Cala Finanza, la Struttura di missione ZES revoca l’autorizzazione unica: il “mattone” crolla, ma la partita politica resta apertissima


Con un provvedimento ad hoc la Struttura di missione ZES ha revocato in autotutela l’autorizzazione unica n. 74 del 9 febbraio 2026, rilasciata a favore di Tavolara Bay s.r.l. per il progetto immobiliare sul litorale gallurese tra Cala Finanza e Punta La Greca, davanti all’Isola di Tavolara. Il provvedimento è arrivato , si legge nel testo, “a seguito della revoca della deliberazione di Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo n. 50 del 25.11.2025”, che era stata posta a base della proposta del RUP sottesa all’autorizzazione unica e ne costituiva “parte integrante e sostanziale”.

La soddisfazione degli ambientalisti.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico, che fin dall’inizio aveva denunciato quella che ha definito una “scandalosa ed eversiva operazione speculativa” in contrasto con la normativa di tutela costiera e la pianificazione paesaggistica, ed è intervenuto davanti al TAR Sardegna con l’assistenza dell’avvocato Carlo Augusto Melis Costa, ha espresso “forte soddisfazione” per quello che definisce un “sussulto di legalità” da parte della Struttura di missione ZES e dell’amministrazione comunale.

La revoca arriva dopo un percorso di mobilitazione pubblica intenso: una petizione popolare per la salvaguardia di Cala Finanza ha superato le 100mila adesioni, seguita da una partecipata manifestazione sul posto, alla vigilia dell’udienza , fissata per l’8 luglio al TAR, sul ricorso della Regione Sardegna per l’annullamento della stessa autorizzazione unica, nel quale è intervenuto anche il GRIG.

Fratelli d’Italia: “La sinistra non scarichi su Roma le colpe nate a Loiri”.

Se sul fronte ambientale la revoca viene salutata come una vittoria, sul piano politico la vicenda apre un fronte di scontro tutt’altro che chiuso. In mattinata Fratelli d’Italia ha diffuso una relazione dettagliata sui fatti, chiedendo alla Regione Sardegna di non scaricare sul Governo nazionale responsabilità che, secondo il partito, nascono a livello locale.


“Il Campo Largo prova a riscrivere la realtà su Cala Finanza. Prima approvano atti politici che cambiano il quadro urbanistico, poi, quando i cittadini si ribellano e il caso esplode, si prova a scaricare ogni responsabilità sul Governo nazionale”, ha dichiarato la consigliera regionale di Fratelli d’Italia Cristina Usai.

Secondo Usai, il punto politico centrale riguarda le delibere n. 50 e n. 58 del Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo che, pur riguardando aree diverse, “raccontano lo stesso orientamento amministrativo”: la n. 50 ha inciso direttamente sulla vicenda Cala Finanza, facendo passare l’area da zona H, tutela integrale, a zona F2, nell’ambito della procedura ZES; la n. 58, approvata successivamente, riguarda un’altra area del territorio comunale ma conferma, secondo la consigliera, una linea politica orientata a trasformare porzioni del territorio verso funzioni turistico-ricettive, anche con aumenti di volumetria.

Il punto controverso: se era tutela, perché revocarla?

Usai contesta direttamente la versione fornita dal sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, secondo cui la delibera n. 50 avrebbe “fermato il cemento”: per la consigliera, portare Cala Finanza da zona H a zona F2 “non ha protetto l’area: ha cambiato il quadro” urbanistico. È un rilievo che si salda con un interrogativo politico più ampio, sollevato anche da diverse ricostruzioni indipendenti sulla vicenda: se la delibera fosse davvero stata uno strumento di tutela piena, non ci sarebbe stata ragione di revocarla; se invece è stata ritirata perché politicamente insostenibile, allora il problema nasce dal momento stesso della sua approvazione, il 25 novembre 2025, non dalla decisione del Governo, arrivata solo mesi dopo.

Sul punto pesa anche un altro elemento: le amministrazioni comunali avrebbero accertato, prima della revoca, la presenza di nuove strutture nell’area riconducibili al progetto di glamping , un dettaglio che rafforza la lettura di una correzione di rotta tardiva, arrivata solo dopo l’esplosione mediatica e giudiziaria del caso, e non come atto di tutela preventiva.

Le dimissioni di Biancu e la questione della “flessibilità selettiva”.

Usai richiama anche le dimissioni dell’assessore comunale Riccardo Biancu, fratello dell’amministratore delegato di Tavolara Bay, Alberto Biancu, definendole “non un dettaglio laterale, ma un fatto politico” che si aggiunge a una vicenda già segnata da opacità, pur senza costituire di per sé prova di irregolarità.


La consigliera pone poi una domanda che negli ultimi giorni ha attraversato trasversalmente il dibattito pubblico sardo: perché una simile flessibilità urbanistica sembri emergere proprio quando un’area entra nell’orbita di un’operazione riconducibile a capitali internazionali, mentre piccoli proprietari e imprenditori locali si sono storicamente mossi dentro vincoli assai più rigidi. “È una domanda legittima, alla quale la maggioranza ha il dovere di rispondere”, ha dichiarato Usai.

Il collegamento con l’Esecutivo regionale.

Non sfugge, in questo quadro, la collocazione politica del sindaco Lai, riconducibile al Partito Democratico e considerato vicino a Giuseppe Meloni, assessore regionale della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del territorio nonché vicepresidente della Giunta Todde. Un collegamento che, secondo la lettura di Fratelli d’Italia, rende difficile sostenere la tesi di un Comune estraneo alla filiera di responsabilità del Campo Largo regionale, e che complica la narrazione , rilanciata proprio dalla Regione , di uno scontro puramente istituzionale tra Cagliari e Roma sulla procedura ZES.

“È lecito pensare che l’attuale maggioranza del Comune e chi, in Regione, oggi prova a scaricare tutto sul Governo nazionale non fossero consapevoli delle conseguenze politiche della delibera n. 50? Cala Finanza è una ferita politica prima ancora che amministrativa”, ha proseguito Usai, secondo cui un’area di grande pregio paesaggistico “è diventata terreno di scontro perché qualcuno ha pensato di poter giocare con procedure, varianti e scorciatoie, immaginando che nessuno se ne sarebbe accorto”.

“La presidente Todde e la sua maggioranza la smettano di recitare la parte delle vittime e spieghino ai sardi quali atti sono stati compiuti, da chi, con quali valutazioni e con quali responsabilità politiche. La Sardegna si difende con trasparenza, coerenza e responsabilità. Non con la propaganda”, ha concluso la consigliera.

Cosa resta ancora da verificare?

Al netto della revoca dell’autorizzazione unica, che di fatto ferma l’iter del progetto Tavolara Bay, la vicenda lascia sul tavolo diversi nodi non risolti: la responsabilità politica della delibera comunale che ha innescato l’intera procedura; la coerenza tra la delibera n. 50 e la successiva n. 58, che secondo le ricostruzioni disponibili confermerebbe un orientamento amministrativo più ampio verso la riconversione turistico-ricettiva del territorio comunale; e l’udienza dell’8 luglio davanti al TAR Sardegna, dove si discuterà il ricorso della Regione per l’annullamento dell’autorizzazione , un passaggio giudiziario che, nonostante la revoca governativa, potrebbe far emergere nuovi sviluppi.


foto Sardegnagol riproduzione riservata


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 Gabriele Frongia

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