Dietro le serate affollate, i grandi interpreti e gli spettacoli ospitati nella cornice del Sacro Monte c’è una macchina organizzativa piccola, artigianale e costruita soprattutto attorno agli artisti. Andrea Chiodi, direttore artistico di Tra Sacro e Sacro Monte, ha raccontato la nascita e la crescita di un festival arrivato alla diciassettesima edizione e ormai conosciuto ben oltre i confini della provincia di Varese.
Il punto di partenza, spiega Chiodi, è sempre stato il rapporto di fiducia con il pubblico. «Non lo abbiamo mai tradito e non lo abbiamo mai imbrogliato con dei mezzucci», afferma. La linea artistica è rimasta fedele alla scelta di testi importanti e proposte talvolta impegnative, alternate a spettacoli più popolari e divertenti, senza però scendere sotto una determinata soglia qualitativa.
Una formula che continua a portare al Sacro Monte oltre cinquecento spettatori nelle serate spesso sold out. Numeri significativi per una rassegna dedicata alla parola, alla drammaturgia e ai grandi testi, lontana dalle dimensioni degli eventi da stadio ma capace di costruire negli anni una comunità stabile.
L’intuizione della terrazza trasformata in teatro
L’idea del festival nacque dal rapporto personale di Chiodi con il Sacro Monte e, in particolare, con la terrazza del Mosè, frequentata già durante la giovinezza e immaginata come un possibile palcoscenico.
Gli inizi furono «avventurosi» e caratterizzati da un’organizzazione ancora artigianale, ma già accompagnati da interpreti di primo piano. La prima edizione ospitò, tra gli altri, Lucilla Morlacchi, Franca Nuti e Pamela Villoresi, attrici che hanno segnato la storia del teatro e del cinema italiano.
Fin dall’esordio, dunque, l’obiettivo fu quello di invitare artisti capaci di aggiungere valore a un luogo già straordinario. Con la crescita del pubblico il festival si è poi spostato nei pressi della quattordicesima cappella, dove gli spazi consentono di accogliere un numero maggiore di spettatori e di rafforzare ulteriormente il rapporto tra scena, paesaggio e pubblico.
L’organizzazione continua però a mantenere una struttura leggera. Accanto a Chiodi lavorano stabilmente Giuditta Lombardi, Serena Martucci, Laura Botter e Gianni Bottinelli, oltre alle molte persone coinvolte nella realizzazione delle singole serate. La scelta è quella di evitare un apparato troppo grande, destinando la parte principale delle risorse agli interpreti, alle produzioni e alla qualità degli spettacoli.
Da Varese ai giornali nazionali
Negli anni Tra Sacro e Sacro Monte ha progressivamente superato la propria dimensione provinciale. Il festival ha stretto rapporti con altre realtà, tra cui il Desidera Festival, e punta a intensificare le collaborazioni con appuntamenti culturali nazionali come quello di San Miniato.
Anche l’attenzione della stampa è cresciuta: durante il mese di luglio le principali testate nazionali dedicano spazio alla rassegna, mentre in passato l’inserto “Sette” del Corriere della Sera l’ha indicata tra i grandi festival estivi italiani, accanto a Spoleto, Ravenna e Ravello.
Pur riconoscendo una differenza di dimensioni, Chiodi rivendica un livello artistico paragonabile a quello delle più importanti manifestazioni italiane. La visibilità del festival diventa inoltre un modo per raccontare Varese, il Sacro Monte e il paesaggio circostante.
Secondo il direttore artistico, questo dovrebbe rappresentare un interesse prioritario anche per le istituzioni: i grandi attori che arrivano al Sacro Monte parlano del territorio, ne raccontano la bellezza e contribuiscono a farlo conoscere a un pubblico più ampio.
Il palcoscenico del Sacro Monte circola tra gli attori
Uno dei risultati più importanti raggiunti in diciassette anni riguarda la reputazione costruita nel mondo teatrale. Quando Chiodi contatta un interprete, sempre più spesso si sente rispondere che altri colleghi hanno già raccontato l’esperienza vissuta al Sacro Monte.
Il nome del festival circola tra attori e artisti e non è più soltanto la direzione artistica a proporre gli spettacoli. Durante l’anno arrivano telefonate, messaggi e richieste da parte di interpreti, anche molto conosciuti, che desiderano affrontare un determinato testo proprio in quel luogo.
Alcuni artisti sono tornati più volte, altri propongono direttamente opere particolari che vorrebbero portare sulla montagna varesina. Per Chiodi è il segnale che il Sacro Monte è diventato un luogo teatrale riconoscibile, capace di esercitare attrazione non soltanto sul pubblico ma anche su chi sale sul palcoscenico.
La programmazione nasce osservando ciò che avviene nella società. Anniversari, avvenimenti e necessità collettive diventano il punto di partenza per scegliere testi e protagonisti. Durante l’anniversario dantesco nacque, ad esempio, il progetto “Varese legge Dante”, pensato dopo la pandemia per ricostruire una comunità attorno alla lettura. Per il futuro Chiodi sta invece riflettendo sul tema della pace, raccontato attraverso grandi figure che ne hanno segnato la storia.
Un borgo bello e piccolo
La bellezza del Sacro Monte comporta anche difficoltà organizzative. Portare centinaia di persone sul luogo richiede navette, servizi e un sistema logistico studiato fin dalla prima edizione. Per Chiodi raggiungere il festival non è impossibile, ma richiede certamente un impegno maggiore rispetto a una sala teatrale nel centro cittadino.
Più complesso è stato, in alcuni momenti, il rapporto con il borgo, definito dal direttore artistico «mediamente accogliente, non sempre». Nonostante le polemiche e le resistenze incontrate negli anni, la rassegna è però riuscita a consolidarsi. L’affetto del pubblico è cresciuto e il festival continua a portare centinaia di persone ad ascoltare autori e interpreti importanti in un luogo unico.
Il crowdfunding per le scuole e i nuovi progetti
La volontà è ora quella di ampliare ulteriormente l’attività. Per questo è stato avviato il crowdfunding “Dona Ora”, accessibile dal sito del festival. Ogni contributo raccolto viene raddoppiato grazie all’intervento della Fondazione Comunitaria del Varesotto: un euro donato dal pubblico diventa quindi un sostegno del valore di due euro.
Le risorse permetteranno di sviluppare nuovi progetti, con particolare attenzione alle scuole e ai licei di Varese. Chiodi vorrebbe far crescere l’esperienza avviata con il laboratorio condotto da Tindaro Granata e Angela Demattè, coinvolgendo maggiormente le giovani generazioni nella scoperta del Sacro Monte, del teatro e della drammaturgia.
«Il nuovo pubblico è quello dei ragazzi», sottolinea il direttore artistico. Il crowdfunding non rappresenta soltanto una raccolta economica, ma anche un modo per rendere il festival una casa condivisa dalla città e rafforzare il senso di reciprocità con il territorio.
Le fondazioni sostengono il festival, meno presenti i privati
In questi anni il sostegno è arrivato principalmente da fondazioni ed enti istituzionali. Chiodi cita la Fondazione Paolo VI, presente fin dall’inizio, Fondazione Ubi, Fondazione Cariplo, Fondazione Comunitaria del Varesotto e Camera di Commercio. Più limitato è invece il contributo dei privati cittadini e degli imprenditori.
Il direttore artistico ritiene che Varese sia diventata una città povera di mecenati culturali, pur dimostrando una grande generosità nell’ambito sociale. La ragione, secondo Chiodi, è anche storica: alla città è mancato un vero polo culturale, come un teatro stabile, un’orchestra residente o un luogo riconosciuto attorno al quale creare un’abitudine alla partecipazione e al sostegno economico dell’arte. In altre città i teatri hanno rappresentato per decenni uno spazio di incontro e di riconoscimento sociale; a Varese questa consuetudine si sarebbe progressivamente perduta.
Tra Sacro e Sacro Monte può dunque diventare anche il punto di partenza per ricostruire una cultura del mecenatismo. Dopo diciassette edizioni, Chiodi continua a considerarlo «un luogo del cuore», un progetto al quale non vorrebbe rinunciare e che spera di consegnare in futuro a nuove persone capaci di portarlo avanti.
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