Terremoto in Commissione. Ora tocca ai presidenti di Camera e Senato nominare i nuovi componenti
Dopo mesi di veleni e polemiche la Vigilanza Rai evapora a poche ore dalla presentazione dei palinsesti della stagione autunnale del servizio pubblico. Un vero e proprio terremoto, innescato dalle dimissioni dei componenti della minoranza – compresa la presidente Barbara Floridia – cui ha fatto seguito quella dei membri di maggioranza. Dallo stallo dell’attività ordinaria, per le tensioni sulla ratifica di Simona Agnes a presidente della Rai, si passa al coma irreversibile della bicamerale, con scenari al momento imprevedibili mentre si avvicina la fine di una legislatura in cui la Rai è diventata uno dei principali terreni di scontro.
Caos in Vigilanza Rai, l’opposizione: “Punto di non ritorno”
Ad aprire le danze è stata la minoranza, che ha comunicato la sua decisione ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, con una lettera in cui si parla di una Vigilanza giunta a un “punto di non ritorno”, di una paralisi “dovuta ad un atto di arroganza della stessa maggioranza con l’indicazione di un presidente a dispetto del quadro normativo e di ogni forma di buonsenso”, che ha portato al “sequestro politico della commissione”.
Non casuale – a quanto filtra – che il passo indietro sia arrivato proprio alla vigilia dei palinsesti. E, in effetti, in una successiva nota i capigruppo di opposizione nella bicamerale ringhiano: “Le anticipazioni dei nuovi palinsesti confermano il progressivo declino del servizio pubblico: calano ascolti e credibilità, si riducono il pluralismo e il merito, aumentano i costosi contratti esterni e viene disatteso il Media Freedom Act”.
Floridia: “Restare e denunciare non è servito”
Rincara la dose Floridia, definendo quella delle dimissioni “una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari”. Dall’esperimento degli Stati generali del servizio pubblico sino agli appelli contro l’impasse ai presidenti delle Camere e a Mattarella, Floridia ha battuto ogni strada per cercare di far riannodare le fila di un dialogo che con il tempo è diventato sempre più complesso, con la maggioranza – in assenza di aperture dell’opposizione su Agnes – non ha quasi mai assicurato il numero legale per garantire almeno l’attività ordinaria dell’organismo.
Il minimo – a parte gli adempimenti di legge – è stato rappresentato dall’audizione di Sigfrido Ranucci e Paolo Corsini dopo l’attentato contro il conduttore di ‘Report’ e da quella dell’ad, Giampaolo Rossi, e del dg, Roberto Sergio. Oltre alla seduta sbloccata grazie allo sciopero della fame e della sete di Roberto Giachetti alla Camera finito il 15 maggio scorso dopo l’ok della maggioranza a riprendere i lavori. In un clima tanto tossico, vane sono diventate anche le parole del capo dello Stato, che aveva tuonato contro un “inaccettabile” stallo della Vigilanza.
Anche la maggioranza si dimette
I componenti di maggioranza hanno risposto all’iniziativa delle opposizioni rassegnando a loro volta le dimissioni e accusando gli avversari di aver “occupato” una bicamerale “sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra. Questa ha sfruttato cinicamente la legge sulla Rai, che prevede una maggioranza a 2/3 per eleggere il presidente, che noi in questi mesi stiamo cercando di cambiare”.
Per il centrodestra “siamo dinanzi a una vergognosa pantomima inscenata dalle opposizioni che hanno la smania di continuare a monopolizzare il servizio pubblico, dopo aver perso il governo della nazione per volontà degli italiani. E proprio l’avidità di poltrone della sinistra ha prodotto lo stallo in Commissione”.
Cosa hanno detto Conte e Schlein
Tra le forze di opposizione il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte invece rivendica il fatto che “oggi li abbiamo smascherati e con grande dignità la presidente Floridia e tutti i commissari di opposizione si sono dimessi. Sono due anni che non fanno riunire la Commissione di Vigilanza Rai – ha sottolineato – non abbiamo potuto esercitare le funzioni di controllo e vigilanza. Quindi oggi ci siamo tutti dimessi perché questo gioco deve finire”.
Duro anche il commento della segretaria del Pd Elly Schlein, secondo cui le dimissioni delle forze di opposizione “sono state un atto inevitabile” di fronte “ad una occupazione quasi totale della Rai. Per questo noi insistiamo da tre anni: Meloni sarà l’ultima presidente del Consiglio a lottizzare la Rai, e con le altre opposizioni continueremo a batterci per attuare il Media Freedom Act e per una riforma della governance che renda finalmente la Rai indipendente da politica e partiti”.
La palla passa a Fontana e La Russa
La palla ora passa a Fontana e La Russa, cui tecnicamente spetterebbe la nomina dei nuovi componenti. Proprio il presidente del Senato in serata, all’arrivo al tradizionale ricevimento a Villa Taverna per il 250° anniversario dell’indipendenza americana, ha ricordato di aver “tentato una mediazione già qualche mese fa ma sto ancora aspettando una risposta, soprattutto da parte dell’opposizione – ha evidenziato – perché la mia proposta di mediazione, per carità può non essere gradita, era abbastanza semplice. Il problema è la presidenza della Rai e l’opposizione ha chiesto che ci fosse un presidente di garanzia? Io ho detto all’opposizione di predisporre tutta una serie di nomi di garanzia da sottoporre alla maggioranza”.
E se la maggioranza apre alla successione, nel centrosinistra la partita sembra più complicata, visto che il necessario confronto con i gruppi potrebbe essere già compromesso da una frattura che ormai sembra insanabile.
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Luca La Mantia
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