Fable 5 e Mythos 5 di Anthropic sono tornati disponibili al di fuori degli Stati Uniti. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, ha fatto sapere l’azienda in una nota del 30 giugno, ha tolto le restrizioni all’esportazione dei due modelli avanzati di intelligenza artificiale imposti il 12 giugno per motivi di “sicurezza nazionale”. Secondo l’amministrazione i modelli erano a rischio jailbreak, e la società li aveva disabilitati, in ottemperanza all’ordine. La scorsa settimana Washington ha poi autorizzato un rilascio parziale di Mythos, ma solo ad alcune organizzazioni statunitensi “di fiducia”.
Adesso, le misure di sicurezza aggiuntive implementate dalla società di Dario Amodei sono state ritenute sufficienti dal governo Usa per poter togliere ogni restrizione. Claude Fable 5 e Claude Mythos 5 dunque sono disponibili anche per chi non sia statunitense. Gli utenti però, avvisa Anthropic in un post sul suo sito, si troveranno un maggior numero di richieste innocue bloccate: un “compromesso nell’interesse di rendere ampiamente disponibili le altre funzionalità del modello”.
“Probabilmente impossibile” una resistenza completa ai jailbreak
L’azienda ha anche avvertito che è “probabilmente impossibile” rendere un modello di intelligenza artificiale completamente resistente ai jailbreak (il processo di sblocco di un dispositivo chiuso per ottenere l’accesso completo al sistema operativo e all’account di amministratore). Per questo, ha avviato una collaborazione con “Amazon, Microsoft, Google e altri partner di Glasswing per un quadro di riferimento condiviso per valutare la gravità delle violazioni dell’IA e definire le modalità di risposta”, a partire da un sistema di classificazione della gravità dei jailbreak.
Mythos 5 e Fable 5 sono due modelli di intelligenza artificiale sviluppati da Anthropic per la famiglia Claude. Fable 5 è la versione destinata a un utilizzo più ampio, con sistemi di sicurezza integrati per limitare risposte potenzialmente pericolose. Mythos 5, invece, è più potente, tanto che l’azienda, per la sua capacità di scovare le vulnerabilità dei sistemi, anche in attività sensibili come cybersicurezza, banche, sanità, lo aveva dapprima rilasciato a un ristretto numero di aziende ed enti nell’ambito del progetto Glasswing. Dal paniere era stata esclusa l’Unione europea, mentre il modello è poi stato dato ad altre aziende ed organizzazioni, compresi alcuni Stati europei.
Anthropic ha fatto sapere di stare collaborando con l’amministrazione americana per ampliare l’accesso a Mythos 5 “a una più ampia gamma di partner nazionali e internazionali del programma Glasswing”.
Collaborazione (o controllo?) col governo Usa
Fondamentale per lo sblocco delle restrizioni, oltre alle nuove misure di sicurezza, il fatto che l’azienda abbia accettato di lavorare con il governo degli Stati Uniti sulla sicurezza dell’AI di frontiera, “in materia di nuovi test pre-rilascio, condivisione di informazioni e collaborazione nella ricerca”.
“Per i modelli che apportano un contributo sostanziale allo sviluppo delle capacità in aree rilevanti per la sicurezza nazionale, forniremo ai partner governativi designati un accesso anticipato ampliato sia ai modelli che alle misure di sicurezza che li accompagnano“, in modo da “condurre valutazioni indipendenti delle capacità e testare le misure di sicurezza prima del rilascio su larga scala”, spiega il post di Anthropic.
La conferma è arrivata dal segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick, che in una lettera ha avvisato l’azienda che il dipartimento “si riserva il diritto di rivalutare (…) la necessità di reintrodurre l’obbligo di licenza, qualora le circostanze dovessero cambiare o qualora Anthropic non rispettasse i propri impegni”.
I rapporti tra Anthropic e l’amministrazione di Donald Trump sono piuttosto delicati: a inizio anno, l’azienda si è rifiutata di concedere l’uso di Claude per sistemi di armi autonome e sorveglianza di massa, attirandosi l’ira del governo. Il Pentagono la etichettò come “rischio per la catena di approvvigionamento”, impedendo ai fornitori della PA di usare la sua intelligenza artificiale.
Le mosse dell’amministrazione volte a un maggior controllo e supervisione sulle aziende dell’AI e sui loro modelli, veri e propri asset geopolitici, iniziano a preoccupare il settore e gli esperti. Ad esempio, a inizio mese il presidente Usa Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che prevede che gli sviluppatori di AI offrano volontariamente al governo degli Stati Uniti i propri “modelli di frontiera coperti” per un massimo di 30 giorni prima di rilasciarli a partner “di fiducia”.
Ed è quello che ha fatto OpenAI, concorrente di Anthropic, proponendo ChatGPT 5.6 Sol, Terra e Luna prima all’amministrazione. Come risultato, venerdì scorso l’azienda ha dovuto acconsentire alle restrizioni chieste dal governo, limitando il lancio dei modelli a pochi partner selezionati.
Non solo: OpenAI starebbe valutando la cessione del 5% al governo, secondo il Financial Times, e avrebbe invitato le concorrenti a muoversi in questa direzione. L’azienda e il governo americano al momento non hanno confermato, ma la questione di una partecipazione pubblica agli utili delle società del settore, e il controllo su di esse, si è intensificato nelle ultime settimane. Il mese scorso Trump ha fatto sapere che erano allo studio diverse opzioni per garantire tale partecipazione, anche in risposta alla sproporzione tra gli utili del settore e quello che arriva nelle tasche dei cittadini.
Cina sempre più vicina
Intanto, secondo alcuni esperti anche grazie allo stallo dovuto alle restrizioni di queste settimane, la Cina guadagna terreno nella corsa all’AI: un nuovo modello di intelligenza artificiale cinese a basso costo sta raggiungendo Anthropic e OpenAI. Si tratta di GLM-5.2, sviluppato da Z.ai, che offre prestazioni quasi pari a quelle di Claude Opus 4.8, tanto che si parla di un “mini momento DeepSeek”, con riferimento allo shock provocato nel 2025 dal modello creato dall’omonima startup cinese, diventata famosa per aver offerto prestazioni simili ai modelli occidentali ma a costi di sviluppo e di gestione infinitamente inferiori (anche se Z.ai non ha reso noto quanto ha speso per sviluppare il suo modello).
E sebbene le imprese americane abbiano delle resistenze rispetto all’usare modelli cinesi, soprattutto in settori sensibili, i costi enormemente più bassi e le funzionalità sempre più elevate le stanno spingendo nelle braccia asiatiche.
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