Nessuna inchiesta di Report condizionata da Lavitola, esposto FdI errato


“Non esiste nessuna inchiesta di Report sull’eolico condizionata da Lavitola. In generale non esiste nessuna inchiesta di Report condizionata da Lavitola. Questo possono testimoniarlo tutti i collaboratori che hanno partecipato alle inchieste. Quindi l’esposto di Fratelli d’Italia si basa su presupposti del tutto errati”. Lo dice Sigfrido Ranucci, raggiunto dall’ANSA, in merito all’esposto che Fratelli d’Italia si accinge a depositare in procura, in cui si chiede ai magistrati di chiarire il rapporto tra i due e sui presunti affari di Lavitola nelle fonti rinnovabili nel Lazio

Mentre gli inquirenti passano al vaglio i materiali sequestrati a casa di Valter Lavitola, tra cui sette manoscritti, tre telefonini e due pen drive, la Rai decide di sospendere la programmazione delle repliche estive di Report. La decisione,  presa “a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico” ha suscitato l’indignazione di Ranucci che, tramite il proprio avvocato ha definito, la decisione come delle “vergognose congetture”.

Come informa la Rai in una nota: “La Direzione Approfondimento ha ritenuto opportuno sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive della trasmissione televisiva Report, a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico. Resta fermo l’appuntamento con la nuova stagione di Report, che tornerà in onda a partire dal prossimo mese di novembre”. Il giornalista e conduttore si è detto sconcertato dalla decisione della sua azienda: “Apprendo con sconcerto e con preoccupazione per l’informazione tutta che la Rai ha deciso di utilizzare il pretesto delle vergognose congetture, assurde”.


Poi arriva un post sui suoi canali social, ripercorre i temi delle puntate estive, in replica, cancellate: da quella sui cantieri di Milano-Cortina, fino alle piste nere per le stragi mafiose, passando per il ponte Morandi e l’inchiesta sul Garante della privacy. “Coltivare la memoria è una risorsa ma anche un incubo per chi la teme. Comunque queste puntate, al momento le troverete su Raiplay”, chiosa.

All’Adnkronos Ranucci precisa: “Contrariamente a quanto è stato scritto sui giornali, la redazione è sì stordita ma unitissima e coesa,  come sempre è stato in questi 30 anni di storia di ‘Report’. Tutto il  resto è puramente sciacallaggio. Io non sono e non voglio essere un  puro. Ma ‘Report’ è una trasmissione pura”. 

Attaccano la decisione della Rai anche i consiglieri del Cda Alessandro di Majo, Davide di Pietro e Roberto Natale: “non si capisce cosa c’entri con l’esigenza di chiarezza la decisione” di sospendere le repliche: “il provvedimento sembra solo una punizione che vuole soddisfare le richieste giunte a gran voce da una parte politica”. 

Il presidente della Federazione della Stampa (Fnsi) Vittorio di Trapani definisce la sospensione “un atto gravissimo” e l’Usigrai le reputa un “attacco al lavoro di tutta la redazione”, mentre il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli parla di scelta “incomprensibile e sbagliata”. Per il M5s il “sospetto” è che ci sia un piano di Fratelli d’Italia, “per far fuori Ranucci dal programma”. 


Il no alla messa in onda delle vecchie puntate di Report è arrivato a distanza di poche ore da un video pubblicato sui profili social del programma in cui Ranucci, annunciando proprio le repliche estive, lanciava la prossima stagione. “La squadra sta già lavorando alle nuove inchieste e, se avete qualcosa da segnalarci, scriveteci”. Occasione colta al volo da Fdi che ha inviato alla redazione una mail in cui “segnala” la “curiosa amicizia tra Ranucci e Valter Lavitola, pregiudicato, massone e faccendiere, indagato per essere il presunto mandante dell’attentato. Siamo certi – è detto nella mail – che la squadra di Report approfondirà la vicenda con rigore giornalistico e che vaglierà questa storia con la massima attenzione”.

Tajani: “Magistratura scopra verità. Rai autonoma nelle decisioni”

“La Rai è autonoma. Tocca alla  magistratura, alle forze dell’ordine, fare chiarezza sulla vicenda. E’ inquietante. Non tocca a me fare le indagini. Chi farà le indagini  scoprirà la verità, sul perché è stato fatto quell’attentato, chi era il mandante originario. Certo, è una vicenda dai contorni un pò  strani.Sarà la magistratura a scoprire la verità”. Lo ha detto  Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, a margine di  ‘Anuman, la foresta delle idee, giovani a confronto’, a Tolfa,  rispondendo a chi gli chiedeva un commento sulla sospensione delle  repliche estive di Report. 

Il fiduciario di Trump Zampolli chiede 5 milioni di euro come risarcimento danni a Ranucci e alla Rai

Paolo Zampolli, fiduciario di Donald Trump, uomo molto vicino al presidente Usa, tra aprile e maggio scorsi è stato sotto le lenti di Report sui rapporti tra la coppia presidenziale Usa, Zampolli e il finanziere Jeffrey Epstein, condannato per abusi sessuali e morto suicida in carcere. L’imprenditore ha fatto sapere di aver chiesto danni per 5 milioni di euro a Ranucci e alla Rai per un’inchiesta di Report che, dal suo punto di vista, lo avrebbe danneggiato. Accusa direttamente Report e il conduttore Sigfrido Ranucci di averlo attaccato per ragioni politiche.


Perquisita casa del factotum di Lavitola che ora si troverebbe in Camerun

Sul fronte delle indagini arriva la notizia della perquisizione dell’abitazione di Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola e ritenuto l’intermediario con la banda che ha piazzato la bomba all’esterno dell’abitazione del conduttore di Report. Chi indaga si è recato per effettuare l’attività istruttoria in un Comune del Napoletano dove l’uomo, che ora si troverebbe in Camerun, vive assieme alla compagna. La donna è stata ascoltata dai carabinieri come persona informata sui fatti. Intanto Lavitola era pronto a lasciare l’Italia in direzione dell’Africa, secondo gli inquirenti. L’indagato aveva già acquistato il biglietto aereo e in base a quanto si apprende la perquisizione – avvenuta la sera del 4 luglio – è scattata dopo che gli investigatori lo hanno visto uscire dall’abitazione con un trolley. Secondo Lavitola, intervistato in esclusiva da Tg1 ieri, Tavares rientrerà in Italia: “Mi ha mandato un messaggio per dirmelo”.

Lavitola non ha risposto ai magistrati ma ha reso lunghe dichiarazioni spontanee

L’ex direttore dell’Avanti, indagato con le accuse di tentata strage e associazione per delinquere di tipo mafioso per l’attentato dinamitardo nei confronti di Ranucci (il 16 ottobre 2025), ha risposto al procuratore capo Francesco Lo Voi e ha reso dichiarazioni. Lavitola, con il suo legale, Sergio Cola, è uscito dal retro del Tribunale di piazzale Clodio senza rilasciare dichiarazioni.

“Vi posso dire che Valter Lavitola è sconvolto per le accuse che gli sono state mosse e ciò in ragione dello stretto e fraterno rapporto di amicizia che ha con Ranucci come confermato dallo stesso giornalista” aveva detto il difensore dell’imprenditore. Che si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha scelto di rendere lunghe dichiarazioni spontanee per ribadire la propria estraneità ai fatti contestati. Al termine dell’audizione, il difensore ha illustrato i contenuti delle dichiarazioni, spiegando le ragioni della scelta di non sottoporsi all’interrogatorio in assenza della conoscenza degli atti d’indagine. 


“Lavitola ha sottolineato il forte rapporto di amicizia fraterna con Ranucci, anche particolareggiando questo rapporto: frequentazione continua, quasi quotidiana; frequentazione delle famiglie, il ricambio di piacere a livello personale per una sorta di solidarietà, e tutto questo chiaramente non poteva essere che inconciliabile con la condotta delittuosa che gli è stata contestata, cioè quella di essere il mandante dell’attentato. Mi pare che tutto questo lo possa ribadire ulteriormente, ove mai avesse la possibilità di prendere visione dei dati probatori che non sono noti, in quanto che l’interrogatorio è stato reso ai sensi dell’articolo 375 del Codice di procedura penale, quindi senza poter prendere visione degli atti”.

“Lavitola – prosegue poi l’avvocato Cola riguardo a un indizio sarebbe costituito dal fatto che Lavitola il 15 settembre, un mese prima dell’attentato, sarebbe stato visto nei pressi della villa di Ranucci a Pomezia. – ha detto che la villa di Ranucci per lui era familiare, nel senso che si è recato più volte lì, quindi assolutamente nessun sospetto o valore indiziario si può dare a questa circostanza. Tra l’altro, il 15 settembre Lavitola si è recato in Argentina, anche se di sera. Ritengo che tutto questo sia stato più che sufficiente per dimostrare la sua innocenza e Lavitola ha dato la sua disponibilità, qualora dovesse avere la possibilità di prendere visione degli atti e dei dati probatori, a rendere interrogatorio e rispondere alle domande che per il momento non gli sono state fatte proprio per le ragioni che ho detto” ha concluso il legale.

L’arresto dei presunti esecutori materiali

La scorsa settimana sono state eseguite quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti esecutori materiali dell’attentato, e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Reati contestati ora in concorso anche a Lavitola.

Questi ultimi sono stati fermati – si ricorda – tra Napoli e Avellino: si tratta di una giovane coppia residente ad Avella, Pellegrino D’Avino e sua moglie, Marika De Filippis, finita ai domiciliari; e di Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano, ritenuto uno dei capi del gruppo.


Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola (Ansa)

Il reato di strage aggravata in concorso è contestato sia a Lavitola che a Passariello, D’Avino, Mutone, De Filippis e Clesio Tavares. L’ordigno posizionato davanti casa di Ranucci era “gelatina da cava”. Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti della Capitale, Lavitola ha dato mandato a Clesio Tavares di individuare dei soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci, arrivando a partecipare anche a un sopralluogo nella casa, in una zona residenziale tra Pomezia e Torvajanica. Sul movente, è ancora in corso l’indagine

Nel 2023 il quotidiano Il Riformista pubblicò una foto che ritraeva Lavitola e Ranucci insieme al ristorante/pescheria dell’imprenditore a Monteverde Vecchio, in viale Quattro Venti a Roma. Clesio Tavares dal 2017 lavora nel ristorante. Lavitola – secondo chi indaga – avrebbe consigliato all’uomo di andare in Camerun e si sarebbe anche preoccupato della sua assistenza legale.


Le indagini sul movente dell’attentato

Gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire elementi utili sul movente. Secondo quanto ricostruito dai magistrati, la banda sarebbe stata contattata da un intermediario. “Quello”, veniva definito dai componenti del gruppo nelle molte intercettazioni ambientali citate dal gip nell’ordinanza; avrebbe dato alcune migliaia di euro ai quattro per compiere il blitz.

Stando a quanto scrive il giudice, su di loro gravano “elementi gravi, precisi e concordanti” a ritenere che “abbiano preso parte all’azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati”, messi in atto in cambio di denaro. A interfacciarsi con l’intermediario sarebbe stato il solo D’Avino.

Nelle carte si afferma che l‘indagato “ha preso contatti con un soggetto terzo, evidentemente il mandante o colui che parlava per suo conto”, che dopo l’attentato si è “reso disponibile a garantire un temporaneo allontanamento dal territorio in favore degli esecutori dell’attentato”, garantendo “risorse economiche, strumenti di pagamento ricaricabili e modalità operative idonee ad eludere eventuali attività investigative”.

Dopo l’arresto dei quattro, Ranucci è stato convocato in Procura per essere ascoltato come testimone dai titolari dell’indagine. “Al momento, gli inquirenti non escludono alcuna pista, stanno lavorando a 360 gradi” ha dichiarato il giornalista dopo l’audizione. “Mi hanno prima di tutto chiesto se conoscevo gli arrestati di martedì e abbiamo ripercorso alcune vecchie inchieste di Report che hanno riguardato l’area geografica in cui vivevano i componenti della banda”.


La dinamica dell’atto intimidatorio

L’attentato dinamitardo è stato compiuto la sera del 16 ottobre 2025 a Pomezia (frazione di Torvaianica), quando un ordigno è esploso davanti al cancello dell’abitazione del giornalista, distruggendo due sue autovetture parcheggiate davanti e danneggiando il muro perimetrale. I rilievi tecnico scientifici svolti dalla Sezione Rilievi e dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e i successivi accertamenti del Ris di Roma hanno dimostrato che l‘ordigno era costituito da una carica detonante composta da gelatina da cava, materiale obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva, “indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente” per gli inquirenti. 

Una telecamera installata sulla Statale 148 Pontina, a diversi chilometri di distanza dal luogo del delitto, ha permesso di individuare una Fiat 500 X, risultata noleggiata in Campania, e di tracciarne il viaggio di andata verso Roma e il repentino ritorno della vettura nelle ore immediatamente successive all’attentato.    

L’analisi dei tabulati di traffico telefonico e telematico è stata di assoluto rilievo per le indagini. I dati dei ripetitori hanno dimostrato che il percorso dei cellulari utilizzati dagli esecutori materiali era perfettamente sovrapponibile al tracciato della Fiat 500 X, sia il giorno dell’attentato sia in precedenza quando avevano effettuato un sopralluogo della zona.



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