Storage, Alleanza per il Fotovoltaico: sempre più importante, anche per l’aumento delle temperature


pv magazine Italia ha avuto modo di sentire Filippo Fontana, portavoce dell’Alleanza per il Fotovoltaico, per capire come lo storage potrebbe diminuire l’importazione di gas in Italia e aumentare la sicurezza energetica del Bel Paese, anche grazie alle misure di supporto recentemente presentate dalla Commissione europea.

Alcune stime indicano che un rafforzamento significativo della flessibilità e dello storage potrebbe portare a una riduzione dei prezzi fino al 25% a livello europeo. E in Italia?

Nel caso italiano, il beneficio più significativo dello storage riguarda soprattutto la riduzione della volatilità dei prezzi e una migliore gestione della crescente produzione da fonti rinnovabili. L’Italia resta infatti un mercato energetico ancora fortemente influenzato dal gas naturale, che rappresenta circa il 40% dell’approvvigionamento energetico nazionale (già nel 2024 l’Italia ha importato il 96% del gas). In questo contesto, gli accumuli consentono di immagazzinare l’energia prodotta nelle ore di maggiore disponibilità e di renderla disponibile quando la domanda è più elevata, contribuendo ad attenuare i picchi di prezzo e a ridurre il ricorso alle fonti più costose.

E in questo contesto di eventi climatici estremi, lo storage assume un particolare ruolo?


Le alte temperature, che proprio in questi giorni stanno affliggendo tutta Europa, stanno facendo scaturire prezzi da capogiro che si verificano quando il solare si spegne e i condizionatori rimangono accesi. Gli scenari di sviluppo della rete prevedono infatti oltre 65 GW di nuova capacità rinnovabile installata entro il 2030 rispetto ai livelli del 2023. In un sistema caratterizzato da una presenza sempre più elevata di fonti non programmabili, la disponibilità di accumuli diventa un elemento essenziale per limitare le congestioni di rete, ridurre gli sprechi di energia rinnovabile e migliorare l’efficienza complessiva del mercato elettrico.
 
Dal punto di vista della sicurezza energetica, l’integrazione tra produzione e accumulo riduce la dipendenza dalle importazioni e aumenta la resilienza del sistema. Quanto gas potrebbe essere risparmiato? E in quale orizzonte temporale?

Non è possibile attribuire una quantità univoca di gas risparmiato al solo sviluppo dello storage, perché il risultato dipende dall’evoluzione simultanea di accumuli, fonti rinnovabili, infrastrutture di rete ed elettrificazione dei consumi. È però evidente che una maggiore capacità di accumulo permette di sfruttare una quota crescente dell’energia rinnovabile prodotta sul territorio nazionale, riducendo progressivamente il ricorso alla generazione termoelettrica e, di conseguenza, il fabbisogno di combustibili fossili importati. L’orizzonte di riferimento è quello del 2030. Entro quella data le fonti rinnovabili dovrebbero arrivare a coprire circa il 63% del fabbisogno elettrico nazionale, rispetto a poco più del 42% della generazione registrata nel 2023. La capacità di immagazzinare e gestire questa energia sarà determinante per accompagnare la crescita delle rinnovabili, rafforzare la sicurezza energetica del Paese e ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati internazionali delle materie prime energetiche.

Quanto dipenderanno queste considerazioni dai prezzi delle batterie?

I prezzi delle batterie avranno un impatto significativo sulla velocità di diffusione degli accumuli, ma non sulla loro necessità strategica. Negli ultimi anni il costo delle batterie agli ioni di litio è diminuito di circa il 90%, passando da circa 1.400 dollari per kWh nel 2010 a meno di 140 dollari per kWh nel 2023, mentre le previsioni indicano un’ulteriore riduzione media di circa il 40% entro il 2030. Questa dinamica sta rendendo lo storage sempre più competitivo e accessibile.

E in Italia?


Anche in Italia il trend è evidente. Nel segmento utility-scale, il costo delle batterie da quattro ore di durata è diminuito di circa il 40-45% rispetto ai livelli del 2022. La continua riduzione dei costi favorisce la sostenibilità economica dei progetti e accelera gli investimenti, consentendo al sistema elettrico di integrare quote sempre maggiori di energia rinnovabile mantenendo elevati standard di affidabilità e sicurezza. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che il litio è una tecnologia di short duration, efficace e immediatamente disponibile, ma il futuro va oltre l’elettrochimico. La richiesta di energia elettrica è destinata ad aumentare e un Paese come l’Italia non può non farsi trovare pronto. Le soluzioni di long duration diventeranno una realtà prima del 2030; il momento per preparare il contesto a queste tecnologie è ora.
 
Come valutate le ultime decisioni a livello europeo nel tentativo di creare un’industria che produca batterie in Europa?

Le recenti iniziative europee rappresentano un passaggio importante per rafforzare la competitività industriale del continente in una tecnologia destinata a svolgere un ruolo centrale nella transizione energetica. La Commissione europea ha previsto fino a 1,5 miliardi di euro di sostegno per la produzione di celle e ulteriori 300 milioni di euro per rafforzare la disponibilità di materie prime critiche, con l’obiettivo di consolidare l’intera filiera industriale europea. La sfida è particolarmente rilevante alla luce dell’attuale struttura del mercato globale, che vede la Cina detenere quasi l’85% della capacità mondiale di produzione di celle. Rafforzare la capacità produttiva europea significa quindi ridurre le dipendenze strategiche, aumentare la resilienza delle catene di approvvigionamento e sostenere la crescita di un settore che, secondo le stime della Commissione, potrebbe contribuire fino a 170 mila nuovi posti di lavoro e generare fino a 365 miliardi di euro di valore economico entro il 2030. Per questo motivo, lo sviluppo di una filiera europea delle batterie non rappresenta soltanto una politica industriale, ma anche un elemento chiave della strategia energetica e della competitività del continente.


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 Sergio Matalucci

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