La verità è che la sicurezza e la protezione dei cittadini riguardano solo marginalmente la gestione del fenomeno secolare dell’immigrazione, che è solo un di cui di un problema molto più grande
Roberto Seghetti
Il tema della sicurezza è sicuramente enfatizzato dai partiti di destra di tutto il mondo, Italia compresa, per motivi elettorali e per coprire con una narrazione che suscita paura la complessità dei problemi posti dal nuovo mondo con cui tutti ci troviamo a fare i conti.
Ma esiste, eccome se esiste, brucia sulla pelle dei più deboli e dell’ex ceto medio. E le forze politiche progressiste devono affrontarlo e proporre soluzioni convincenti. Cominciando da un punto centrale: cambiare la narrazione.
Eh sì, perché la verità è che la sicurezza e la protezione dei cittadini riguardano solo marginalmente la gestione del fenomeno secolare dell’immigrazione, che è solo un di cui di un problema molto più grande.
Sicurezza è abitare in una abitazione dignitosa, in un quartiere ben pulito. Sicurezza è la possibilità di accedere gratis e senza problemi alle cure sanitarie, in un mondo dove non ci siano figli e figliastri, ricchi che possono pagarsi un’assicurazione privata efficiente e poveri cristi che, se gli va bene, sono in grado di versare ogni mese qualche decina di euro per avere una parvenza di copertura. E, se gli va male, si tengono la malattia.
Sicurezza è la consapevolezza che i tuoi figli, attraverso la scuola e l’università, hanno davvero le stesse possibilità dei figli dei più ricchi.
Sicurezza e protezione è la certezza di avere un domani una pensione che ti consenta di vivere dignitosamente.
Sicurezza e protezione sono parole che trovano concretezza in un lavoro dignitoso e in una retribuzione che ti consenta di vivere, magari di pagare un affitto e le bollette e di avere pane e companatico.
Sicurezza e protezione è un sistema in cui le donne possono fare figli senza rischiare il posto di lavoro e il demansionamento.
La sicurezza e la protezione stanno ovviamente anche nelle assunzioni di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza per colmare i drammatici buchi di organico aperti negli anni dai tagli lineari di bilancio.
Sicurezza e protezione stanno in una scuola dove gli insegnanti non cambiano ogni anno, ma restino al loro posto almeno per un intero ciclo.
Sicurezza e protezione stanno dentro un sistema di trasporto pubblico che non obblighi i pendolari a viaggi del dolore. Stanno in un sistema che garantisca a tutti, ricchi e poveri, parità di accesso alle nuove tecnologie.
Sicurezza e protezione sono un sistema giudiziario con tutti i giudici e i cancellieri che servono per far processi in tempi umani e che tratti tutti allo stesso modo.
Serve anche, come dice il generale Roberto Vannacci e ripete a pappagallo Matteo Salvini, la remigrazione? Beh, se vuoi vivere in uno Stato democratico in cui non c’è uno che si sveglia e decide di buon mattino, secondo il suo parere, a chi tocca la remigrazione (traduco in questo modo il discorso semplicistico del “Se decido io, risolvo tutto in dieci minuti”), anche l’ultimo agente appena assunto può spiegarti quanto sia complesso, in base alle leggi, “riportare” nei Paesi d’origine gli immigrati irregolari (senza considerare l’enormità dei costi, e sempre che i paesi d’origine siano identificabili e che li rivogliano indietro).
Certo esiste un problema grande davvero di gestione dell’immigrazione. Su questo non ci sono dubbi. Ma questo problema riguarda soprattutto le storture create dalla legge Bossi-Fini, che evita di governare il fenomeno e si limita a trasformare ogni immigrato in un potenziale irregolare alla mercè, per campare, di ogni forma di sfruttamento e di utilizzo da parte della criminalità organizzata.
In ogni caso, se invece ti va bene che ci sia uno che la mattina si sveglia e decide a chi tocca la “remigrazione”, beh c’è un problema che riguarda tutti: una volta che hai bruciato in un falò la bellissima Costituzione italiana, non è detto che poi chi decide abbia le tue stesse idee.
Tanto per dire, se un governo decidesse di mettere fuori legge tutte le formazioni esplicitamente fasciste e naziste, credo che sentiremmo alte grida sulla violazione della libertà.
Lo stesso accadrebbe se la “remigrazione” riguardasse i no vax o i renitenti alla leva, gli elettori delle zone Ztl o i socialisti.
Ecco, quando si parla di remigrazione c’è questo piccolo problema.
Presuppone non il rispetto delle leggi, ma la volontà semplicistica di chi comanda. Donald Trump, con tutti i guai che ha prodotto finora, dovrebbe insegnare qualcosa. In dieci minuti prometteva di risolvere tutti i conflitti: è ancora lì che bombarda.
Ma forse bisognerebbe anche ricordare una cosina di fronte agli stranieri e anche agli italiani che delinquono: pur di salvare i colletti bianchi (perché di questo si trattava: non mandare in carcere i colletti bianchi), dagli anni Novanta del secolo scorso sono state innalzate le soglie che evitano di farti finire in carcere. Per finirci davvero, in carcere, devi fare uno sfracello (e non è detto che tu ci finisca).
Insomma, ci vuole un po’ di coerenza: se hai voluto queste leggi poi non ti puoi lagnare ogni volta che la magistratura le applica. Se non vuoi essere manettaro con i colletti bianchi non puoi esserlo nemmeno con gli altri.
In conclusione, sicurezza e protezione sono un grande problema con tante facce, non solo un problema di gestione dell’immigrazione (che pure, con la Bossi-Fini, fa acqua da tutte le parti).
Anzi, credo che rappresentino di fatto il punto centrale che un raggruppamento progressista dovrebbe porsi: la parità di diritti di cittadinanza dei cittadini, di tutti i cittadini.
La parità di disponibilità di beni pubblici (sanità, scuola, trasporti, comunicazioni, previdenza, assistenza…), la possibilità insomma di vivere in modo dignitoso in Italia. Posta in questo modo credo che la questione sarebbe ben capita da tutti.
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