La prima lettura e il salmo ci mettono di fronte ad una realtà che sovente perdiamo di vista: l’amore di Dio e di conseguenza il suo perdono non hanno confini! Nel testo tratto dal libro del profeta Zaccaria troviamo infatti queste parole: “annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume fino ai confini della terra”. Del salmo evidenzio questo passaggio: ‘Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature’. Parole che dovrebbero aiutarci a vincere ogni sorta di diffidenza e di sospetto nei confronti di Dio e di conseguenza circa le sue intenzioni ed atteggiamenti nei nostri confronti; il suo amore e il suo perdono non hanno limiti perciò possiamo accedervi sempre, sta a noi accogliere tale ricchezza smisurata. È in quest’ottica che va letto il brano di Vangelo che si apre con un ringraziamento di Gesù verso il Padre: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza”. Chi sono i sapienti e dotti? Quei credenti pieni di loro stessi che si illudono di salvarsi soltanto perché osservano la Legge e le prescrizioni religiose senza entrare in contatto con l’amore di Dio e tanto meno senza donare amore al prossimo. Dotti e sapienti sono scribi, farisei e sacerdoti convinti che il divino si manifesti solo nella dottrina e non in una relazione viva, vera e amorevole con il Signore. Per quella gente Dio è ridotto ad un ragioniere che tiene conto delle pratiche compiute mentre Gesù inaugura una rivoluzione, annuncia che Dio è Padre e con Lui ci si relaziona nel campo dell’amore e non della contabilità. Ed ecco che Gesù pronuncia queste parole: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. Si rivolge ai credenti di quel tempo che erano schiacciati da precetti e cavilli religiosi, da una fede fatta solo di osservanze vuote di amore. Importanti queste prime parole: “Venite a me”, un invito per tutti, senza alcuna eccezione, ad accostarsi a Dio senza paura, senza scetticismo, senza sospetto, per accogliere ciò che Lui ha da offrirci. Parole di Gesù che valgono anche per noi: per chi vive la fede in modo opprimente caricandosi di sensi di colpa oppure per chi si sente sempre inadeguato ed indegno dell’attenzione di Dio, per chi crede di non aver bisogno di Lui e si illude di cavarsela confidando esclusivamente sui mezzi propri. Gesù aggiunge al venite a me: “voi tutti che siete stanchi e oppressi”, ogni individuo, chi più chi meno, porta nel cuore pesantezze e fatiche e sovente perché vive male il rapporto con il divino, oppure perché provato e ferito dalla vita o perché si illude di portare tutto sulle proprie spalle. Gesù, invece, invita ad andare verso Dio che ha sempre la braccia spalancate ed è pronto ad accoglierci così come siamo per offrirci il suo amore, per farci scoprire che siamo sempre preziosi, che la fede non è guadagnare qualcosa che non c’è bensì accogliere qualcosa che già c’è, che non esiste situazione esistenziale per la quale non possiamo lasciarci raccogliere, rialzare e guarire dal suo perdono, che non ha senso pensare di portare da soli i pesi dell’esistenza mentre ci fa bene affidarli e condividerli con Lui. L’interno della Sagrada Familia è stato progettato come una foresta dove le colonne diventano alberi attraverso i quali traspare la luce che filtra dalle vetrate. L’affanno e l’afa non le si vivono soltanto a livello climatico, così come stiamo sperimentando ultimamente, ma anche a livello esistenziale e spirituale. Occorre, dunque, sapere che vi è un luogo dove possiamo sempre trovare rifugio e frescura. Quel luogo è il cuore di Dio dal quale zampilla sempre fresco, dissetante ed inesauribile il suo amore e perdono, dove possiamo trovare riparo e sentirci sempre accolti. Le colonne della Sagrada Familia sono state pensate da Gaudì come un invito di Dio a rifugiarci e a trovare ristoro in Lui ogni volta che ne avvertiamo la necessità
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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.
Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.
Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.
Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.
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don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it
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