l’ecosistema italiano entra in una nuova fase di crescita


L’intelligenza artificiale non è più un fenomeno transitorio, ma una tecnologia trasformativa che sta ridefinendo i mercati globali e il panorama degli investimenti. A livello internazionale, l’AI si conferma infatti il principale driver del venture capital, con oltre il 25% degli investimenti complessivi concentrati sul settore e una raccolta globale che nel 2025 ha raggiunto circa 480 miliardi di dollari, di cui oltre 120 miliardi destinati alle tecnologie legate all’intelligenza artificiale.

Anche l’Italia, pur con le sue sfide, sta vivendo una fase di accelerazione. Nel 2025 il mercato nazionale dell’AI ha infatti raggiunto un valore di circa 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% rispetto all’anno precedente. La domanda resta concentrata soprattutto nelle grandi imprese, che rappresentano oltre il 60% della spesa complessiva, ma cresce anche il contributo della Pubblica amministrazione, arrivata a incidere per il 19% grazie agli investimenti in digitalizzazione. Più contenuto è invece il livello di adozione nelle PMI, dove l’interesse per le applicazioni AI è in aumento ma l’implementazione rimane ancora in una fase iniziale.

È quanto emerge dalla terza edizione dell’Osservatorio ECM AI promosso da Banca Generali e IRTOP Consulting, che analizza l’evoluzione dell’ecosistema AI italiano, dalle società quotate alle startup innovative. Come sottolinea Maria Ameli, Head of Wealth Advisory di Banca Generali, l’ecosistema italiano dell’AI ha ormai compiuto un “salto qualitativo decisivo, passando da settore emergente a leva strategica per la competitività del Paese. Una maturazione che richiede ora governance adeguata, accesso ai capitali e strumenti in grado di accompagnare la crescita delle imprese innovative”.


Le società AI quotate corrono più del mercato

Uno dei dati più significativi dell’Osservatorio riguarda le società AI quotate su Euronext Growth Milan. Su 206 aziende presenti sul mercato al 30 aprile 2026, sono state individuate 28 realtà in cui l’intelligenza artificiale rappresenta un elemento rilevante del modello di business. Di queste, cinque hanno l’AI come attività core, mentre le altre integrano la tecnologia all’interno della propria proposta di valore. Complessivamente, il gruppo vale circa 1,2 miliardi di euro di capitalizzazione, in crescita rispetto all’anno passato quando si contavano 25 emittenti per una capitalizzazione aggregata di 1,1 miliardi di euro.

A livello di performance finanziaria, il mercato continua a riconoscere un premio alle aziende maggiormente esposte all’innovazione. L’AI Index, messo a punto dall’Ufficio studi di IRTOP Consulting e che raggruppa le 28 società, ha infatti registrato una performance superiore rispetto al FTSE Italia Growth negli ultimi tre anni:

  • +22,4% nel 2024 contro -4,8% del mercato;
  • +16,6% nel 2025 contro +9,0%;
  • +10,8% nel 2026 contro +4,9%.

Una sovraperformance che riflette la crescente fiducia degli investitori verso modelli di business capaci di integrare innovazione tecnologica e crescita industriale.

Ricavi in aumento e occupazione qualificata

Dai bilanci 2025 emerge una dinamica di crescita superiore alla media per le società AI quotate su Euronext Growth Milan. Le 28 aziende analizzate hanno generato ricavi complessivi per 1,078 miliardi di euro, in aumento del 16,3% rispetto all’anno precedente, contro il +7,1% registrato dal resto del mercato EGM.

Anche i principali indicatori economici confermano un progressivo consolidamento del settore. Le società AI quotate presentano infatti ricavi medi pari a circa 40 milioni di euro e una marginalità operativa del 14%, evidenziando un livello di maturità crescente e una capacità di trasformare l’innovazione tecnologica in risultati economici concreti.


Anche l’impatto occupazionale è rilevante dato che le 28 società impiegano complessivamente oltre 6.300 addetti, in aumento del 12,1% rispetto al 2024.

Startup AI, export e capitale umano come punti di forza

Se il mercato quotato mostra una crescente maturità, il mondo delle startup AI restituisce l’immagine di un ecosistema ancora giovane ma già proiettato oltre i confini nazionali.

L’identikit delle 24 startup italiane, selezionate dall’Osservatorio ECM AI come più promettenti, rivela che il 79% delle aziende ha nell’intelligenza artificiale il proprio core business; quasi due terzi delle realtà censite sono concentrate nel Nord Italia e contano meno di dieci dipendenti; e i profili STEM costituiscono circa il 40% della forza lavoro. Ma a distinguere queste imprese è soprattutto la capacità di competere sui mercati internazionali. Il 60% del fatturato proviene infatti da clienti esteri, una percentuale raddoppiata rispetto all’anno precedente che evidenzia come le startup italiane dell’AI stiano trovando spazi di crescita ben oltre il mercato domestico, facendo leva su competenze specialistiche e soluzioni ad alto contenuto innovativo.

La sfida, a questo punto, è quella della scala. Oltre la metà delle aziende analizzate prevede di aprire un round di finanziamento nei prossimi dodici mesi, segnale di una domanda di capitale ancora elevata e della necessità di accompagnare la crescita dell’ecosistema con strumenti finanziari adeguati e un accesso più efficiente agli investimenti.

Agentic AI, il nuovo paradigma dell’automazione

Tra le tendenze più rilevanti individuate dall’Osservatorio spicca l’ascesa della cosiddetta Agentic AI, sistemi software in grado di pianificare attività, prendere decisioni e coordinare autonomamente diversi strumenti tecnologici per raggiungere obiettivi complessi. Si tratta di un passaggio che porta le aziende da una logica deterministica a una probabilistica, con vantaggi significativi in termini di velocità, produttività e scalabilità dei processi.


Al momento però la diffusione è ancora limitata, con soltanto il 15% delle aziende a livello globale dispone di agenti AI effettivamente in produzione. Tuttavia, il trend è destinato ad accelerare e rappresenta uno dei principali fronti di sviluppo della trasformazione digitale.

Shadow AI, il rischio nascosto per le imprese

Accanto alle opportunità emergono anche nuovi rischi, a cominciare dal fenomeno della Shadow AI, ovvero l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale non autorizzati o non monitorati all’interno delle organizzazioni.

Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio, il 44% dei dipendenti utilizza soluzioni AI esterne e il 37% continua a farlo anche quando l’azienda mette a disposizione strumenti ufficiali. Un fenomeno favorito anche dalla limitata capacità di controllo delle organizzazioni, considerando che solo l’11% delle grandi imprese monitora in modo sistematico l’utilizzo dell’AI generativa da parte del personale.

I rischi riguardano in particolare la sicurezza delle informazioni, la conformità normativa e la governance dei dati. Per questo motivo la definizione di policy interne e sistemi di controllo sta diventando una priorità crescente per le organizzazioni.

Le best practice internazionali come riferimento per il mercato italiano

Se competenze, domanda e capacità tecnologica rappresentano alcuni dei principali punti di forza del sistema italiano, il vero banco di prova resta la capacità di trasformare queste risorse in crescita dimensionale e leadership di mercato.


L’Osservatorio evidenzia quindi la necessità di superare la frammentazione dell’ecosistema e di adottare modelli di investimento più rapidi e flessibili, avvicinandosi alle pratiche diffuse nei mercati internazionali, dove i processi decisionali sono più rapidi e la disponibilità di capitali consente alle aziende di accelerare i percorsi di sviluppo.

In questo contesto si inserisce la crescente diffusione di strumenti di investimento più flessibili, ispirati alle best practice internazionali, come i modelli derivati dai SAFE americani e adattati al contesto italiano. Non a caso cresce l’interesse di investitori esteri, in particolare statunitensi, verso startup e PMI innovative italiane, considerate attrattive per competenze, valutazioni ancora contenute e opportunità di crescita.

L’Osservatorio segnala inoltre la necessità di rafforzare il dialogo tra imprese, investitori, università e consulenti specializzati, creando un ecosistema più integrato e capace di accompagnare le aziende lungo tutte le fasi del percorso di crescita, dall’early stage all’accesso al mercato dei capitali.

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 Arianna De Felice

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