Come convivere con la palude


Meloni si scandalizza per i franchi tiratori. Schifani ci convive da quattro anni e ha imparato a galleggiare

Meloni potrebbe chiedere a Schifani come si fa: a governare senza una maggioranza, e dopo che platealmente quelli della tua coalizione โ€“ assieme alle opposizioni โ€“ decidono di mandare segnali e affossare leggi: รจ successo sulle ex province, sulla โ€œsalva ineleggibiliโ€, sui consorzi di bonifica, sullโ€™acquisto del palazzo di via Cordova (sede della Corte dei Conti), sui laghetti artificiali di Sammartino. Il programma di una legislatura รจ deflagrato sotto i colpi dei franchi tiratori, eppure Schifani รจ sempre rimasto in piedi, ci ha fatto lโ€™abitudine con la โ€œpaludeโ€. Quella che Meloni non tollera.

Lo schiaffo subito lโ€™altra sera alla Camera, dopo la sconfitta al referendum, avrebbe fatto recedere chiunque. Non lei. Anche se il segnale รจ forte, stordente e potrebbe provocare effetti a stretto giro. โ€œCi abbiamo provatoโ€ ma โ€œha vinto di nuovo la paludeโ€, รจ stato il commento amaro della presidente del Consiglio. Che, evidentemente estasiata da un consenso bulgaro e da una opposizione inconcludente, non credeva di poter cedere a un gruppetto di โ€œtraditoriโ€. Ma รจ cosรฌ che funziona in democrazia, e in Sicilia. Sbardella, il commissario regionale di FdI, avrebbe potuto prepararla allo scenario peggiore: da quando ha preso in mano le redini del partito nellโ€™Isola ne ha viste di cotte e di crude. E non solo il presidente della Regione รจ rimasto aggrappato alla poltrona, ma ha perso anche la voglia di lamentarsi.

Per un attimo, dโ€™accordo con Galvagno, aveva imbastito una proposta di modifica del regolamento dellโ€™Ars che prevedesse lโ€™abolizione del voto segreto (sulla falsariga di quanto accade al Senato) se non in presenza di motivi etici. Ma la bozza รจ finita fuori dallโ€™agenda politica: quella legge, paradossalmente, si sarebbe potuta bocciare col voto segreto. E quindi, alt. Fermi tutti. Ma il paradosso sta pure in questa esausta presa dโ€™atto di Meloni, che dopo tanti anni allโ€™opposizione e quasi quattro al governo, non era ancora pronta (forse) a subire ricattucci e ritorsioni di tale natura. Per questo alla vigilia aveva cercato di scongiurarli, chiedendo una votazione alla luce del sole. Figurarsi se la sinistra, al primo squillo, glielo avrebbe concessoโ€ฆ


E cosรฌ รจ stato un patatrac, nonostante i tentativi estremi di La Russa: โ€œNel bicameralismo esiste la concreta possibilitร  di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera โ€“ ha detto il presidente di Palazzo Madama -. Ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente sul punto il voto segreto e rende perciรฒ palesi gli intendimenti dei singoli senatoriโ€. Il punto, perรฒ, non รจ piรน il singolo emendamento, ma la capacitร  di turarsi naso e orecchie e provare ad andare avanti senza troppi piagnistei. Anche La Russa, principale sponsor di Schifani per Palazzo dโ€™Orleans, potrebbe convincere Meloni a resistere. Potrebbe consigliarle di non scandalizzarsi di fronte a una maggioranza persa per strada. Basterebbe guardare cosa accade in Sicilia da quattro anni (citiamo solo i casi piรน eclatanti).

Il 31 gennaio โ€™24 venne bocciato lโ€™articolo 1 della cosiddetta โ€œsalva ineleggibiliโ€: trenta voti a favore e trentaquattro contro, nonostante i vertici di Fratelli dโ€™Italia avessero provato a serrare le file, allo scopo di salvare dalla decadenza alcuni dei loro eletti. Una settimana dopo, il 7 febbraio, finรฌ ancora peggio la riforma per reintrodurre lโ€™elezione diretta dei presidenti e dei consigli delle ex Province. Lโ€™articolo 1, che conteneva lโ€™impianto essenziale del disegno di legge, fu affossato con quaranta voti contrari e venticinque favorevoli.

Nel 2025 la ribellione anonima smise definitivamente di essere unโ€™eccezione. Il 22 luglio venne soppresso lโ€™articolo 3 della riforma dei Consorzi di bonifica, quello che prevedeva la liquidazione dei tredici enti esistenti e la nascita di quattro nuovi organismi. Trentuno voti contro il governo, ventisei a difesa della norma. Un altro progetto qualificante finito nel nulla. Poche settimane dopo, durante la manovra estiva, arrivรฒ una raffica. Cadde il fondo regionale per lโ€™informazione e lโ€™editoria. Furono cancellati i finanziamenti per i laghetti artificiali destinati alle aziende agricole, norma riconducibile allโ€™ex assessore Luca Sammartino. Infine venne eliminato lโ€™acquisto del palazzo di via Cordova, sede della Corte dei conti. Su questโ€™ultima disposizione il governo si era rimesso allโ€™Aula, ma il risultato politico non cambiava: il centrodestra non riusciva piรน a garantire lโ€™approvazione neppure delle norme inserite nei propri provvedimenti.

Il punto piรน basso arrivรฒ il 9 ottobre, con nove sconfitte a scrutinio segreto nella stessa giornata e una ventina di articoli della manovra quater cancellati o accantonati. Finirono sotto il fuoco amico misure sulla contabilitร  degli enti, sulla digitalizzazione, sul cinema, sullโ€™agricoltura, sullโ€™occupazione e sullโ€™editoria. Pezzi della maggioranza abbandonarono lโ€™Aula, protestarono, tornarono e ricominciarono a votare. Sul banco degli imputati finirono ancora i patrioti (che reclamavano la testa di Iacolino, ex direttore della Pianificazione strategica). ย Nel febbraio scorso una norma sulla digitalizzazione degli archivi comunali raccolse un solo voto favorevole e trentatrรฉ contrari.

Non tutte queste sconfitte hanno lo stesso peso. Ma รจ chiaro che Schifani non dispone di un gruppo compatto, non puรฒ conoscere in anticipo lโ€™esito delle votazioni e sa che ogni provvedimento puรฒ essere utilizzato per regolare conti che con quel provvedimento non cโ€™entrano nulla. Lโ€™unica contromisura รจ la paralisi, o la palude (per citare Meloni)โ€ฆ Eppure il sistema ha retto. Perchรฉ perdere un articolo non comporta le dimissioni del presidente e perchรฉ una vera sfiducia avrebbe una conseguenza assai meno attraente per i parlamentari: la fine anticipata della legislatura e il ritorno alle urne per tutti. I franchi tiratori possono colpire Schifani, umiliarlo e costringerlo a riscrivere le leggi. Ma, almeno finora, si sono fermati prima di mandarlo a casa assieme a loro. Giorgia, ma davvero ti scandalizzi?





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ย Alberto Paternรฒ

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