervenire.
La zootecnia rappresenta circa il 40% del valore dell’intera produzione agricola europea e genera ogni anno un fatturato di circa 400 miliardi di euro.
In Europa il comparto dà lavoro a circa 7 milioni di persone, impiegate in 4 milioni di aziende agricole, spesso situate in aree rurali dove esistono poche altre opportunità economiche. Complessivamente il settore rappresenta il 42% della forza lavoro agricola dell’Unione europea.
Nel 2025 il patrimonio zootecnico europeo contava circa: 132 milioni di suini, 72 milioni di bovini, 54 milioni di ovini, 10 milioni di caprini e circa 1,6 miliardi di capi avicoli.
Secondo la Commissione, oltre a produrre alimenti, gli allevamenti contribuiscono alla tutela del territorio, alla biodiversità, alla conservazione dei prati permanenti e alla produzione di fertilizzanti naturali, lana e altre materie prime.
Perché gli allevatori sono in difficoltà
Nonostante il peso economico del comparto, molte aziende stanno attraversando una fase complicata.
I principali problemi individuati dalla Commissione sono:
- costi di produzione elevati e molto variabili;
- prezzi di mercato spesso instabili;
- eventi climatici estremi sempre più frequenti;
- nuove malattie animali e focolai epidemici;
- difficoltà ad accedere al credito;
- popolazione agricola sempre più anziana;
- carenza di manodopera e di servizi veterinari nelle aree rurali.
Un dato fotografa bene la situazione finanziaria: nel 2022 il fabbisogno di credito non soddisfatto per il settore zootecnico è stato stimato in 18,7 miliardi di euro, pari a circa il 30% del gap finanziario complessivo dell’agricoltura europea, che ammontava a 62 miliardi di euro.
Anche il ricambio generazionale preoccupa Bruxelles: gli allevatori con meno di 40 anni rappresentano oggi solo una piccola parte del settore.
Le cinque priorità della nuova strategia
Per affrontare queste criticità, la Commissione ha individuato cinque grandi aree di intervento.
1. Più preparazione alle crisi
L’Europa vuole rendere gli allevamenti più resilienti.
Saranno rafforzati gli strumenti di gestione del rischio, verranno studiati nuovi sistemi assicurativi contro gli eventi climatici e saranno potenziate la prevenzione, la sorveglianza e la risposta alle malattie animali.
L’obiettivo è intervenire prima che le emergenze producano danni economici e sanitari difficili da recuperare.
2. Aziende più competitive
La strategia punta a migliorare la redditività degli allevamenti favorendo investimenti, innovazione e accesso al credito.
La Commissione vuole sostenere: la transizione verso allevamenti senza gabbie; l’economia circolare; la bioeconomia; la valorizzazione delle biomasse; la diffusione delle tecnologie di precisione.
Particolare attenzione sarà dedicata anche a garantire un reddito più equo agli allevatori e condizioni di concorrenza più equilibrate con i prodotti importati.
3. Più sostenibilità e benessere animale
La sostenibilità ambientale rappresenta uno dei pilastri della nuova strategia.
Entro la fine del 2026 la Commissione presenterà una proposta per aggiornare la normativa sul benessere delle galline ovaiole e dei polli da carne.
Nel 2027 arriverà invece una proposta dedicata ai suini.
Tra gli obiettivi figurano wliminare progressivamente le gabbie, superare l’abbattimento sistematico dei pulcini maschi e migliorare il monitoraggio del benessere animale attraverso nuove tecnologie.
Sul fronte ambientale sarà sviluppato un metodo comune europeo per misurare le emissioni di gas serra prodotte dagli allevamenti direttamente a livello aziendale.
La Commissione stima che la combinazione di innovazione, miglioramento genetico, alimentazione più efficiente e nuove tecnologie possa ridurre le emissioni del settore fino al 16% entro il 2035.
4. Più attenzione ai territori rurali
La strategia riconosce il ruolo centrale degli allevamenti nelle aree interne e montane.
Per questo Bruxelles lavorerà con gli Stati membri per riportare produzioni zootecniche sostenibili nelle zone più fragili, contrastando l’abbandono delle campagne.
Tra le misure previste c’è anche una rete di macelli mobili o di piccole dimensioni, così da ridurre il trasporto degli animali, rafforzare le filiere locali e creare nuove opportunità economiche nei territori.
5. Valorizzare la qualità europea
L’ultima priorità riguarda il riconoscimento del valore delle produzioni europee.
La Commissione vuole rafforzare:
- l’etichettatura di origine;
- i sistemi di qualità;
- le indicazioni geografiche;
- la promozione dei prodotti europei sui mercati internazionali.
L’obiettivo è rendere più visibili gli elevati standard europei in materia di sicurezza alimentare, sostenibilità e benessere animale.
Meno dipendenza dall’estero: nasce il Piano europeo per le proteine
Accanto alla strategia zootecnica, Bruxelles ha presentato anche un nuovo Piano d’azione per le proteine.
Oggi l’Europa dipende ancora fortemente dalle importazioni di mangimi.
Ogni anno il settore zootecnico europeo utilizza circa 74 milioni di tonnellate di proteine destinate all’alimentazione animale.
Di queste, circa il 25% proviene da importazioni, soprattutto sotto forma di soia e farine di soia.
Nel solo anno commerciale 2024-2025 le importazioni hanno raggiunto circa 13,4 milioni di tonnellate di proteine grezze.
Inoltre, sei Paesi, Brasile, Stati Uniti, Argentina, Cina, India e Paraguay, producono da soli circa il 90% della soia mondiale, rendendo l’Europa particolarmente esposta alle tensioni internazionali.
Per questo la Commissione vuole aumentare la produzione interna di semi oleosi e colture proteiche.
L’obiettivo è far crescere entro il 2035 la quota di mangimi prodotti nell’Unione europea dal 25% al 35%.
Il piano prevede incentivi alla coltivazione di leguminose e soia europea, investimenti negli impianti di trasformazione, sostegno alle filiere locali e maggiore trasparenza sull’origine delle proteine utilizzate nei prodotti alimentari.
Quanto sostiene oggi l’Europa gli allevamenti?
Gli allevatori già beneficiano degli aiuti della Politica agricola comune (PAC).
Nel primo anno della programmazione 2023-2027, circa 4 miliardi di euro sono stati destinati a interventi legati direttamente agli allevamenti, pari a circa il 10% dell’intero bilancio della PAC.
La nuova strategia non sostituisce questi strumenti, ma punta a renderli più efficaci, accompagnando la transizione del settore nei prossimi anni.
La sfida dei prossimi dieci anni
La Commissione europea punta a costruire un sistema zootecnico capace di produrre alimenti sicuri e di qualità, garantendo al tempo stesso redditi adeguati agli allevatori, maggiore tutela dell’ambiente e una minore dipendenza dalle importazioni.
Una sfida che riguarda non solo il futuro delle aziende agricole, ma anche la sicurezza alimentare europea, la vitalità delle aree rurali e la capacità dell’Unione di affrontare le trasformazioni climatiche ed economiche dei prossimi dieci anni.
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Maria Giovanna Lahoz
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