Il Mediterraneo prova a rafforzare il coordinamento delle proprie politiche climatiche in una fase in cui la regione è chiamata a confrontarsi con rischi ambientali sempre più intensi e con la necessità di accelerare la transizione energetica. È con questo obiettivo che l’Unione per il Mediterraneo (UfM) ha concluso la terza Mediterranean Green Week, svoltasi dal 30 giugno al 3 luglio in modalità online, avviando il percorso per la definizione del Mediterranean Climate Action Plan 2027-2028, destinato a rappresentare il nuovo quadro di riferimento regionale per la cooperazione sul clima.
L’iniziativa ha riunito per quattro giorni gli Stati membri dell’UfM insieme a partner istituzionali, reti scientifiche, istituzioni finanziarie e organizzazioni tecniche impegnate nei settori dell’azione climatica, della transizione energetica, della resilienza idrica, della protezione civile e della gestione del rischio di catastrofi. Il confronto si è articolato in quattro riunioni delle Piattaforme regionali dell’Unione per il Mediterraneo, affiancate da sessioni pubbliche dedicate ai principali dossier ambientali della regione.
L’appuntamento si è svolto in un momento particolarmente delicato per il bacino mediterraneo, considerato una delle aree più vulnerabili al cambiamento climatico a livello globale. L’obiettivo della Green Week è stato quello di allineare le priorità dei Paesi membri in vista di una serie di appuntamenti internazionali, tra cui il Padiglione del Mediterraneo alla COP31 di Antalya, la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Acqua, la seconda Dichiarazione ministeriale dell’UfM sull’acqua e il proseguimento dell’attuazione del Piano d’azione UfM 2030 per la protezione civile e la gestione del rischio di catastrofi.
Uno dei risultati principali dell’incontro è stato l’avvio della consultazione sul Mediterranean Climate Action Plan 2027-2028, il nuovo strumento con cui l’Unione per il Mediterraneo punta a trasformare priorità condivise in programmi concreti di cooperazione regionale. Otto Stati membri hanno già presentato i primi contributi al documento, che sarà sviluppato nel corso del 2026 sulla base delle evidenze scientifiche elaborate da MedECC, la rete euro-mediterranea degli scienziati del clima e dell’ambiente, per essere presentato nel novembre 2026 nell’ambito del Padiglione del Mediterraneo alla COP31 in Turchia.
Il confronto si è concentrato su quattro direttrici strategiche: l’innalzamento dell’ambizione climatica e l’attuazione delle politiche di mitigazione, il rafforzamento della resilienza e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, il potenziamento della finanza climatica e dei portafogli di investimento, nonché lo sviluppo degli strumenti istituzionali e operativi necessari a sostenere la transizione.
Nel corso dei lavori gli Stati membri hanno inoltre accolto con favore la presidenza turca della COP31 e l’avvio dell’Antalya Mediterranean Climate Dialogue, iniziativa promossa congiuntamente da UfM e Turchia che prevede sette consultazioni nazionali tra il 13 e il 24 luglio nei Paesi del Mediterraneo. Le conclusioni confluiranno in una tavola rotonda ministeriale prevista ad Antalya, contribuendo alla definizione della posizione regionale in vista della conferenza delle Nazioni Unite sul clima.
Un secondo filone di lavoro ha riguardato la gestione delle risorse idriche, tema sempre più rilevante per la sicurezza economica e ambientale dell’area mediterranea. In preparazione della seconda riunione ministeriale dell’UfM sull’acqua, in programma il 28 settembre a Roma, i partecipanti hanno preso atto della versione finale della Dichiarazione ministeriale, già validata sul piano tecnico, e hanno esaminato lo stato di attuazione dei tre quadri strategici approvati nel 2025: la strategia Water-Energy-Food-Ecosystems Nexus, le raccomandazioni sulla finanza per il settore idrico e il quadro strategico regionale per la digitalizzazione della gestione delle risorse idriche.
Le discussioni hanno affrontato anche la nuova Strategia europea per la resilienza idrica, il Patto per il Mediterraneo e il contributo della regione ai lavori del Forum euro-mediterraneo sull’acqua e della Conferenza delle Nazioni Unite sull’Acqua del 2026. Nell’ambito della Green Week si è svolto inoltre un webinar dedicato ai sistemi digitali per la gestione delle risorse idriche basati sull’intelligenza artificiale, che ha coinvolto oltre cento partecipanti e ha approfondito l’impiego di dati, analisi avanzate e strumenti di supporto alle decisioni nella pianificazione delle risorse.
Sul fronte energetico, la settima riunione della Piattaforma regionale dell’UfM ha definito un rafforzamento della cooperazione tra gli Stati membri attraverso almeno quattro incontri annuali, con l’obiettivo di migliorare il coordinamento dei gruppi di lavoro, rafforzare il collegamento con l’iniziativa T-MED e sviluppare una più stretta collaborazione con Eurostat per la produzione di statistiche energetiche armonizzate. Un passaggio considerato strategico per sostenere politiche fondate su basi informative condivise e accompagnare la transizione verso sistemi energetici più sostenibili.
La quarta e ultima giornata è stata dedicata alla protezione civile e alla gestione del rischio di catastrofi, con una verifica dello stato di attuazione del Piano d’azione UfM 2025-2030, che punta a rafforzare la cooperazione regionale nella prevenzione e nella risposta alle emergenze.
Nel loro insieme, i lavori della Mediterranean Green Week delineano un approccio sempre più integrato alle politiche del Mediterraneo, in cui clima, energia, acqua e resilienza vengono affrontati come elementi di una stessa strategia di sviluppo. Per l’Unione per il Mediterraneo, la sfida non è soltanto ambientale: costruire una governance comune significa anche rafforzare la capacità della regione di attrarre investimenti, sostenere la sicurezza delle infrastrutture e delle risorse strategiche e accompagnare una transizione che rappresenta uno dei principali fattori di competitività economica dell’area euro-mediterranea.
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