Futuro Nazionale, oltre la remigrazione: cosa propone davvero il partito di Vannacci?


Da quando ha lasciato la Lega, il 3 febbraio 2026, per fondare Futuro Nazionale, Roberto Vannacci ha costruito la propria narrazione pubblica quasi interamente attorno a due parole d’ordine: migrazione e sicurezza. È stato lui stesso, all’assemblea costituente di Roma del 13 giugno, a dover rispondere alle accuse di chi lo criticava per non aver ancora chiarito le proposte concrete del partito in vista delle elezioni politiche del 2027. Ma un programma, per quanto ancora in fase di definizione, esiste. La domanda – visti anche gli interventi presentati dove Futuro Nazionale siede nelle istituzioni – è quanto sia solido al di fuori dei temi identitari che hanno reso famoso il generale.

Economia: tra flat tax e apertura al gas russo.

Sul fronte economico, Futuro Nazionale ha messo in fila alcune proposte abbastanza precise. La più ricorrente è un’aliquota fiscale forfettaria unica per le piccole e medie imprese, sul modello di quella già in vigore per le partite IVA che , secondo Vannacci, rappresentano il 96% dell’economia nazionale. A questa si affiancano la semplificazione burocratica nella gestione di crediti e debiti aziendali e la defiscalizzazione degli esercizi commerciali nei comuni sotto i mille abitanti, pensata per contrastare lo spopolamento delle aree interne.

Il capitolo energetico è più articolato: il partito punta sul nucleare di ultima generazione, su un potenziamento dell’idroelettrico e delle biomasse, con lo stop agli incentivi in bolletta per le rinnovabili e il rifiuto di dismettere le centrali a carbone. Coerente con questa impostazione è l’apertura, dichiarata dallo stesso Vannacci, all’acquisto di petrolio e gas dalla Russia, in nome della libertà di comprare energia “da chi la vende al miglior prezzo”.

Non mancano le critiche tecniche. Alcuni osservatori , tra cui il collettivo Valigia Blu , hanno fatto notare che il regime forfettario per le partite IVA, preso a modello per le PMI, presenta già criticità note: la Commissione europea lo ha segnalato come oneroso per le casse dello Stato e capace di incentivare l’evasione fiscale nei pressi della soglia di accesso.


Casa e famiglia: il “mutuo tricolore” e il quoziente familiare.

Sul fronte abitativo, la proposta più identificativa è il cosiddetto “mutuo tricolore”: un mutuo per la prima casa garantito dallo Stato, con un tasso che si riduce in base al numero di figli. A questo si accompagna l’introduzione di un requisito di cittadinanza per l’accesso alle case popolari.

Le politiche per la famiglia comprendono il quoziente familiare, con una drastica riduzione dell’Irpef per ogni figlio, e un “reddito produttivo di maternità”. Proprio quest’ultima misura è stata tra le più discusse: pensata per sostenere la natalità, è stata letta da alcune commentatrici come una proposta che immagina implicitamente la donna in un ruolo domestico, in un Paese dove, secondo i dati Istat, il tasso di occupazione femminile resta di 12,6 punti sotto la media europea.

Lavoro: il ritorno del “libretto” a 14 anni.

Sul mercato del lavoro, la proposta più controversa riguarda i minori: Vannacci ha rilanciato l’idea di reintrodurre il libretto di lavoro a 14 anni, richiamando la propria esperienza personale (“ai miei tempi si andava a lavorare a 14 anni e non mi sembra che siamo cresciuti male”). Alla proposta si affianca una linea sulla scuola descritta come “dura e selettiva”, con un ritorno di peso agli istituti professionali rispetto al liceo.

Sanità, disabilità e trasporti: i capitoli meno definiti.

È su questi tre ambiti che il programma di Futuro Nazionale appare più debole, o quantomeno meno pubblicizzato. Lo statuto del partito cita la “difesa non negoziabile della sanità” tra i propri pilastri valoriali, ma senza tradurla finora in proposte tecniche su liste d’attesa, carenza di personale medico o finanziamento del servizio sanitario nazionale: temi che restano centrali nel dibattito pubblico sulla sanità territoriale.

Sulla disabilità, la posizione più nota di Vannacci non ha carattere propositivo in senso costruttivo: il generale ha più volte espresso la volontà di istituire classi separate per studenti con disabilità intellettiva, sostenendo che non si tratterebbe di un atteggiamento discriminatorio ma di una forma di aiuto specifico.


Sui trasporti, il tema compare più a livello organizzativo che di contenuti pubblici: il partito ha di recente istituito una Direzione tematica che riunisce economia, infrastrutture e trasporti, affidata all’economista Antonio Rinaldi, e una Direzione dedicata a sanità, sociale, cultura e istruzione, guidata dal deputato Rossano Sasso. È un segnale che il partito sta provando a strutturarsi anche su questi fronti, ma non risultano ancora proposte di dettaglio rese pubbliche. Eppure il partito cresce nei sondaggi. Servono le buone pratiche in politica? Per animare l’elettorato in Italia sembrerebbe proprio di no.

Un partito ancora in costruzione.

Il quadro che emerge è quello di un movimento che, contrariamente a un’accusa diffusa, non è del tutto privo di posizioni su economia, casa, energia e famiglia , alcune delle quali abbastanza definite, seppur criticabili nel merito tecnico. Dove il “populismo senza contezza” trova più riscontro è proprio nei settori più complessi da gestire sul piano amministrativo , sanità, disabilità, trasporti , dove le prese di posizione restano o embrionali o dichiaratamente identitarie, mentre la comunicazione pubblica del partito continua a ruotare quasi interamente attorno a migrazione e sicurezza.

Sul fronte delle cifre per finanziare le politiche proposte dal leader di FN, ad oggi, non emergono indicazioni puntuali sulle coperture finanziarie: il “mutuo tricolore” garantito dallo Stato, il quoziente familiare con drastica riduzione dell’Irpef per figlio, il reddito di maternità, l’aliquota forfettaria unica per le PMI. Sono tutte proposte che comportano o minori entrate fiscali o nuova spesa pubblica, ma nei resoconti non compaiono cifre di impatto sul bilancio né ipotesi su dove reperire le risorse , a differenza di quanto normalmente ci si aspetterebbe da un programma elettorale strutturato (si pensi alle relazioni tecniche che accompagnano le leggi di bilancio).

L’unico caso in cui Vannacci ha effettivamente citato una cifra “di copertura” , anche se non per finanziare una sua proposta, ma per opporsi a una spesa altrui , riguarda l’aumento della spesa militare europea: durante il comizio di Genova (11 luglio) ha criticato l’aumento della spesa militare europea, sostenendo che le risorse (ha citato la cifra di 30 miliardi di euro) debbano essere destinate a lavoro, ricerca, scuola, sanità e pensioni piuttosto che al riarmo. Però, si resta sempre nel periodo dell’ipotetico e del retorico che in quello della messa a terra di una vera copertura finanziaria per sostenere la bontà e la fattibilità delle azioni proposte nel proprio programma.

foto Sardegnagol riproduzione riservata



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 Gabriele Frongia

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