L’Aston Villa incassa. Il Rwanda si ripulisce con lo sportwashing


Il club, di cui è primo tifoso il principe William, ha firmato un contratto commerciale da 20 milioni di sterline a stagione

L’Aston Villa incassa. Il Rwanda si ripulisce: la nuova sponsorizzazione che divide

L’annuncio arriva pochi mesi dopo la fine, grazie anche alle proteste dei tifosi, di un accordo analogo con l’Arsenal e ricalca lo stesso copione già visto con il Bayern Monaco. Per le ong, dietro il logo sulle maglie c’è una strategia di sportwashing: usare il calcio per attenuare le critiche internazionali sulla repressione politica e sul presunto coinvolgimento di Kigali nei conflitti regionali

Francesco Calvo, presidente delle operazioni commerciali del club, con Janet Karemera, amministratrice delegata del Rwanda Convention Bureau. Credito: Sito Aston Villa


L’Aston Villa ha ufficializzato un nuovo, ricco accordo di sponsorizzazione con Visit Rwanda, il marchio turistico gestito dal Rwanda Development Board.

Ed è difficile arginare le allusioni e si sospetti sull’ennesima operazione di lifting all’immagine pubblica messa in campo dal regime di Kigali.

Il più ricco contratto del Villa

Secondo quanto emerge dai media britannici, l’intesa – la più importante nella storia commerciale del club – varrebbe fino a 20 milioni di sterline l’anno (circa 26 milioni di dollari) al raggiungimento di determinati obiettivi prestazionali.

Come in altri casi simili, porterà il logo Visit Rwanda sulla parte anteriore delle maglie di prima squadra maschile, femminile e settore giovanile a partire dalla stagione 2026/27, sostituendo l’ex sponsor Betano dopo la stretta della Premier League sul gioco d’azzardo sulle maglie.


Francesco Calvo, presidente delle operazioni commerciali del club, ha parlato di “una partnership molto entusiasmante” e di “un simbolo della continua espansione e crescita del club nei mercati internazionali”.

Janet Karemera, amministratrice delegata del Rwanda Convention Bureau, l’ha definita “una potente espressione dell’ambizione del Rwanda di coinvolgere un pubblico globale” attraverso una delle piattaforme sportive più influenti al mondo.

Successi sportivi

Non si tratta solo di un accordo commerciale come tanti. L’Aston Villa è oggi una delle squadre più in vista d’Inghilterra, reduce da un trionfo storico: il 21 maggio scorso i Villans hanno conquistato l’Europa League battendo 3 a 0 il Friburgo, primo trofeo continentale dopo 44 anni dalla Coppa dei Campioni del 1982.

La squadra del cuore del principe


Ma il club di Birmingham è famoso anche per un altro motivo, meno legato al campo: è la squadra del cuore del principe di Galles William. Questo status “reale” rende ogni operazione di immagine legata al club particolarmente visibile a livello internazionale, un dettaglio che non sfugge a chi guarda con sospetto le operazioni di sponsorizzazione sportiva di Kigali.

Chiuso con polemiche il capitolo Arsenal

L’accordo con l’Aston Villa arriva proprio mentre si è chiuso un altro, storico capitolo: quello tra Visit Rwanda e l’Arsenal. La partnership sulla manica, nata nel 2018 e valutata circa 10 milioni di sterline l’anno, si è interrotta a giugno, dopo otto stagioni.

Nel comunicato ufficiale, l’Arsenal ha sostenuto che insieme al Rwanda Development Board sarebbero stati superati “gli obiettivi originali della partnership. L’amministratore delegato Richard Garlick ha descritto la collaborazione come un “viaggio significativo”.

Tifosi contro


La realtà, però, è più contraddittoria. Molti tifosi/attivisti si sono mobilitati contro quella collaborazione. Il gruppo dei Gunners for Peace ha protestato a più riprese fuori dall’Emirates Stadium, ad esempio in occasione della semifinale di Champions League contro il Paris Saint-Germain, esponendo uno striscione con la scritta “Drop Visit Rwanda” e distribuendo fasce da braccio ai tifosi per coprire il logo sulle maglie.

La campagna chiedeva al club di “mettere da parte i guadagni finanziari”, proponendo persino, in tono polemico, il Tottenham – acerrimo rivale dei Gunners – come sponsor alternativo preferibile al Rwanda.

Tensioni con l’Rd Congo

A febbraio l’Arsenal era stato criticato, inoltre, per non aver incontrato la ministra degli esteri della Repubblica democratica del Congo, Thérèse Kayikwamba Wagner, che chiedeva di discutere l’accordo.

Le tensioni si sono acuite con l’aumento della violenza nell’est dell’Rd Congo, con Kinshasa che accusa Kigali di armare e sostenere l’M23. Accuse condivise da Nazioni Unite e Stati Uniti, ma sempre respinte dal governo rwandese.


In Rd Congo, secondo quanto raccontato dall’attivista Joe Mbu alla BBC, alcuni tifosi hanno persino strappato o tagliato la porzione “Visit Rwanda” dalle maglie dell’Arsenal in segno di protesta.

Non è la prima volta: il caso Bayern Monaco

Uno scenario simile si era già verificato con il Bayern Monaco. Il club tedesco aveva firmato un accordo quinquennale con Visit Rwanda nel 2023, sostituendo la precedente e altrettanto discussa sponsorizzazione con il Qatar.

Dopo le critiche dei tifosi e le accuse legate al sostegno di Kigali ai ribelli dell’M23, il Bayern ha deciso di trasformare la componente commerciale dell’accordo in una collaborazione dedicata allo sviluppo giovanile, valida fino al 2028 e concentrata sull’ampliamento della FC Bayern Academy di Kigali. Di fatto, la sponsorizzazione sulla maglia è stata sostituita da un investimento in un centro sportivo in Rwanda.

L’accusa di sportswashing


Al centro delle polemiche c’è sempre lo stesso tema: secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, il governo di Paul Kagame userebbe queste sponsorizzazioni sportive come strumento di sportswashing, per “lucidare” l’immagine internazionale del paese e distogliere l’attenzione dalla mancanza di libertà civili e politiche. Aggiungendo che l’Aston Villa “dovrebbe essere ben consapevole che il Rwanda sta cercando di sfruttare questa partnership per creare pubbliche relazioni positive”.

Il governo rwandese, dal canto suo, ha sempre negato con fermezza qualsiasi legame con i gruppi ribelli attivi in Congo, sostenendo che le sponsorizzazioni abbiano una finalità puramente turistica ed economica.

Un portafoglio sportivo in espansione

Nonostante le polemiche, molte altre squadre europee continuano la collaborazione con Visit Rwanda: è il caso del Paris Saint-Germain, che ha rinnovato l’accordo lo scorso aprile, e dell’Atletico Madrid, che ha firmato un’intesa triennale sempre in primavera.

Ma anche i tifosi della squadra parigina si sono mobilitati contro l’operazione di sponsorizzazione.


La strategia di Kigali, del resto, va ben oltre il calcio europeo. Dallo scorso settembre Visit Rwanda è sbarcata anche negli Stati Uniti, firmando un accordo pluriennale con i Los Angeles Clippers, diventando lo sponsor esclusivo sulla maglia della franchigia NBA, oltre che con i Los Angeles Rams della NFL, (la Lega professionistica di football americano) con branding diffuso in tutto il SoFi Stadium, uno dei principali negli Usa.

Si tratta della prima volta in assoluto che un marchio turistico africano firma sponsorizzazioni sia in NBA che in NFL.




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 gianniballarini

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