È in corso di definizione il fabbisogno formativo universitario per le professioni impegnate nel sistema sanitario. Il nuovo schema di accordo, al centro del confronto nella Conferenza Stato-Regioni, stabilisce per l’anno accademico 2026/2027 quanti laureati dovranno essere formati nelle diverse discipline, dai medici agli infermieri, fino ai professionisti della riabilitazione, della diagnostica e della prevenzione.
Non si tratta direttamente del numero di assunzioni previste negli ospedali e nei servizi territoriali, ma di una stima utilizzata per programmare gli accessi ai corsi universitari e adeguare l’offerta formativa alle necessità future del Servizio sanitario nazionale.
Il documento riguarda le lauree magistrali a ciclo unico in Medicina, Veterinaria e Odontoiatria, i corsi delle professioni sanitarie e le lauree magistrali delle diverse aree. Comprende inoltre farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi.
L’accordo tra Governo e Regioni
La procedura deriva dall’articolo 6-ter del decreto legislativo 502 del 1992, che affida al Ministero della Salute il compito di determinare ogni anno il fabbisogno di professionisti sanitari, sentite la Conferenza Stato-Regioni e le Federazioni nazionali degli Ordini professionali.
La stima viene elaborata confrontando domanda e offerta di personale, tenendo conto delle indicazioni trasmesse dalle Regioni e dagli Ordini. Il principio seguito nello schema per il 2026/2027 è quello di accogliere integralmente i fabbisogni espressi dai territori, con alcune eccezioni.
Per i farmacisti, infatti, viene indicato a livello nazionale un fabbisogno di 1.500 laureati, inferiore alle oltre 3.100 unità complessivamente richieste dalle Regioni. La scelta punta a sostenere il rafforzamento delle farmacie ospedaliere e territoriali, evitando al tempo stesso la formazione di un futuro esubero. Per gli psicologi, invece, lo schema conferma un fabbisogno formativo nazionale pari a zero, nonostante le Regioni abbiano presentato richieste complessive per 550 unità, di cui 300 in Lombardia.
L’intesa dovrà essere sancita formalmente dalla Conferenza Stato-Regioni. Le cifre costituiscono dunque la base della programmazione, ma non coincidono automaticamente con i posti che saranno effettivamente attivati nelle singole università.
In Lombardia il fabbisogno più alto riguarda medici e infermieri
La Lombardia indica per il prossimo anno accademico un fabbisogno potenziale di 3.152 medici chirurghi, il dato regionale più elevato in Italia. A questi si aggiungono 120 veterinari e 214 odontoiatri.
Molto consistente anche la richiesta relativa all’area infermieristica e ostetrica: 3.500 infermieri, 222 ostetriche e ostetrici e 30 infermieri pediatrici. Per la formazione magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche e nelle nuove specializzazioni infermieristiche sono indicate altre 248 unità.
La rilevazione è stata però effettuata prima dell’entrata in vigore del decreto ministeriale del febbraio 2026 che ha rivisto la classe delle lauree magistrali infermieristiche e istituito i profili infermieristici specialistici. Il numero di 248 è quindi da considerare complessivamente riferito ai due percorsi magistrali.
Riabilitazione: quasi 450 fisioterapisti e 235 educatori professionali
Nell’area della riabilitazione il fabbisogno lombardo più significativo riguarda i fisioterapisti, con 448 laureati, seguiti da 235 educatori professionali e 130 logopedisti.
Sono inoltre previsti:
100 terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, 82 tecnici della riabilitazione psichiatrica, 51 ortottisti e assistenti di oftalmologia, 42 terapisti occupazionali e 27 podologi.
Per la laurea magistrale in Scienze riabilitative delle professioni sanitarie, la stima regionale è di 56 unità.
Diagnostica e assistenza tecnica
Tra le professioni tecnico-diagnostiche, la Lombardia indica la necessità di formare 240 tecnici sanitari di radiologia medica e 200 tecnici sanitari di laboratorio biomedico.
A questi si aggiungono 30 tecnici di neurofisiopatologia, 16 tecnici audiometristi e 25 laureati magistrali nell’area tecnico-diagnostica.
Nell’area tecnico-assistenziale il fabbisogno comprende invece 170 igienisti dentali, 70 dietisti, 48 tecnici della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, 27 tecnici ortopedici e 26 tecnici audioprotesisti. Sono inoltre previste 22 unità per la formazione magistrale dell’area tecnico-assistenziale.
Prevenzione, ambiente e sicurezza sul lavoro
Per le professioni della prevenzione la Lombardia stima un fabbisogno di 101 tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, 79 assistenti sanitari e 60 osteopati.
Il documento prevede inoltre 22 posti di formazione magistrale in Scienze delle professioni sanitarie della prevenzione.
I numeri restituiscono un quadro molto ampio delle necessità del sistema sanitario lombardo. Accanto alla persistente domanda di medici e infermieri emerge infatti un fabbisogno significativo di figure specialistiche spesso meno conosciute, ma indispensabili per la diagnostica, la riabilitazione, l’assistenza territoriale, la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro.
Il confronto con l’anno precedente
Rispetto ai fabbisogni approvati lo scorso anno, l’offerta universitaria lombarda presenta 117 posti in meno a Medicina, uno in meno a Odontoiatria e 20 in meno nella formazione magistrale infermieristica. Nella riabilitazione risultano due posti in meno per Podologia e Fisioterapia, nove in meno per Ortottica e tre in più per Terapia occupazionale. Nell’area tecnica ci sarebbero 20 posti in più per i tecnici di laboratorio, 20 in meno per Radiologia, cinque in meno per Neurofisiopatologia, dieci in più per Tecnica ortopedica e cinque in meno sia per Fisiopatologia cardiocircolatoria sia per Dietistica.
A livello nazionale, rispetto al fabbisogno stimato, l’offerta sarebbe inferiore di 1.427 posti per Biologia, 100 per Chimica e 110 per Fisica.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Source link





