È diventata virale l’intervista di Ivanka Trump, rilasciata la scorsa settimana al podcaster statunitense David Senra, nella quale racconta, come fosse un’usuale avventura vacanziera, di aver scoperto durante una nuotata con il marito Jared Kushner una meravigliosa isola incontaminata.
Da quell’episodio è nata l’idea di un progetto turistico di lusso che dovrebbe sorgere nell’Albania sud-occidentale, tra la riserva naturale della laguna di Narta e l’isola disabitata di Sazan, dove verrebbe riqualificata l’ex base militare del regime di Enver Hoxha, un tempo blindata da oltre 3.600 bunker costruiti per resistere a un attacco nucleare.
La zona è anche una delle tappe migratorie più importanti del Mediterraneo per i fenicotteri rosa – da cui il nome scelto dai manifestanti per il movimento di protesta – “rivoluzione dei fenicotteri” e ospita specie protette come la tartaruga marina Caretta caretta.
Cosa prevede il progetto Kushner-Trump
Il piano, promosso da Affinity Partners, la società di investimento fondata da Jared Kushner, insieme ad Albania Land Development (controllata da due imprenditori miliardari siro-qatarioti), prevede la trasformazione dell’isola di Sazan e dell’area costiera protetta di Zvërnec, vicino Valona, in una vera e propria cittadella turistica di lusso.
Secondo i piani presentati dagli investitori, il complesso dovrebbe comprendere alberghi, ville, appartamenti e porti turistici, per un totale stimato di circa diecimila camere. Il valore complessivo dell’operazione si aggira sui 4 miliardi di dollari, tra l’acquisizione dell’isola (circa 1,4 miliardi) e gli investimenti previsti sulla fascia costiera protetta della laguna di Narta.
Il progetto ha ottenuto dal governo albanese lo status di “investitore strategico”, che garantisce permessi accelerati e incentivi fiscali; l’isola era stata declassificata a uso civile nel dicembre 2024, poche settimane dopo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca.
Sia Kushner sia l’esecutivo di Tirana negano che il legame familiare con il presidente statunitense abbia influenzato l’assegnazione dei terreni.
Le proteste di piazza e le accuse alla casta politica
Da fine maggio, ogni sera migliaia di albanesi scendono in strada a Tirana davanti alla sede del governo, chiedendo le dimissioni del premier Edi Rama, al potere dal 2013.
Nella manifestazione più partecipata, oltre centomila persone hanno sfilato nella capitale al grido di “l’Albania non è in vendita”, e diversi cittadini albanesi residenti all’estero sono rientrati da Regno Unito, Germania, Francia e Belgio per unirsi ai cortei.
Le accuse rivolte all’esecutivo riguardano la mancata apertura di un dibattito pubblico prima di trasformare l’area protetta in polo turistico e la modifica, nel 2024, dello status di tutela dei terreni per agevolare lo sviluppo immobiliare.
La Spak, la procura anti-corruzione albanese nata nel 2019 con il sostegno di Ue e Stati Uniti, ha aperto un’indagine sulle modifiche normative che hanno reso possibile il progetto.
La difesa di Rama: “Non sono il padrino di nessuno”
Di fronte alle accuse di corruzione e autoritarismo, il premier ha scelto toni durissimi.
In un’intervista al Financial Times ha respinto ogni responsabilità personale nell’operazione, sostenendo che non spetta a lui dimostrare di non essere “il padrino”, ma a chi lo accusa dimostrare il contrario: un riferimento esplicito al celebre film di Francis Ford Coppola. Rama ha inoltre derubricato le critiche sulla mancata redistribuzione della ricchezza generata dal resort come “ideologia”, sostenendo che un investimento di tale portata porti comunque beneficio all’intero Paese. In un’intervista a Euronews ha spinto oltre la sua linea difensiva, definendo le proteste il frutto di una “guerra ibrida” orchestrata da nemici dell’Albania e, indirettamente, degli Stati Uniti, e sostenendo che senza il coinvolgimento della famiglia Trump nessuno si sarebbe interessato al destino dei fenicotteri o dell’isola di Sazan.
Il premier ha anche ipotizzato un possibile ruolo dell’Iran nel fomentare le mobilitazioni, un’accusa che al momento non trova riscontri concreti e che sembra collegata soltanto al fatto che Affinity Partners è coinvolta in trattative diplomatico-economiche tra Israele e mondo arabo.
L’allarme di Bruxelles e il rischio per l’adesione Ue
La Commissione europea ha espresso preoccupazione e ha chiesto all’Albania di astenersi da azioni che potrebbero compromettere il percorso di adesione all’Unione, che Tirana punta a completare entro il 2028.
Un portavoce di Bruxelles ha ricordato che, nel quadro del capitolo 27 del negoziato — dedicato ad ambiente e cambiamento climatico — l’Albania è tenuta ad allinearsi pienamente alla legislazione Ue, abrogare le disposizioni incompatibili introdotte con gli emendamenti alla legge sulle aree protette, superare la normativa del 2015 sugli investimenti strategici e dimostrare capacità di gestione dei futuri siti Natura 2000.
Il 10 giugno anche il Parlamento europeo è intervenuto, chiedendo la sospensione immediata di tutte le nuove autorizzazioni edilizie nelle aree protette albanesi; il riferimento esplicito al progetto Kushner, presente nella prima bozza, è stato poi rimosso dal testo definitivo.
Il precedente serbo
Non è la prima volta che un progetto legato a Kushner – che è imprenditore e investitore, nonché marito di Ivanka Trump dal 2009 – finisce sotto inchiesta. Lo scorso novembre il Parlamento serbo aveva approvato una legge speciale per consentire la costruzione di un complesso di lusso a Belgrado, finanziato da una società collegata allo stesso Kushner.
Il mese successivo il procuratore serbo per la criminalità organizzata aveva incriminato quattro persone, tra cui un ministro del governo, per abuso d’ufficio e falsificazione di documenti volti ad agevolare il progetto.
Kushner si era infine ritirato dall’investimento, che riguardava un ex complesso militare bombardato e un’area di tutela storica la cui protezione legale era stata revocata dagli stessi funzionari poi finiti sotto processo.
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