«Hanno la faccia come il Covid, ma la sinistra ha sempre avuto la brutta abitudine di insegnare agli altri come risolvere i problemi che loro hanno creato». Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera dei deputati, replica alle accuse dell’opposizione secondo cui il governo starebbe regalando 100 milioni di euro alla Jc Electronics.
Bignami partiamo dal caso della Jc Electronics, non è normale in una situazione di emergenza com’era quella del Covid andare in deroga rispetto alla burocrazia e ai controlli?
«Nessuno dimentica la situazione d’emergenza però proprio per questo adesso è necessario verificare che nessuno se ne sia approfittato di quel momento drammatico. Perché mentre gli italiani erano blindati in casa o morivano negli ospedali, stiamo scoprendo che c’erano pochi privilegiati che facevano affari da milioni di euro approfittando di un’emergenza».
In che modo se ne sarebbero approfittati?
«Hanno incassato milioni di euro per intermediare mascherine che neppure erano idonee».
E non lo erano?
«Alcune si come quelle della Jc Electronics e a dirlo non è Fratelli d’Italia ma il Tribunale di Roma, dei giudici che la sinistra difende sempre finché fanno sentenze che a loro vanno bene. Quelle che invece la struttura commissariale prende dalla Cina pagandole 1.251.000 di euro erano marce e centinaia di migliaia di quelle mascherine sono andate negli ospedali mettendo in pericolo medici e infermieri che eroicamente stavano combattendo il virus».
Ricapitoliamo la vicenda.
«I fatti sono chiari. La Jc Electronics fa un contratto a misura per una fornitura di mascherine con la Protezione civile. Arcuri arriva e trova questo contratto, dice che è disperato perché non trova mascherine e che fa? Risolve il contratto con chi gli avrebbe fatto avere mascherine con regolarità. E fa un contratto con delle aziende cinesi che nessuno aveva mai visto prima e nessuno avrebbe mai visto dopo e che non erano neanche nell’elenco delle aziende ritenute affidabili dalla Cina con l’affidamento diretto più grande della storia repubblicana. Oggi le sentenze ci dicono che la struttura commissariale non poteva annullare la commessa e lo Stato è stato condannato a pagare alla Jc 250 milioni di euro per gli errori di Arcuri».
Le opposizioni sostengono che state dando soldi degli italiani agli amici di Meloni e per questo presenteranno un esposto alla Corte dei conti.
«L’avvocatura dello Stato è riuscita a ridurre il danno trovando un accordo a 100 milioni. E loro ci vengono a dire che non dobbiamo buttare via 100 milioni di euro quando senza accordo ne butteremo via 250 per i loro errori. Dovrebbero ringraziare chi ha fatto l’accordo. Se invece sono convinti che sia un danno rinuncino allo scudo erariale, penale e anticorruttivo così se viene disposta la condanna per 250 milioni sappiamo da chi andarli a prendere»
Come risponde a chi sostiene che Dario Bianchi, responsabile legale dell’azienda, abbia finanziato FdI e per questo gli arriverebbero 100 milioni di euro?
«Premesso che lui ha annunciato querela nei confronti di chiunque sostenga questa tesi, non deve essere un grande affare essere amici di FdI visto che grazie al governo Conte avrebbe dovuto incassare 250 milioni di euro e invece adesso visto che è amico di FdI deve rinunciare a 150 milioni. Evidentemente per i Cinque Stelle essere loro amici porta vantaggi diversi, potrebbero anche spiegarci quali».
Poi c’è la questione, ancora tutta da verificare, di alcuni avvocati che frequentavano lo stesso studio di Conte che avrebbero chiesto il 10% su alcune commesse di mascherine per la loro opera di mediazione.
«C’erano delle aziende che avevano già stipulato dei contratti e avevano già delle forniture che solo per essersi rifiutate di pagare il 10% hanno visto risolvere i loro contratti per poi essere tartassati da verifiche, controlli e sanzioni e invece chi magari non era riuscito ad avere un contratto entrando in contatto con loro ottiene contratti milionari pagando il10%. E aggiungo una cosa».
Prego.
«Io sono avvocato e non è questo il lavoro di un avvocato».
Conte però sostiene che lui non si occupava di appalti per quanto riguarda le mascherine.
«In realtà lui da Porro ha detto che cercavano mascherine ovunque e che aveva delegato la sorveglianza di quegli appalti ai servizi segreti. E i servizi non ti dicono che sta entrando una fornitura da 800 milioni di mascherine da consorzi non qualificati che paghiamo 1 miliardo e 250 milioni di euro? Il sottosegretario Fraccaro, nominato da lui, informato di ciò da un funzionario delle dogane, il cui direttore era sempre stato nominato da lui, non gli ha riferito nulla? Il commissario Arcuri, un altro messo lì da Conte, non lo mette al corrente che stava firmando il più grande contratto della storia repubblicana in affidamento diretto? Non so se ha le mani pulite ma gli occhi sicuramente erano ben bendati».
Lei sostiene la tesi dell’incapacità o del dolo?
«Non so cosa è peggio. Spero incapacità, temo dolo».
Martedì 14 toccherà a lei essere audito dalla Commissione Covid.
«Sì e per questo mi sono dimesso da commissario. E l’ho fatto perché da commissario si ha accesso a documenti, informazioni, audizioni segretate e rapporti che chi non è commissario potrebbe non avere. Per questo mi sorprende che qualcuno che va a cena con Arcuri, intrattiene rapporti con persone coinvolte nell’attività della Commissione non si sia ancora dimesso».
Ha il dubbio che Conte abbia scelto di sedere in Commissione Covid per proteggersi?
«All’inizio aveva detto che entrava in Commissione per dare un contributo di verità, poi è andato 10 volte su 160 sedute. Per questo non ho dubbi, sono convinto che sia lì per schermarsi. E lo dimostra il fatto che ci siano voluti due anni perché lui decidesse di dimettersi. Non lo ha ancora fatto. Ha solo annunciato che lo farà e lo ha fatto solo dopo che mi sono dimesso io perché non poteva più scappare».
Quindi alla fine verrà audito Conte?
«Sì, bisogna vedere solo in che forma».
Cioè?
«Se in audizione libera, quindi con la possibilità di trincerarsi dietro i non so, non ricordo o se in testimonianza dove si risponde di quel che si dice ai sensi dell’articolo 372 del codice penale. Io chiederò che mi sentano con le conseguenze del codice penale. Vedremo Conte che farà».
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Edoardo Romagnoli
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