Alpi a rischio, l’Ue prova a salvarle con il progetto Waterwise



Le Alpi forniscono acqua a milioni di persone e alimentano interi settori economici europei, dall’agricoltura all’energia idroelettrica al turismo. Il cambiamento climatico, però, sta alterando in profondità il ruolo dei ghiacciai e delle testate di bacino, le zone di alta quota dove nasce l’acqua che poi scorre verso valle, irrigando pianure e alimentando città a centinaia di chilometri di distanza.

Per capire dove sta andando questa trasformazione, un progetto scientifico europeo sta raccogliendo dati senza precedenti sull’intero arco alpino: si chiama Waterwise, coinvolge sette Paesi e prova a rispondere a una domanda tutt’altro che scontata: le Alpi potranno continuare a essere il principale serbatoio idrico d’Europa?

Un progetto nato dall’urgenza

Waterwise è un progetto Interreg Alpine Space, cofinanziato dall’Unione europea, attivo dal 1° settembre 2024 al 31 agosto 2027. Il budget totale ammonta a 2.692.120 euro, con un contributo del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr/Erdf) pari a 1.613.790 euro.

Il partenariato riunisce 12 partner provenienti da sei Paesi dell’arco alpino: Germania, Austria, Svizzera, Italia, Francia e Slovenia. Il coordinamento è affidato all’Università di Neuchâtel (Svizzera) e alla Fondazione Edmund Mach (Trentino-Alto Adige), mentre tra gli altri partner figurano Réserves Naturelles de France, l’Università di Passau, la Hochschule Karlsruhe, il Geological Survey of Slovenia, Arpa Lombardia e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.


Il progetto rientra nella priorità del programma Alpine Space dedicata a una regione alpina “climaticamente resiliente e verde” , un’area che punta su adattamento climatico, prevenzione dei rischi e resilienza basata su approcci ecosistemici.

Un bene comune senza confini

Le acque alpine alimentano bacini che non seguono i confini amministrativi degli Stati: un torrente che nasce in territorio francese può alimentare falde e sistemi agricoli in Italia o in Svizzera. Questa geografia liquida rende necessario un coordinamento che vada oltre le singole capitali nazionali.

In questo senso va letta l’adesione di Waterwise al Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse, promosso da Cai, Cgi, Cipra Italia, Euma e Legambiente. Il documento chiede la riduzione delle emissioni di gas serra, più azioni di adattamento, maggiore cooperazione internazionale tra ricerca, società civile e istituzioni, e una vera governance europea delle risorse glaciali e d’alta quota.

Il Monte Bianco come laboratorio

Uno dei principali siti pilota del progetto è la Riserva naturale di Contamines-Montjoie, sul versante francese del Monte Bianco. È un contesto esemplare perché concentra su un fazzoletto di territorio più pressioni contemporaneamente: turismo escursionistico, pascolo estivo e prelievi idrici per la produzione energetica competono per la stessa fonte di acqua nel medesimo periodo dell’anno.

In Francia i siti coinvolti sono più di uno e comprendono anche la Grande Sassière; in Germania i primi test hanno riguardato l’area della Zugspitze, sul bacino del torrente Partnach.


Il confronto tra siti così diversi tra loro serve a individuare modelli comuni e soluzioni replicabili sull’intero arco alpino, evitando che ogni territorio debba affrontare da solo problemi che in realtà condivide con le aree vicine, spesso appena oltre un confine amministrativo.

I dati dai “sassi intelligenti”

Sul campo, il lavoro dei ricercatori assomiglia più a un’operazione di intelligence ambientale che a una classica campagna di raccolta dati. Waterwise incrocia i dati già disponibili con rilievi diretti, colmando i vuoti informativi attraverso sensori low cost chiamati smart rocks, letteralmente “sassi intelligenti”, installati direttamente nei corsi d’acqua per misurare pressione, conducibilità, temperatura e torbidità.

Questi dati vengono poi incrociati con indicatori socio-economici — popolazione, turismo, agricoltura, produzione energetica — per modellare la vulnerabilità dei bacini di testata e costruire scenari di gestione futura. Il progetto conta 7 siti pilota e 9 siti di deploiement distribuiti nell’arco alpino.

Waterwise produce anche una toolbox digitale open access pensata per decisori pubblici, aree protette e stakeholder territoriali, destinata a orientare scelte concrete di gestione della risorsa idrica nei prossimi anni.

Il calendario dell’acqua è cambiato

Le Alpi si stanno scaldando più della media globale, e la perdita di massa glaciale riduce la capacità dei ghiacciai di regolare i deflussi stagionali, cioè di rilasciare acqua nei mesi caldi quando la domanda è più alta.


Il problema non è soltanto la riduzione del ghiaccio in valore assoluto, ma il mutamento del calendario dell’acqua: meno accumulo nevoso in inverno, più instabilità nei flussi, e una crescente pressione estiva su agricoltura, energia e turismo, che si trovano a competere per la stessa risorsa in un periodo dell’anno in cui questa diventa più scarsa.

Il ruolo dello spopolamento alpino

A complicare il quadro c’è un secondo fenomeno, meno visibile ma altrettanto profondo: lo spopolamento. Secondo il rapporto intermedio Istat sulle Alpi italiane, tra il 2013 e il 2023 la popolazione è scesa da 4.364.538 a 4.311.827 abitanti, un calo di 52.711 persone pari all’1,2%.

Nello stesso periodo, il tasso medio annuo di variazione della popolazione alpina italiana è stato pari a -0,43% tra il 2014 e il 2023, con un peggioramento marcato dell’indice di vecchiaia, passato da 1,5 a 2,1, e una quota di popolazione anziana salita da meno del 22% a oltre il 25%.

Meno residenti e più anziani significano meno presidio del territorio, minore capacità di manutenzione delle infrastrutture idriche e maggiore difficoltà a mantenere quei servizi che permettono a un territorio di adattarsi ai cambiamenti in corso, anziché limitarsi a subirli.

Dalla ricerca alla governance

Interreg Alpine Space finanzia la cooperazione tra territori di montagna per rendere le Alpi più climaticamente resilienti e più verdi, e Waterwise mostra concretamente come i fondi europei possano trasformare la ricerca scientifica in capacità istituzionale di governo del territorio.


Mettere insieme università, enti locali, aree protette e stakeholder territoriali per costruire strategie adattive condivise significa superare la logica dell’emergenza locale gestita caso per caso, Stato per Stato, spesso senza alcun coordinamento con i territori vicini che affrontano lo stesso problema.

Se le Alpi resteranno la grande torre d’acqua d’Europa, lo faranno in condizioni molto diverse dal passato: bacini più fragili, conflitti d’uso più intensi tra agricoltura, energia e turismo, e una necessaria cooperazione tra Stati che finora hanno gestito la risorsa in modo frammentato.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Redazione

Source link

Di