Madagascar: i leader dell’Africa australe pressano la giunta sulla transizione


La SADC ha esortato il governo del colonnello Randrianirina a rispettare i tempi annunciati, oltre che a liberare i membri della Gen Z in carcere

Serve la consultazione nazionale, ma i tempi annunciati dalle Chiese cristiane non convincono

Veduta di Antananarivo. (World Bank Photo Collections/ Flickr)

I leader dell’Africa meridionale aumentano la pressione sulla giunta militare che guida il Madagascar dallo scorso ottobre, quando settimane di proteste popolari sono culminate in un intervento delle forze armate e nella deposizione del presidente Andry Rajoelina, al potere per 10 degli ultimi 15 anni di storia malgascia


L’ormai ex capo dello stato è stato sostituito dal colonnello Michael Randrianirina, il leader del reparto dell’esercito che aveva guidato il pronunciamento.

A otto mesi dal cambio di governo, l’organismo politico regionale, la Comunità degli Stati dell’Africa australe (SADC), ha esortato il governo di Antananarivo a rispettare i tempi della transizione politica annunciata lo scorso febbraio e a garantire le libertà di dissidenti ed esponenti dell’opposizione.

L’organizzazione ha inoltre annunciato un più stretto monitoraggio delle azioni della giunta militare per i prossimi mesi.

Golpe o no

La SADC rappresenta 16 paesi dell’Africa meridionale ma anche centrale e dell’oceano Indiano. Antananarivo è parte dell’organizzazione fin dalla sua fondazione nel 2005 e non è stata rimossa neanche dopo l’intervento militare che ha fatto cadere Rajoelina.


L’Unione africana (UA), al contrario, ha sospeso la partecipazione di Antananarivo sulla base del suo netto rifiuto di qualsiasi avvicendamento politico che avvenga al di fuori del dettato costituzionale, come avvenuto in Madagascar, per quanto le interpretazioni giuridiche rispetto alla salita al potere di Randrianirina non siano tutte concordi nel definire quello malgascio come un “golpe”.

Al di là dell’evidente supporto popolare infatti, inizialmente l’Alta corte costituzionale dell’isola ha autorizzato il cambio alla guida del paese alla luce della fuga di Rajoelina, che aveva lasciato il Madagascar col sostegno della Francia, e il conseguente vuoto di potere.

L’incontro di ieri, che si è svolto online, è stato convocato dal presidente sudafricano Cyril Ramaphosa e ha fatto seguito a due missioni diplomatiche e di fact-checking nel paese guidate dall’ex presidente del Malawi, Joyce Banda.

Rivoluzione tradita?

Prima di entrare nel merito delle osservazioni della SADC, è utile fornire un quadro di massima del contesto politico malgascio. L’attuale esecutivo di transizione è infatti figlio di una delle maggiori mobilitazioni popolari degli ultimi anni in Madagascar.


Le proteste sono cominciate nel settembre 2025 per denunciare le interruzioni nell’approvvigionamento idrico ed elettrico che colpivano il paese e in modo particolare la capitale Antananarivo.

I cortei si sono presto trasformati in un più ampio rifiuto delle politiche di Rajoelina. Un malcontento nei confronti del capo dello stato che proseguiva da anni e che si era già reso evidente alle elezioni del 2023, quando questo è stato rieletto con un voto boicottato dalle opposizioni e segnato dalle accuse di brogli.

A guidare l’ondata di dissenso, la Gen Z Mada, un movimento politico animato soprattutto da giovani minori di 30 anni. In linea con realtà analoghe sorte nello stesso periodo in altri paesi dell’Africa ma anche dell’Asia meridionale e dell’America Latina, il movimento della Gen Z malgascia è nato sui social in modo spontaneo ed è stato caratterizzato dalla mancanza di precisi leadership e coordinamenti politici.

Dopo settimane di manifestazioni, un reparto dell’esercito si è prima rifiutato di reprimere le proteste e ha poi guidato l’ultimo miglio che ha condotto alla caduta di Rajoelina.

La giunta militare ha da subito avviato un dialogo con la SADC, arrivando a comunicare un calendario per una transizione politica in 24 mesi, lo scorso febbraio. Il programma presentato dai militari prevede una riforma costituzionale da approvare con un referendum, e nuove elezioni entro la fine del 2027.


Lo scorso maggio, la Commissione elettorale indipendente ha infine annunciato le date: la consultazione popolare dovrebbe tenersi nel giugno ‘27, mentre al voto si dovrebbe andare a ottobre.

Tanto la Gen Z Mada quanto altre realtà della società civile locale hanno lamentato una mancanza di coinvolgimento nella fase di elaborazione della roadmap presentata dai militari.

Le tensioni tra l’esecutivo e i movimenti sociali non hanno fatto che aumentare nei mesi successivi. Anche a seguito di quelle pressioni, lo scorso marzo Randrianirina ha sciolto il governo e nominato un nuovo esecutivo.

Pure quest’ultima compagine governativa non ha però soddisfatto le richieste di rappresentanza che erano partite dalle organizzazioni sociali. 

L’apice dello scontro si è verificato a metà aprile, quando diversi esponenti della Gen Z sono stati arrestati con l’accusa di aver partecipato a una cospirazione per rovesciare il presidente in combutta con alcuni alti gradi delle forze armate.


In una lettera, decine di organizzazioni della società civile hanno denunciato la “mancanza di progressi concreti nella rifondazione” ed esortato l’avvio di una “transizione concertata, trasparente e inclusiva di riforma delle istituzioni”.

Il nodo della consultazione nazionale 

I tempi della transizione preoccupano più di un osservatore in Madagascar. Nella visione del governo infatti, questo processo deve essere orientato a una profonda riforma delle istituzioni del paese, quella che la giunta chiama Rifondazione.

Questa fase deve essere preceduta da una grande concertazione nazionale che coinvolga tutti i livelli della società malgascia. Convocata per la prima volta a fine novembre, questo grande momento assembleare non si è ancora mai svolta.

Fin dal principio, le autorità di Antananarivo hanno affidato la negoziazione di questo grande confronto al Consiglio ecumenico delle Chiese cristiane (FFKM), uno dei più rispettati organismi indipendenti malgasci, già protagonista in veste di mediatrice di diversi dialoghi politici della storia malgascia recente.


La scorsa settimana, l’FFKM ha presentato un calendario per la consultazione nazionale.

Le tempistiche delle Chiese cristiane hanno però sollevato parecchie perplessità: il vivo delle fase dei dibattiti partirebbe il prossimo agosto per concludersi nel marzo 2027.

Questa fase  dovrebbe portare a un documento di sintesi delle aspirazioni popolari e a una bozza di Costituzione. L’ultima fase della concertazione dovrebbe quindi cominciare ad aprile 2027.

L’FFKM non ha neanche indicato una data di chiusura per questo ultimo passaggio. A diversi osservatori la scansione del programma è sembrata vaga e molto a ridosso del mese in cui sono state fissate le elezioni, ovvero ottobre 2027.

Cosa ha detto la SADC 


Questo è il contesto in cui calare le parole della SADC.

L’organizzazione ha esortato Antananarivo “a mantenere l’impegno verso riforme che siano chiare, vincolate a scadenze precise, trasparenti, inclusive di tutte le parti interessate e comunicate nelle lingue nazionali, al fine di garantire un’ampia partecipazione” popolare.

La SADC ha sottolineato l’importanza di “tutelare lo Stato di diritto costituzionale e la governance democratica”, evidenziando come le riforme debbano “ripristinare l’ordine costituzionale e condurre a un governo democraticamente eletto, senza ritardare la volontà del popolo malgascio”.

I leader regionali hanno rimarcato “ la necessità di un dialogo inclusivo, della riconciliazione e di consultazioni nazionali durante la transizione” e hanno invitato il governo e l’FFKM “ad agire con imparzialità, a rispettare la costituzione e a costruire un consenso”.

Non da ultimo, la SADC “ha chiesto il rilascio dei prigionieri politici, la fine degli arresti arbitrari dei leader dell’opposizione e dei membri della Gen Z nonché il rientro nel paese degli esuli politici”.


Stando alla denuncia di Amnesty International, dal loro arresto lo scorso aprile, almeno un attivista della Gen Z resta ancora in carcere, Rakotoarijaona Vonimahery.

Almeno altri quattro esponenti del movimento che erano stati arrestati sono stati poi rilasciati, anche se tre di loro, tra i quali il noto attivista Herizo Andriamanantena, restano sotto controllo giudiziario e non possono godere della piena libertà.

Anche diversi esponenti della fazione politica legata all’ex presidente Rajoelina hanno denunciato un clima persecutorio nei loro confronti. 

Infine la SADC ha ampliato il mandato del suo organismo di mediazione, il Panel of Elders, presieduto dall’ex presidente Banda, “ includendovi la riconciliazione, la riforma elettorale e i preparativi per il referendum e le elezioni generali”, oltre ad “approvare l’istituzione di un ufficio di collegamento della SADC ad Antananarivo per coordinare le attività di supporto”.





#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 brando

Source link

Di