di Giuseppe D’Amico
C’è un tesoro nascoso nei 2.137 piccoli comuni italiani delle aree interne che hanno una vocazione turistica ma soltanto il 16% (circa 350) riesce attualmente a esprimere in modo efficace il proprio potenziale. Eppure, una crescita sostenibile dei flussi turistici, in questi territori, potrebbe generare, nei prossimi 5 anni, un incremento di circa 1,6 miliardi di euro di Pil e ben 14mila nuovi occupati.
E’ questo il dato che emerge da una indagine su ‘Il valore turistico dei centri minori’ realizzata da Confturismo – Confcommercio, in collaborazione con Isfort presentata oggi a Roma nel corso del convegno sul tema “Turismo e territorio” che ha registrato la presenza, tra gli altri, del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e di Manfred Pinzger, presidente di Confturismo.
Dalla lettura delle “cifre” emerse i Comuni delle aree interne con una vocazione turistica producono oltre 128 milioni di pernottamenti all’anno e una spesa turistica che vale 25 miliardi di euro. Tra gli esempi più significativi figurano alcuni Comuni del Veneto (Caorle, Jesolo e Cavallino Treporti in provincia di Venezia; San Michele al Tagliamento e Lazise, in provincia di Verona) che pur non essendo poli urbani si collocano ai vertici del ranking nazionale delle presenze turistiche.
Gli altri 1.787 Comuni invece, pari a oltre l’80% del totale, registrano livelli di attrattività ancora limitati. Complessivamente generano circa 33 milioni di pernottamenti e una spesa turistica annua di 6 miliardi di euro, evidenziando ampi margini di sviluppo e miglioramento.
Il rafforzamento del turismo nelle aree interne, in particolare nel Mezzogiorno, potrebbe contribuire a contrastare lo spopolamento e a distribuire in modo più equilibrato i flussi turistici sul territorio nazionale. Una sfida che si intreccia però con alcune criticità strutturali: l’84% dei Comuni interessati è classificato come periferico e il 91% come ultraperiferico, con evidenti difficoltà di accesso ai servizi essenziali.
Per questo motivo, è prioritario e strategico investire nel miglioramento delle infrastrutture e dei collegamenti di trasporto. In tale prospettiva le risorse del PNRR e del Fondo complementare sembrano aver prodotto impatti positivi solo nei grandi poli urbani (che assorbono solo il 22% delle presenze turistiche nazionali) senza aver ancora sostanzialmente inciso sulla marginalità (che riguarda buona parte del rimanente 78%) (Graf. 2). Allo stesso modo il Piano Strategico del Turismo 2023-2027 che aveva indicato l’accessibilità e la mobilità turistica come due asset strategici per la crescita dell’attrattività del Paese non sembra aver ancora prodotto effetti significativi in proposito.
Come ha evidenziato nel suo intervento Carlo Sangalli “Il turismo è molto più di un settore economico: è uno dei principali interpreti del Sense of Italy, quel patrimonio di cultura, stile di vita, accoglienza e identità che rende il nostro Paese unico nel mondo. È un valore che va oltre il Made in Italy, perché non si può replicare né delocalizzare. Le nostre imprese della filiera turistica sono le protagoniste di questa esperienza autentica, alimentano l’attrattività dell’Italia e trasformano ogni viaggio in un legame duraturo con il nostro Paese. Come evidenzia l’analisi presentata oggi, esiste ancora un ampio potenziale turistico da valorizzare, soprattutto dei centri minori che possono e devono svilupparsi, migliorare e diventare più attrattivi. Questa prospettiva si raccorda perfettamente con l’obiettivo della destagionalità e con il nostro progetto Cities che punta sulla rigenerazione urbana anche attraverso il rilancio delle attività commerciali.”
Per Manfred Pinzger “I risultati della ricerca dimostrano che i centri minori possono diventare uno dei principali motori di sviluppo del turismo italiano. Investire nella loro valorizzazione significa creare nuove opportunità di crescita economica e occupazionale, ma anche favorire una più equilibrata distribuzione dei flussi turistici, riducendo la pressione sulle destinazioni più affollate e promuovendo un modello di sviluppo più sostenibile. Perché questo potenziale si traduca in risultati concreti è necessario rafforzare infrastrutture, accessibilità, innovazione e la collaborazione tra istituzioni, imprese e territori”.
Gli esempi virtuosi rilevati nel Nord d’Italia non si riscontrano nelle aree del Centro e del Sud d’Italia. Ciò è in parte dovuto alla vicinanza delle Circoscrizioni Settentrionali con i Paesi del Centro e del Nord Europa, ma non è solo questo. Come trainare fuori il Mezzogiorno da questa impasse? Gli studi di caso realizzati nel corso dell’indagine hanno messo chiaramente in evidenza che il principale strumento per superare la marginalità è la collaborazione e la capacità di fare rete. Su questo aspetto le comunità delle circoscrizioni centrali e meridionali del Paese fanno ancora fatica a realizzare sistemi integrati e collaborativi tra amministrazioni, imprese e cittadinanza.
Le richieste avanza da Confturismo sono state sintetizzate in 6 punti:
- Ricalibrazione dei bandi di investimento (Small-Scale): introduzione di soglie minime di investimento più basse nei programmi di incentivo e digitalizzazione delle procedure con l’obbligo per la PA di rispondere alle richieste di chiarimento entro 72 ore.
- Semplificazione ed agevolazionein materia giuslavorista per i contratti stagionali e le prestazioni occasionali, per favorire una maggiore possibilità nel reclutamento della forza lavoro nel settore, una vera emergenza.
- Incentivi per la resilienza al cambiamento climatico: canali di finanziamento pluriennali per l’adattamento delle strutture (sistemi di ombreggiamento, efficienza idrica e raccolta dell’acqua piovana, desigillazione delle superfici e riconversione degli spazi aperti).
- Incentivi per la diversificazione e l’innovazione dell’offerta turistica: realizzare azioni utili e necessarie per il prolungamento della stagione turistica, con sostegni alle aperture annuali o con stagionalità prolungate (ad esempio attraverso riduzioni delle tariffe sulla tassa dei rifiuti, riduzione degli importi del contributo di soggiorno, etc.).
- Semplificazione dell’autorizzazione agli investimenti per interventi strutturali per favorire la destagionalizzazioneintervenendo attraverso provvedimenti normativi, in analogia ad esempio, con la l. 424/1989, adottata per le attività economiche nelle aree interessate dagli eccezionali fenomeni di eutrofizzazione verificatisi nell’anno 1989 nel mare Adriatico.
- Costi di transazione monetaria e commissioni bancarie: divieto di addebito di commissioni bancarie sulle transazioni POS riguardanti le mance elettroniche destinate ai dipendenti e azzeramento dei costi bancari sulla riscossione dell’Imposta di Soggiorno, trattandosi di meri fondi di passaggio riscossi per conto degli enti pubblici.
Un dato appare evidente: i miglioramenti non cadranno dal cielo. Occorre che la classe politico-amministrativa e il mondo imprenditoriale del Mezzogiorno si rendano conto che in primo luogo debbano fare rete e non andare avanti in ordine rigorosamente sparso.
L’articolo Aree interne, il tesoro nascosto del turismo: vale 1,6 miliardi e 14mila nuovi posti di lavoro proviene da Vallo Più.
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Giuseppe Geppino D’Amico
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