NATO Summit di Ankara. Quando il multilateralismo si gioca nei bilaterali


Il 7 e l’8 luglio Ankara ospiterà il vertice della NATO. È la seconda volta che la Turchia accoglie un summit dell’Alleanza dopo quello di Istanbul del 2004, ma il contesto internazionale è profondamente cambiato tra guerre e un rapporto sempre più fragile tra Washington e gli alleati europei. In questo scenario, il vertice non sarà soltanto un’occasione per discutere di difesa collettiva, investimenti militari e sostegno a Kyiv. Sarà soprattutto una piattaforma diplomatica in cui gli incontri tra leader rischiano di pesare più delle riunioni ufficiali.

Il ruolo della Turchia.

La scelta di Ankara non è casuale. Con il secondo esercito dell’Alleanza, la Turchia rappresenta uno dei pilastri militari della NATO. Ospita il Land Command di İzmir, il Corpo di Reazione Rapida di Istanbul, il radar di allerta precoce di Kürecik e il Centro di eccellenza per la difesa contro il terrorismo. Dall’ottobre 2025 guida inoltre, la missione KFOR in Kosovo e negli ultimi mesi ha rafforzato la cooperazione con Romania e Bulgaria per la sicurezza del Mar Nero. Per il governo turco, ospitare il summit significa ribadire la propria centralità in un’Alleanza che, nonostante le numerose tensioni degli ultimi anni, continua ad avere bisogno della Turchia per gestire alcuni dei principali dossier strategici, dall’Ucraina al Medio Oriente.

Per Recep Tayyip Erdoğan il vertice rappresenta anche un’importante operazione di prestigio diplomatico. Negli ultimi anni Ankara ha alternato momenti di forte frizione con gli alleati, dall’acquisto dei sistemi missilistici russi S-400 al lungo negoziato sull’adesione di Svezia e Finlandia, a un ruolo sempre più centrale come mediatore regionale. La diplomazia turca ha mantenuto canali aperti con Mosca e Kyiv, ha partecipato ai negoziati sul Mar Nero e continua a proporsi come interlocutore indispensabile per qualsiasi architettura di sicurezza nello spazio euroasiatico. Ospitare il summit consente a Erdoğan di rafforzare questa immagine di potenza regionale capace di dialogare contemporaneamente con Occidente, Russia e Medio Oriente.


Gli incontri bilaterali.

I riflettori saranno puntati soprattutto sul possibile incontro bilaterale tra Donald Trump ed Erdoğan. Il presidente turco ha dichiarato che un colloquio separato tra i due leader è “molto probabile”, mentre Trump ha spiegato di aver deciso di partecipare al summit anche per il rapporto personale costruito con il presidente turco.

Il rapporto tra Trump ed Erdoğan ha sempre seguito una logica fortemente personalistica. Entrambi concepiscono la politica estera come un negoziato tra leader più che come un processo istituzionale. Non sorprende quindi che il bilaterale possa affrontare contemporaneamente questioni molto diverse, dalla cooperazione industriale nel settore della difesa al futuro dei rapporti tra Washington e Ankara dopo anni segnati dalle sanzioni statunitensi, dal dossier siriano fino agli equilibri nel Mar Nero e in Medio Oriente. Più che una semplice riunione diplomatica, l’incontro rappresenta l’esempio più evidente dell’approccio transazionale con cui Trump interpreta le alleanze, considerate strumenti attraverso cui perseguire interessi concreti piuttosto che comunità politiche fondate su valori condivisi.

Un altro protagonista atteso ad Ankara è Volodymyr Zelensky. Sebbene l’adesione dell’Ucraina alla NATO resti lontana, il summit rappresenta un’occasione fondamentale per coordinare il sostegno politico e militare a Kyiv. Negli ultimi mesi gli Alleati hanno continuato ad aumentare gli aiuti attraverso diversi meccanismi di coordinamento, mentre è attesa l’annuncio di un nuovo pacchetto di assistenza militare. Zelensky dovrebbe utilizzare la presenza ad Ankara per incontrare numerosi capi di Stato e di governo e rilanciare le richieste ucraine relative alla difesa aerea e alla fornitura di nuovi sistemi Patriot. Ancora una volta, il valore del summit non risiederà soltanto nelle decisioni adottate collegialmente, ma nella fitta rete di incontri che accompagnerà i lavori ufficiali.

Gli ospiti del Summit.


La dimensione multilaterale del vertice emerge anche dalla presenza dei partner dell’Indo Pacifico. Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda parteciperanno ai lavori insieme ad alcuni rappresentanti dei Paesi del Golfo, confermando come la NATO stia progressivamente ampliando il proprio dialogo ben oltre l’area euroatlantica. La sicurezza europea viene sempre più letta in connessione con quella dell’Indo Pacifico, soprattutto alla luce della crescente competizione con la Cina e dell’intensificarsi delle relazioni tra Mosca, Pechino e Pyongyang. Il summit di Ankara conferma quindi una tendenza già emersa negli ultimi anni, quella di un’Alleanza che rimane formalmente regionale ma che affronta sfide sempre più globali.

La posizione Europea.

Anche i leader europei utilizzeranno il vertice come occasione per coordinare le proprie posizioni. Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer sono attesi ad Ankara in un momento in cui le principali capitali europee discutono di rafforzamento della difesa comune, aumento della produzione industriale militare e sostegno di lungo periodo all’Ucraina. È probabile che il summit offra nuove occasioni di confronto tra i membri della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, il formato informale che negli ultimi mesi ha consentito ai principali Paesi europei di coordinare le iniziative di sicurezza anche al di fuori delle strutture tradizionali della NATO.

Tra gli incontri più osservati figura anche il possibile confronto tra Donald Trump e Giorgia Meloni. Dopo alcune tensioni emerse negli ultimi mesi, Ankara potrebbe offrire l’occasione per rilanciare il dialogo politico tra Roma e Washington in una fase in cui l’Italia punta a consolidare il proprio ruolo sia all’interno della NATO sia nel Mediterraneo allargato. Anche in questo caso, più che le sessioni ufficiali del vertice, saranno i colloqui riservati tra i leader a fornire indicazioni sugli equilibri futuri dell’Alleanza.

Il summit di Ankara racconta così un cambiamento più profondo della diplomazia contemporanea. I grandi vertici multilaterali continuano a essere indispensabili perché offrono una cornice istituzionale, legittimano decisioni comuni e producono indirizzi politici condivisi. La sostanza della diplomazia, però, si costruisce sempre più spesso ai margini delle sessioni ufficiali. Corridoi, incontri riservati e bilaterali concentrano una parte crescente del capitale politico di questi appuntamenti.


Il multilateralismo si sta dunque adattando ad un contesto internazionale in trasformazione. I summit internazionali restano il luogo in cui si riuniscono le grandi coalizioni, ma diventano sempre più il contenitore entro cui si sviluppano negoziati personalizzati tra leader, ciascuno impegnato a perseguire interessi nazionali specifici. Ankara potrebbe rappresentare una delle immagini più efficaci di questa trasformazione.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Chiara Di Scala

Source link

Di