Il primo sistema europeo per registrare ingressi e uscite dei viaggiatori extra-Ue sta diventando un test politico per Schengen prima ancora che una prova tecnologica. A poche settimane dal picco delle vacanze estive, aeroporti e compagnie aeree avvertono Bruxelles che l’Entry/Exit System, l’Ees, rischia di aggravare le code alle frontiere aeroportuali, compromettere la regolarità dei voli e danneggiare la reputazione dell’Europa come destinazione turistica e hub internazionale.
L’allarme è arrivato direttamente alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. In una lettera, Aci Europe, Airlines for Europe e Iata hanno chiesto alla Commissione di consentire agli aeroporti di sospendere completamente i controlli Ees nei casi in cui il volume dei passeggeri superi la capacità operativa delle strutture di frontiera. La richiesta riguarda in particolare luglio e agosto, quando il traffico aereo aumenta sensibilmente e gli scali europei si preparano a gestire circa 40 milioni di passeggeri in più rispetto ai due mesi precedenti.
Secondo il settore, il sistema sta già producendo effetti critici: code fino a cinque ore, passeggeri costretti ad attendere all’esterno dei terminal o in aeree esposte, e voli che arrivano alla chiusura dei gate con parte dei viaggiatori ancora bloccata ai controlli di frontiera. In alcuni casi, secondo l’associazione che rappresenta gli aeroporti europei, gli aerei sono stati ritardati; in altri sono partiti lasciando indietro passeggeri che erano arrivati in aeroporto ma non erano riusciti a completare le procedure per tempo.
La Commissione, però, respinge l’idea che il problema sia il nuovo sistema in sé. Bruxelles sostiene che l’EES sia operativo nei Paesi Schengen e funzioni correttamente, e che le regole prevedano già margini di flessibilità per assicurare la fluidità dei controlli. Le lunghe attese, secondo l’esecutivo Ue, dipendono spesso da fattori preesistenti: carenza di personale, infrastrutture insufficienti e concentrazione dei voli in alcune fasce orarie.
Lo scontro mette in evidenza una questione più ampia: l’Europa sta digitalizzando la propria frontiera esterna, ma l’efficacia del sistema dipende dalla capacità concreta di aeroporti e autorità nazionali di gestire milioni di registrazioni biometriche senza bloccare la mobilità.
Che cosa cambia con l’Ees
L’Entry/Exit System è uno dei principali strumenti della nuova architettura europea delle frontiere. Riguarda i cittadini di Paesi terzi che entrano nello spazio Schengen per soggiorni brevi. Al posto del timbro manuale sul passaporto, il sistema registra digitalmente dati anagrafici, documento di viaggio, data e luogo di ingresso e uscita, immagine del volto e impronte digitali.
L’obiettivo è rendere più preciso il controllo sugli ingressi e sulle uscite, identificare più facilmente chi supera il periodo massimo di permanenza consentito e rafforzare la sicurezza delle frontiere esterne. Per l’Unione europea, l’Ees è un passaggio chiave verso una gestione più moderna e interoperabile di Schengen.
Il problema è che la registrazione biometrica richiede tempo, soprattutto al primo ingresso. Ogni viaggiatore extra-Ue deve completare una procedura più complessa rispetto al tradizionale controllo del passaporto. Se i chioschi automatici non sono abbastanza affidabili, se gli agenti di frontiera sono pochi o se gli spazi aeroportuali non consentono di assorbire i flussi, il sistema rischia di trasformarsi in un collo di bottiglia.
È proprio questo il punto sollevato da aeroporti e compagnie. Secondo le associazioni del settore, la flessibilità prevista oggi non basta. Le regole consentono già agli Stati membri di alleggerire alcune procedure in determinate circostanze, ma questa possibilità dovrebbe essere progressivamente ridotta da settembre. Per l’industria, invece, la possibilità di sospendere o adattare i controlli deve restare disponibile anche dopo l’estate, in presenza di circostanze eccezionali e chiaramente definite.
La lettera individua tre condizioni necessarie perché il sistema possa funzionare senza compromettere l’operatività degli scali: personale sufficiente ai controlli di frontiera, chioschi automatici affidabili e piena disponibilità di strumenti di pre-registrazione. Fino a quel momento, sostengono le associazioni, applicare rigidamente l’Ees rischia di peggiorare una situazione già difficile per i passeggeri.
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Il prossimo passaggio sarà l’Etias
L’Ees non è l’unico tassello della nuova frontiera europea. Il passaggio successivo si chiama Etias, il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi. Se l’Ees registra il viaggiatore quando entra o esce dallo spazio Schengen, Etias agirà prima: servirà a verificare in anticipo chi vuole arrivare in Europa da un Paese esente da visto.
Il sistema dovrebbe entrare in funzione nell’ultimo trimestre del 2026, con una data precisa ancora da comunicare. Riguarderà cittadini britannici, statunitensi, canadesi, australiani e, più in generale, i viaggiatori di Paesi terzi che oggi possono entrare nello spazio Schengen senza visto per soggiorni brevi. Non sarà un visto, ma un’autorizzazione preventiva: prima di partire, il viaggiatore dovrà compilare una domanda online, pagare una tariffa di 20 euro e attendere l’approvazione.
L’autorizzazione resterà valida fino a tre anni, o fino alla scadenza del passaporto se precedente, e permetterà ingressi multipli per soggiorni fino a 90 giorni in un periodo di 180. Non darà però un diritto automatico all’ingresso: la decisione finale resterà alle autorità di frontiera, come avviene già oggi.
Il cambiamento è rilevante perché sposta una parte del controllo fuori dall’aeroporto di arrivo. Con l’Ees, il nodo è la registrazione al varco; con Etias, il filtro comincia prima dell’imbarco. Per i passeggeri, viaggiare verso l’Europa non significherà più soltanto avere un passaporto valido e, se necessario, un biglietto di ritorno: servirà anche verificare di avere un’autorizzazione digitale valida. Per compagnie e altri vettori, aumenterà il peso dei controlli prima della partenza, perché trasportare un passeggero senza i requisiti potrà tradursi in problemi operativi e amministrativi.
La direzione, quindi, è chiara: la frontiera europea sta diventando più tecnologica e più preventiva, ma anche più dipendente da piattaforme digitali, comunicazione ai viaggiatori e capacità degli operatori di assorbire le nuove procedure. Se l’Ees mostra le difficoltà del controllo biometrico all’arrivo, Etias aprirà un altro fronte: quello dell’autorizzazione prima del viaggio. In entrambi i casi, la sfida per l’Ue sarà evitare che un sistema pensato per rendere Schengen più sicura finisca per rendere l’ingresso in Europa meno semplice e meno prevedibile.
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