Chiesto un correttivo urgente per le assegnazioni provvisorie dei docenti, valorizzando il servizio dei vincolati al piano straordinario.
Lucca – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ritiene non più rinviabile una riflessione istituzionale sulla condizione dei docenti immessi in ruolo nell’anno scolastico 2015/2016 ai sensi della legge 13 luglio 2015, n. 107 che, a distanza di oltre dieci anni, continuano a prestare servizio lontano dalla propria regione e dal proprio nucleo familiare quale conseguenza della mobilità nazionale obbligatoria prevista dal piano straordinario di assunzioni.
L’accesso al ruolo fu subordinato, in via del tutto eccezionale, alla partecipazione obbligatoria a una procedura di mobilità estesa all’intero territorio nazionale. I docenti interessati non esercitarono una libera scelta di trasferimento, ma dovettero accettare, quale condizione imprescindibile per l’assunzione a tempo indeterminato, l’eventualità di conseguire la titolarità in qualsiasi provincia italiana.
Nessun’altra procedura di reclutamento nella storia della scuola italiana ha subordinato l’immissione in ruolo all’obbligo di concorrere per sedi distribuite sull’intero territorio nazionale. Tale circostanza rende la posizione giuridica dei docenti assunti nel 2015 oggettivamente diversa da quella di qualsiasi altra categoria di personale scolastico e giustifica oggi un intervento correttivo altrettanto eccezionale.
Per migliaia di docenti quella che avrebbe dovuto rappresentare una condizione temporanea si è trasformata in una lontananza permanente dalla famiglia, con pesanti ricadute economiche, personali e professionali. Il protrarsi degli effetti di quella disciplina pone una questione di ragionevolezza e di tutela del legittimo affidamento del lavoratore pubblico nella progressiva normalizzazione della propria posizione professionale e familiare, principio costantemente valorizzato dalla giurisprudenza costituzionale.
Particolarmente significativa è la situazione della classe di concorso A-46 – Scienze giuridiche ed economiche, tra quelle maggiormente penalizzate dalla mobilità del 2015. Numerosi docenti continuano a prestare servizio fuori regione dopo oltre un decennio. Ne deriva un evidente paradosso istituzionale: proprio gli insegnanti chiamati a promuovere la conoscenza della Costituzione, dell’educazione civica, della legalità e dei diritti umani continuano a subire gli effetti permanenti di una disciplina eccezionale che ha inciso sul loro diritto all’unità familiare.
Nonostante tali sacrifici, questi docenti hanno garantito con elevato senso dello Stato continuità didattica, stabilità degli organici e qualità dell’offerta formativa nelle scuole di destinazione.
La questione deve oggi essere riletta alla luce dei principi costituzionali che regolano l’azione della pubblica amministrazione. L’art. 3 della Costituzione affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano l’effettiva uguaglianza dei cittadini; gli artt. 29, 30 e 31 tutelano la famiglia; l’art. 97 impone il rispetto dei principi di imparzialità, buon andamento e ragionevolezza. A tali principi si affianca il consolidato orientamento della Corte costituzionale, secondo cui il principio di ragionevolezza costituisce parametro imprescindibile di legittimità delle scelte legislative e amministrative, imponendo un equilibrato bilanciamento tra interesse pubblico e tutela dei diritti fondamentali della persona (cfr., tra le altre, sentenze n. 163 del 1993, n. 1 del 2014 e n. 10 del 2015). Il medesimo quadro di tutela trova conferma nell’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e nell’art. 33 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che garantiscono il diritto alla vita familiare e alla conciliazione tra attività lavorativa e responsabilità familiari.
Alla luce di tali presupposti, il CNDDU propone l’introduzione, nell’ambito del prossimo Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie, ovvero mediante specifico intervento normativo, di una disciplina transitoria riservata ai docenti immessi in ruolo ai sensi della legge n. 107/2015 che abbiano mantenuto, senza soluzione di continuità e per oltre dieci anni, una sede di titolarità fuori dalla propria regione di appartenenza.
Il Coordinamento ritiene altresì che tale disciplina debba valorizzare prioritariamente il servizio effettivamente prestato e i titoli culturali e professionali, quali criteri oggettivi di esperienza e competenza. Una loro prevalente incidenza nella formazione delle graduatorie delle assegnazioni provvisorie rafforzerebbe i principi costituzionali di merito, imparzialità e buon andamento dell’amministrazione.
Il CNDDU ribadisce il pieno riconoscimento del valore delle precedenze previste dalla legge n. 104/1992, presidio fondamentale dei diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari. Al tempo stesso, ritiene necessario che tali strumenti continuino a perseguire rigorosamente le finalità assistenziali per cui sono stati introdotti, garantendo un equilibrato bilanciamento con i principi di imparzialità, merito ed efficienza amministrativa.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge, pertanto, un rispettoso appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché voglia promuovere, nell’ambito delle proprie competenze e del confronto con le organizzazioni sindacali, un intervento normativo o contrattuale che introduca questo correttivo nelle assegnazioni provvisorie, consentendo il ricongiungimento familiare dei docenti ancora vincolati dagli effetti della mobilità straordinaria del 2015.
Le istituzioni rafforzano la propria credibilità quando sanno correggere gli effetti permanenti di misure nate per fronteggiare situazioni eccezionali. Consentire, dopo oltre dieci anni, il ricongiungimento familiare di questi docenti non significa riconoscere un privilegio, ma ristabilire un equilibrio conforme ai principi di uguaglianza sostanziale, ragionevolezza e tutela della famiglia sanciti dalla Costituzione. Sarebbe un segnale di alto valore istituzionale nei confronti di chi, ogni giorno, educa le nuove generazioni ai valori della legalità, della cittadinanza democratica e dei diritti umani.
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