Riforme dimezzate, la crisi cronica della medicina territoriale, il destino incerto dei fondi PNRR e le polemiche sulla gestione del personale. In un’intervista esclusiva rilasciata ai microfoni di SardegnaGol, Mario Nieddu, già assessore alla Sanità della Regione Sardegna, traccia un bilancio dello stato di salute del sistema sanitario isolano, proponendo ricette strutturali.
La proposta: “Parasubordinazione per i medici di famiglia”.
Il punto di partenza è la profonda crisi che investe i medici di medicina generale, un tema emerso con forza fin dai tempi della pandemia. Di fronte alla spinta della quasi totalità dei presidenti di Regione, che all’epoca caldeggiavano il passaggio dei medici di famiglia allo status di lavoratori dipendenti, Nieddu rivendica la sua storica voce fuori dal coro.
“Passare i liberi professionisti alla dipendenza della dirigenza sanitaria comporterebbe un rapporto di sostituzione di uno a tre”, spiega Nieddu, ricordando l’impatto di tutele sacrosante come ferie, malattie e Legge 104, oggi assenti nel regime di convenzione. “Inoltre, per legge, un dipendente non può essere trasferito oltre i 50 chilometri con un semplice ordine di servizio, vanificando l’idea di poter spostare i medici a piacimento sul territorio”.
La soluzione alternativa proposta da Nieddu si chiama parasubordinazione, mutuando il modello contrattuale degli specialisti ambulatoriali: un incarico strutturato a ore (38 settimanali) da ripartire capillarmente tra gli studi privati e le nascenti Case di Comunità. Una proposta che all’epoca ottenne il plauso di governatori come Luca Zaia e dell’allora vicepresidente lombarda Letizia Moratti, per poi essere accantonata “per mancanza di coraggio” a livello nazionale, ma che oggi è ritornata d’attualità nei piani del Governo e in recenti proposte parlamentari.
Case di Comunità: “Il rischio è che restino scatole vuote”.
L’ex assessore ha contestato i numeri trionfalistici diffusi dalla presidente della Regione Alessandra Todde sull’attivazione delle Case di Comunità finanziate dal PNRR. “I dati presentati non corrispondono alla realtà dei fatti, poiché includono strutture già operative nel 2022 o addirittura inaugurate anni prima”. Emblematico, secondo Nieddu, il caso di Gavoi: “Inaugurata nel 2017 dalla giunta Pigliaru come Casa della Salute, re-inaugurata nel 2022 dall’assessore Doria come Casa della Comunità, e ora presentata per la terza volta. Questa è narrazione retorica per dire di aver superato i target del PNRR, quando in realtà il target massimo di 76 Case e 22 Ospedali di Comunità non è stato affatto raggiunto”.
Il vero nodo, tuttavia, resta il personale. Senza un accordo integrativo regionale con i medici di famiglia e in assenza di una formazione accademica specifica per gli infermieri di famiglia e comunità in Sardegna, il rischio di un fallimento è concreto. “Molte di queste strutture rischiano di rimanere sulla carta. Le Case di Comunità dovrebbero garantire un’assistenza olistica e continua H24, ma è impensabile riattivare sui turni personale infermieristico spesso anziano o uscito dagli ospedali per motivi di salute”.
Differente il ruolo degli Ospedali di Comunità, definiti da Nieddu come “strutture a bassa intensità di cura a gestione infermieristica”, essenziali come valvola di sfogo per decongestionare i reparti per acuti dai pazienti, specialmente anziani, che presentano problematiche prevalentemente sociali o sociosanitarie e che non possono essere dimessi a domicilio.
Medici gettonisti e liste d’attesa: rivendicazioni e critiche.
Nieddu interviene anche sulla recente delibera della Giunta regionale che mette al bando i cosiddetti “medici gettonisti” a favore delle prestazioni aggiuntive intra ed extra-aziendali remunerate fino a 140 euro l’ora.
“È una misura emergenziale, ma è paradossale”, attacca l’ex assessore. “La nostra giunta fu duramente aggredita dal centrosinistra per aver introdotto i gettonisti, ma era una necessità drammatica per evitare la chiusura immediata dei reparti di emergenza-urgenza, dove si registra la carenza più severa. Il tempo è galantuomo”. Nieddu, nell’occasione, ha poi evidenziato che la XVI Legislatura ha dovuto fare i conti non solo con la carenza di organico, ma anche con la drammatica gestione della pandemia da Covid-19.
Sul fronte caldissimo delle liste d’attesa, l’ex esponente della giunta Solinas definisce “irrisori” i 3 milioni di euro stanziati di recente per esami come gastroscopie e colonscopie. “Durante il mio mandato stanziammo tra i 43 e i 46 milioni di euro. Constatato che il pubblico non riusciva a spenderli, aperti al privato convenzionato, che è pubblico a tutti gli effetti poiché accreditato e pagato dallo Stato”. Secondo l’ex assessore, occorre superare lo “stigma ideologico” verso il privato convenzionato per dare risposte immediate ai cittadini, fermo restando che il problema della carenza di specialisti e dell’appropriatezza delle prescrizioni mediche rimane globale.
Sanità negata nei piccoli centri: il caso Esterzili.
L’attrattività della Sardegna per i giovani medici è ai minimi storici, come dimostrano i bandi per le zone disagiate regolarmente deserti. “Un giovane che affronta fino a 12 anni di studi non accetta volentieri turni massacranti, stipendi d’ingresso da 2500 euro, spopolamento professionale e il rischio continuo di denunce civili e penali”, argomenta Nieddu. E sul capovolgimento della legge della domanda e dell’offerta rispetto agli anni ’80 cita un caso emblematico: “A Esterzili un medico ha accettato l’incarico di medicina generale e si è dimesso dopo appena quattro ore. Oggi i giovani medici scelgono le sedi più comode, lasciando sguarniti gli ospedali di Nuoro, Oristano, Olbia e desertificando i centri più piccoli”.
Bocciata senza appello la proposta della governatrice Todde di reclutare medici in Uzbekistan o Giordania tramite accordi con la Farnesina. “Dire che non abbiamo problemi di attrattività perché in Sardegna ‘si vive bene’ è riduttivo. Se mancano i servizi essenziali e le condizioni di lavoro sono proibitive, la qualità della vita da sola non basta a trattenere i professionisti”.
Il “caso” dei cantieri OSS ed ENPAM.
Nieddu non ha poi risparmiato critiche all’assessorato al Lavoro guidato da Desirè Manca in merito alla gestione degli Operatori Socio-Sanitari (OSS). “C’era una graduatoria concorsuale espletata con migliaia di idonei che aspettavano solo la stabilizzazione a tempo indeterminato. Creare dei ‘cantieri OSS’ regionali è stata una scelta discutibile che ha bloccato lo scorrimento della graduatoria per otto mesi, favorendo l’inserimento temporaneo di personale talvolta privo dei requisiti del concorso, privando i reparti di figure stabili di cui c’è un bisogno vitale”.
Infine, una difesa strategica dell’ENPAM, la cassa previdenziale dei medici, insidiata secondo Nieddu dai passati tentativi di inglobamento da parte dell’INPS. “L’Enpam è un ente sano con un patrimonio immenso che garantisce prestazioni che l’INPS non potrebbe mai assicurare. Difendere la cassa dei medici non è corporativismo, ma una battaglia strategica: privare i medici della qualità della loro previdenza, oltre a stipendi già inferiori alla media europea, sarebbe l’ennesimo incentivo a farli fuggire all’estero”.
foto Sardegnagol, riproduzione riservata
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Gabriele Frongia
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