Da Notre-Dame alla Chigiana, l’organista Thierry Escaich in concerto a Palazzo Chigi Saracini


Nei concerti d’organo, il tempo sembra essere sospeso e la musica smette di essere esecuzione per diventare qualcosa di più vicino alla rivelazione. È precisamente questo genere di esperienza che il Chigiana International Festival promette per la serata di venerdì 10 luglio (ore 21.15), quando il Salone dei concerti di Palazzo Chigi Saracini accoglierà Thierry Escaich, organista, compositore e improvvisatore di fama mondiale, protagonista assoluto di una serata straordinaria dedicata alle infinite possibilità espressive dello strumento a canne.

Il programma costruito per questa notte senese disegna un arco narrativo, che muove da Bach, a Čajkovskij fino alla creatività folgorante dell’improvvisazione originale di Escaich: un dialogo serrato tra la tradizione più alta della musica occidentale e la modernità visionaria di un artista che ne è, al tempo stesso, erede e interprete originale.

Formatosi al Conservatoire National Supérieur de Musique de Paris, dove ha studiato con i leggendari Jean-Louis Florentz e Michel Merlet per la composizione e con Marie-Claire Alain e Gaston Litaize per l’organo, Thierry Escaich ha costruito nel corso degli anni una carriera di assoluta eccellenza, riconosciuta tanto dalla critica internazionale quanto dal pubblico dei più importanti festival e sale da concerto del mondo. Titolare dal 1997 del prestigioso organo della Basilica di Saint-Étienne-du-Mont a Parigi — lo stesso strumento che fu di Maurice Duruflé — è oggi organista titolare alla Cattedrale di Notre-Dame, e professore di organo e improvvisazione al Conservatorio di Parigi, dove trasmette a nuove generazioni di musicisti un’arte che in lui raggiunge vette di rara compiutezza.

La sua doppia natura di compositore e interprete lo rende un caso raro nel panorama musicale contemporaneo. Le sue opere — sinfonie, concerti, musica da camera, pagine corali e operistiche — sono eseguite dalle orchestre più importanti del mondo, dall’Orchestre de Paris alla Chicago Symphony Orchestra, dalla Philharmonie de Berlin alla BBC Symphony Orchestra. La sua opera lirica Claude, ispirata alla vita del pittore Claude Monet e andata in scena all’Opéra de Lyon, ha segnato una tappa fondamentale nella storia della musica francese contemporanea. Il New York Times lo ha definito «uno dei compositori più dotati della sua generazione», mentre Le Monde de la Musique ha scritto di una musica capace di «unire la profondità intellettuale della tradizione francese a un senso istintivo e travolgente del colore sonoro».

Ma è nell’improvvisazione che Escaich tocca forse la vetta più alta e più misteriosa del proprio talento. Erede di una tradizione che da Franck e Widor giunge fino a Dupré e Messiaen, egli pratica l’arte dell’improvvisazione organistica con una padronanza tecnica e una libertà creativa che lasciano letteralmente senza fiato. «Improvvisare», ha dichiarato l’artista, «è comporre in tempo reale, con tutta la responsabilità e la gioia che questo comporta». La stampa specializzata non ha esitato a collocarlo tra i grandi: Gramophone lo ha descritto come «un musicista di straordinaria versatilità e profondità», mentre Diapason ha parlato di «un artista totale, capace di reinventare ogni volta il rapporto tra scrittura e libertà».

La serata si apre con uno dei capolavori assoluti della letteratura organistica di ogni epoca: la Passacaglia e tema fugato in do minore BWV 582 di Johann Sebastian Bach. Composta verosimilmente durante il periodo di Weimar (1708–1717), questa monumentale architettura sonora è costruita su un basso ostinato di otto battute attorno al quale Bach erige una serie di venti variazioni di crescente complessità contrappuntistica, culminando in una fuga di straordinaria potenza. È musica che parla di eternità, e che in Escaich trova un interprete capace di restituirne insieme la geometria ferrea e il respiro cosmico.

A rispondere direttamente alla lezione bachiana è la Partita improvvisata su un corale luterano di Escaich stesso: una creazione istantanea e irripetibile, in cui l’artista prende le mosse da un corale della tradizione protestante — la stessa fonte di ispirazione che alimentò l’intera produzione organistica di Bach — per costruire in tempo reale un percorso di variazioni che è insieme omaggio, dialogo e reinvenzione personalissima. Ogni esecuzione è unica, ogni sera un’opera nuova.

Il cuore emozionale del concerto è affidato alla straordinaria trascrizione per organo dell’Ouverture-Fantasia su Romeo e Giulietta di Pëtr Il’ič Čajkovskij, realizzata da Escaich stesso. Composta tra il 1869 e il 1880 in tre successive versioni, la pagina orchestrale di Čajkovskij è tra le più intense evocazioni romantiche del dramma shakespeariano: il conflitto tra le famiglie rivali, la dolcezza straziante del tema d’amore, la tragedia inesorabile del finale. Trasportata sull’organo dalla fantasia timbrica di Escaich, questa musica acquista una nuova, oscura magnificenza, rivelando nell’architettura sonora dello strumento a canne una potenza drammatica che quasi supera quella dell’orchestra d’origine.

La seconda parte della serata è interamente dedicata alla musica di Escaich. I Trois Poèmes — Eaux natales, Le Masque, Vers l’espérance — costituiscono un trittico di rara bellezza poetica, in cui il compositore esplora le possibilità timbriche e coloristiche dell’organo con una sensibilità che evoca il simbolismo letterario francese di fine Ottocento. Eaux natales è un’immersione sonora nelle acque primordiali, un paesaggio liquido e meditativo di grande suggestione; Le Masque introduce un elemento di inquietante ambiguità, di danza mascherata che cela e rivela al tempo stesso; Vers l’espérance si apre infine verso la luce, in un crescendo di intensità spirituale che lascia l’ascoltatore in uno stato di sospesa commozione.

A chiudere la serata, il momento forse più atteso e più imprevedibile dell’intera programma: il Triptyque symphonique improvisé sur 2 thèmes donnés. Due temi proposti — la tradizione vuole che possano essere suggeriti anche dal pubblico stesso — diventeranno la materia prima di un trittico sinfonico costruito in diretta, in tempo reale, con quella sapienza armonica, contrappuntistica e timbrica che fa di Escaich il più grande improvvisatore organista vivente. È un atto di creazione pura, un rischio calcolato e magnifico, che riassume in sé tutto il senso di una serata dedicata alla musica come gesto vivo, irripetibile, necessario.


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 marco crimi

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