Il progetto sviluppato da WSense con il Consorzio dell’Area Marina Protetta e l’Università Federico II sperimenta una nuova generazione di monitoraggio degli ecosistemi. Telecamere a 10 metri di profondità, algoritmi di deep learning e rete Underwater IoT per raccogliere dati utili alla gestione del mare
La tutela del capitale naturale passa sempre più dalla qualità dei dati. È da questa consapevolezza che prende forma il progetto sperimentale avviato nell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto, in provincia di Brindisi, dove ricerca scientifica e innovazione tecnologica convergono in un sistema di monitoraggio subacqueo destinato a migliorare la conoscenza degli ecosistemi e a rafforzare gli strumenti di gestione delle aree marine protette.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, l’Università degli Studi di Napoli Federico II e WSense, azienda italiana specializzata nelle comunicazioni wireless subacquee e nelle reti digitali per l’ambiente marino. L’obiettivo è aumentare la disponibilità di dati scientifici standardizzati, continui e confrontabili, indispensabili per valutare lo stato di salute degli habitat e misurare nel tempo l’efficacia delle politiche di conservazione.
La sperimentazione prevede l’installazione di due sistemi di monitoraggio video nelle due zone A della riserva integrale, collocati a circa dieci metri di profondità. Le strutture, realizzate e posizionate dalla società Engineering Planning Construction, sono ancorate al fondale attraverso blocchi di cemento che ne garantiscono la stabilità per l’intera campagna di acquisizione.

Ogni sistema è equipaggiato con una o due telecamere subacquee che registreranno immagini per circa sei ore al giorno nell’arco di un mese. Oltre alle riprese video, saranno raccolti anche dati ambientali, tra cui la temperatura dell’acqua, con l’obiettivo di costruire una base informativa utile a comprendere l’efficacia della governance dell’area protetta ed eventualmente orientarne l’evoluzione attraverso un approccio di gestione adattativa.
Il monitoraggio è concentrato sulle praterie di Posidonia oceanica, uno degli habitat più preziosi del Mediterraneo. Considerata un autentico serbatoio di biodiversità, la Posidonia ospita numerose specie ittiche e svolge un ruolo fondamentale nella stabilità degli ecosistemi costieri. Documentare in modo sistematico la fauna associata consentirà di produrre informazioni scientifiche utili alla valutazione dello stato di conservazione dell’habitat.

L’elemento più innovativo del progetto riguarda però l’infrastruttura digitale sviluppata da WSense. Attraverso la propria rete Underwater IoT, l’azienda ha integrato le telecamere con il dispositivo WNode Enhanced, una piattaforma progettata per acquisire, trasmettere e gestire dati multimediali complessi in ambiente subacqueo, superando uno dei principali limiti delle attività di monitoraggio tradizionali.
Le immagini raccolte vengono elaborate mediante algoritmi di intelligenza artificiale e deep learning sviluppati dal team di WSense, capaci di riconoscere, classificare e catalogare automaticamente le specie marine osservate. L’impiego dell’AI consente di velocizzare l’analisi di grandi quantità di dati e di produrre informazioni ad alto valore aggiunto per la ricerca scientifica, il monitoraggio ambientale e la conservazione della biodiversità.
L’elaborazione automatica sarà affiancata dalla validazione scientifica. Le identificazioni prodotte dagli algoritmi saranno infatti verificate, corrette e integrate da Francesca Acampa, dottoranda del Dottorato Nazionale della Biodiversità presso il Laboratorio di Ecologia Marina coordinato dalla professoressa Simonetta Fraschetti dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, assicurando elevati standard di accuratezza e affidabilità.

La sperimentazione risponde a una delle principali criticità che caratterizzano oggi il monitoraggio degli ecosistemi marini. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, la disponibilità di dati su molte specie e habitat resta ancora limitata. La complessità dell’ambiente subacqueo, i costi elevati e le difficoltà operative delle campagne tradizionali rendono infatti complicata la costruzione di serie storiche sufficientemente ampie e dettagliate, riducendo la possibilità di supportare le decisioni gestionali con solide evidenze scientifiche.
I sistemi di monitoraggio video passivo rappresentano una possibile risposta a questa esigenza. Si tratta di tecnologie non invasive che permettono di osservare gli organismi nel loro ambiente naturale senza cattura né manipolazione, raccogliendo informazioni ad alta risoluzione spaziale e temporale con un impatto minimo sugli ecosistemi.
«L’iniziativa che stiamo conducendo a Torre Guaceto – ha dichiarato il presidente del Consorzio di Gestione della riserva, Stefano Convertini – rappresenta un importante passo avanti verso lo sviluppo di sistemi di monitoraggio sempre più efficienti, continui e sostenibili, capaci di supportare la gestione virtuosa e vincente delle Aree Marine Protette e di rafforzare la base scientifica necessaria per la tutela della biodiversità marina nel lungo periodo. Ciò che facciamo in riserva farà ancora una volta scuola anche oltre i confini europei».
L’esperienza di Torre Guaceto si inserisce in una tendenza più ampia che vede l’economia del mare affidare un ruolo crescente alle tecnologie digitali. Sensori intelligenti, reti di comunicazione subacquee, intelligenza artificiale e analisi avanzata dei dati stanno trasformando il monitoraggio ambientale in un’infrastruttura strategica per la gestione sostenibile del capitale naturale, aprendo nuove prospettive per la ricerca, la tutela degli ecosistemi e lo sviluppo delle tecnologie della blue economy.
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