La cosa più importante (se si riuscisse a stabilire un ordine di priorità, individuandone solo una e non di più) dell’Odissea di Christopher Nolan, da oggi in sala in tutto il mondo per Universal, è che lascia incollati alla sedia per tre ore senza accorgersene. Come accade, del resto, per le opere del visionario regista britannico, noto per costruire trame (e sceneggiature) che si compongono a incastro, raccontando fatti o svelando dettagli che poi ritorneranno nel corso dello sviluppo del racconto.
La storia di Ulisse (o Odisseo) che cerca di tornare nella sua Itaca dopo dieci anni di guerra contro Troia, vinta grazie a una sua astuzia – il celebre cavallo con all’interno i soldati achei – fa parte della memoria collettiva. Pochi ne ricordano i dettagli, ma tutti la conoscono e conoscono i protagonisti.
Un mondo fatto di mondi
Dalla maga Circe a Polifemo, dalla ninfa Calipso a Scilla e Cariddi, da Agamennone a Menelao, da Telemaco e Penelope al cane Argo, che aspetta il padrone per vent’anni prima di morire. Mondi, più che un solo mondo, quello dell’epica, dove dei e umani convivono, si incontrano, combattono, si fondono.
Essendo pur sempre un film, e quindi un’opera di intrattenimento, a Nolan si perdonano le scelte registiche che si discostano da un racconto fedele e che suonerebbe fin troppo didascalico, simile ad altre trasposizioni del passato del più celebre e affascinante dei poemi epici, forse la storia più nota che sia mai stata raccontata, la “madre di tutte le storie”.
Con Odissea, Nolan dà sfogo alla sua fantasia visionaria, inserendo elementi di puro cinema, come il cavallo di Troia semi-sepolto nella spiaggia, che ricorda la Statua della Libertà del Pianeta delle scimmie; o Polifemo che non urla contro Nessuno ma assomiglia a un mostro (con un occhio solo, verticale) della saga del Signore degli Anelli. O, ancora, la maga Circe in versione horror, che modella le facce dei compagni di Ulisse trasformandoli in maiali. O, ancora, la maledizione dei morti insepolti, quelli che il re di Itaca incontra quando scende nell’Ade per parlare con Tiresia: una sorta di zombie aggressivi e furiosi con lui perché non ha dato sepoltura ai loro corpi, lasciandoli maledetti per sempre. Dato centrale in un contesto, come quello del mito greco, in cui la sepoltura non era un semplice atto di pietà privata, ma una necessità religiosa: senza i riti funebri, l’anima restava esclusa dalla piena condizione dei morti, una sorta di metafora delle responsabilità della guerra.
Passino, quindi, le concessioni a Hollywood e l’assurda pretesa di rappresentare tutte le etnie e i colori dell’umanità, più o meno perdonabili derive woke. Che Elena sia nerissima (interpretata da Lupita Nyong’o nel doppio ruolo della moglie di Menelao e della sorella Clitemnestra, moglie di Agamennone); che ci siano molti attori di colore tra i marinai di Ulisse, anche un asiatico. Non importa neanche che nel finale conceda un po’ allo spettacolo facendo salvare Telemaco, di ritorno da Sparta, da Ulisse stesso e non da Atena, come raccontato da Omero, oppure interpretando un po’ in chiave simil Avengers la resa dei conti finale con i Proci, che qui non sono mai chiamati così.
Fortissimo candidato all’Oscar: cast stellare e il più alto budget nella carriera di Nolan
Il film di Nolan, acclamato negli Usa e già fortissimo candidato all’Oscar, funziona e, tra chi l’ha già visto, il bilancio è positivo, le recensioni entusiastiche sono state prevalenti, solo qualche bocciatura. Si parla di “trionfo cinematografico”, “capolavoro visivo”, forse il film più ambizioso della carriera del regista. Sul fronte critiche, c’è chi parla di film monumentale, di dialoghi moderni e di troppe libertà storiche.
Un blockbuster forte di un budget di 250 milioni di dollari (il più alto della carriera di Nolan), nonché primo lungometraggio ad essere girato interamente Imax su pellicola 70 mm, per cui sono stati utilizzati oltre 610 chilometri di pellicola. Previsione spaziale, tra i 90 e i 100 milioni di dollari di incasso al debutto in Nord America.
Un film con un cast stellare: Matt Damon è Ulisse, Anne Hathaway è la moglie Penelope, poi ci sono Tom Holland (Telemaco), Robert Pattinson (Antinoo), Samantha Norton (la maga Circe), Zendaya (Atena) e Charlize Theron (la ninfa Calipso, così bella che trattiene Ulisse sull’isola di Ogigia per sette anni, e si capisce perché).
Penelope (Anne Hathaway) e Telemaco (Tom Holland) (Universal Studios)
16/07/2026
Nel cast tecnico, il tre volte premio Oscar Ludwig Goransson, autore delle musiche, che ha registrato con 35 gong di bronzo di diverse dimensioni, usandoli come base del suono “epico” e ritmato: una vera meraviglia, soprattutto di fronte alle molte battaglie scandite al ritmo delle sue note verticali e ossessive.
Un’opera senza tempo, che parla dell’oggi e manda messaggi: stress post-traumatico, amore e xenía
Ma Odissea non è solo una pellicola in cui Nolan dà sfogo al suo indiscutibile talento, c’è anche la volontà di mandare messaggi. Politici, com’è inevitabile in un’epoca storica in cui tutto è politica. E, malgrado ci siano state critiche sul modo di parlare dei protagonisti, sull’inevitabile inglese universale, e sulle licenze che il regista si è preso, è bello vedere come da un’opera immensa sia possibile trarre lezioni di attualità. Anzitutto, la guerra che lascia uno stato di dolore permanente in Ulisse, una sorta di sindrome post-traumatica. Il regista ci fa vedere le terribili violenze e gli abusi cui Ulisse dovette assistere durante la presa di Troia, cosa che avrebbe ritardato il suo ritorno e che l’eroe non manca di condividere con l’amata Penelope.
Penelope, appunto: l’amore che dura, l’amore più forte di tutto, del tempo e della morte, rappresentato da una spilla di Atena da cui Ulisse non si separa mai (tranne che del desiderio di conoscenza che lo porta a ripartire – stavolta con la moglie – verso lidi lontani).
Parla, l’Ulisse di Nolan, “dei tempi bui del presente, ancora da superare” e sembra che descriva una storia del 2026. Così come, in maniera quasi ossessiva, si torna alla legge di Zeus, la xenía, il rispetto per gli ospiti, per chi arriva da lontano. Prescrizione sacra garantita da Zeus Xenios, che prevede che il padrone di casa debba accogliere lo straniero, offrirgli cibo, acqua, un bagno, un letto e protezione. L’ospite, a sua volta, deve rispettare la casa e non abusare dell’ospitalità e appena possibile deve ricambiare. Una legge che però, dopo la guerra di Troia, sembra non valere più. E non si può non pensare alla violenta politica antimmigrati di Donald Trump e alle posizioni dei partiti sovranisti occidentali. I temi trattati – in maniera esplicita o meno – sono tanti e non si possono esaurire in poche righe. Ognuno riuscirà a coglierne diversi ed è anche questo un motivo di forza del film.
Un’altra immagine tratta dal film (Universal Studios)
16/07/2026
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